CNH punta al 2030: agritech e agricoltura di precisione
CNH punta al 2030: agritech e agricoltura di precisione per migliorare i margini operativi di 4,5 punti percentuali
CNH punta al 2030: margini in crescita, taglio ai costi e spinta sull’agritech.
Durante l’Investor Day tenutosi a New York, CNH ha tracciato una rotta chiara per il futuro: entro il 2030 il gruppo mira a migliorare i propri margini operativi di 4,5 punti percentuali, portandoli tra il 16% e il 17%, e a ridurre i costi operativi di 550 milioni di dollari.
Al centro della strategia, anche il ritorno del cash flow agli azionisti e un nuovo slancio sull’innovazione tecnologica, soprattutto in ambito agricolo.
Entro il 2030 CNH mira a migliorare i propri margini operativi di 4,5 punti percentuali,
La presidente Suzanne Heywood e il CEO Gerrit Marx – al timone dell’azienda dallo scorso anno dopo l’esperienza in Iveco – hanno illustrato il nuovo piano industriale, sottolineando come il gruppo intenda reagire a un contesto di mercato complesso. Basti pensare che nel 2024 i ricavi sono scesi da 24,7 a 19,8 miliardi di dollari, con prospettive non rosee anche per il 2025.
La nuova squadra dirigenziale vede tra i protagonisti anche il CFO Jim Nickolas, subentrato a Oddone Incisa, e un orientamento strategico ben definito: investimenti in tecnologia, maggiore integrazione con la rete dei concessionari e un utilizzo mirato delle sinergie tra prodotto e innovazione.
Rotta verso la sola agricoltura di precisione
Il cuore pulsante della trasformazione è rappresentato dal settore agricolo, che oggi vale l’80% del fatturato di CNH.
L’obiettivo è aumentare significativamente l’incidenza dei dispositivi ad alta tecnologia sulle vendite, passando dall’attuale 5,6% al 10% entro il 2030. Un traguardo ambizioso che prevede una sempre maggiore internalizzazione delle attività di Ricerca e Sviluppo, soprattutto nei comparti legati all’agricoltura di precisione.
Il settore agricolo oggi vale l’80% del fatturato di CNH
In Italia CNH impiega 5.000 persone su un totale di 36.000 dipendenti globali. Il presidio nazionale comprende cinque stabilimenti produttivi – tra cui la realtà cesenate di Sampierana, acquisita nel 2022 – e tre centri R&D.
Stati Uniti: polo strategico per il futuro
Gli USA rappresentano non solo un mercato chiave, ma anche un centro nevralgico per la produzione e la ricerca: oltre 10.000 dipendenti e circa il 40% del fatturato CNH arrivano da qui. In un contesto globale condizionato da dazi e tensioni commerciali, il gruppo conferma di avere adottato misure di mitigazione, rimanendo vigile ma ottimista sul possibile allentamento delle barriere tariffarie.
L’agricoltura è un settore ciclico per natura – ha sottolineato Marx – ma ci sono nuove variabili che impongono risposte rapide e innovative.
E CNH sembra intenzionata a giocare la partita da protagonista, puntando su tecnologia, efficienza e prossimità al mercato.
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