Vai al contenuto principale

Export record dell'uva pugliese, ma in campo i prezzi crollano

0,30-0,40 euro/kg in campo, 0,99 euro sullo scaffale: da Grottaglie a Istanbul, Coldiretti Puglia denuncia il paradosso

export-record-delluva-pugliese-ma-in-campo-i-prezzi-crollano
Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Trecentonovanta euro a tonnellata in campo, novantanove centesimi al chilo sullo scaffale in promozione: è questa la forbice che spiega perché l'export di uva da tavola pugliese cresce e i produttori restano senza margine. La Puglia, che coltiva circa 25.000 ettari su un totale nazionale di 47.000 (oltre il 53% della superficie italiana), vede il valore riconosciuto all'origine fermarsi a 0,30-0,40 euro al chilo.

Il paradosso emerge con forza in questi giorni: mentre da Grottaglie parte il 3 ottobre un cargo diretto a Istanbul per l'export di uva da tavola, Coldiretti Puglia denuncia la pressione delle importazioni da Paesi terzi e la compressione dei prezzi sul mercato interno. Una contraddizione che si scarica direttamente sui bilanci aziendali, in piena campagna di raccolta.

Uva da tavola pugliese, perché l’export vola ma i prezzi no
La raccolta dell'uva da tavola in Puglia: la regione concentra una parte rilevante della produzione italiana, ma i prezzi all'origine restano sotto pressione OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Uva da tavola pugliese, dove nasce il paradosso tra export e prezzi

Il differenziale tra prezzo all'origine e prezzo al consumo non è una novità di stagione, ma quest'anno la distanza appare più netta. A fronte di uva venduta a 0,30-0,40 euro al chilo in campo, la grande distribuzione propone promozioni a 0,99 euro: un margine che si consuma quasi interamente tra raccolta, confezionamento, imballaggi, trasporto, logistica ed etichettatura.

Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, sintetizza la contraddizione: «da una parte la Puglia apre nuove rotte per portare la propria uva nel mondo, dall'altra sul mercato nazionale assistiamo a promozioni che rischiano di schiacciare il valore riconosciuto all'origine». Coldiretti chiede il rispetto del principio di reciprocità per i prodotti extraeuropei e maggiore trasparenza nella formazione del prezzo.

Il mercato si muove comunque a due velocità: le rilevazioni di luglio 2026 indicano l'uva bianca Vittoria tra 2,10 e 2,40 euro al chilo, mentre la seedless (senza semi) raggiunge quotazioni intorno a 4 euro al chilo. Non a caso circa il 70% delle superfici pugliesi si è già orientato verso le varietà senza semi, più richieste dalla distribuzione organizzata.

Export agroalimentare in crescita, ma il valore si ferma nei campi

I numeri macro raccontano una Puglia in salute commerciale: nel primo semestre 2026 l'export agroalimentare regionale ha superato 1,28 miliardi di euro, con il secondo trimestre a quota 685,2 milioni (503 milioni da alimentari, bevande e tabacco, 182 milioni da agricoltura, silvicoltura e pesca). L'incremento tendenziale dell'export pugliese in valore ha toccato il 15,2% nei primi sei mesi del 2026, tra i più marcati in Italia.

Il Sud e le Isole crescono del 6,5% su base destagionalizzata nel secondo trimestre, secondo i dati Istat sulle esportazioni regionali. Ma questa performance aggregata non si traduce automaticamente in reddito per chi coltiva: la crescita dei volumi esportati convive con una compressione strutturale dei prezzi all'origine, aggravata dai costi di produzione in aumento e dalla concorrenza di uva importata a condizioni non sempre comparabili.

Su questo terreno si gioca la sostenibilità economica delle aziende, prima ancora che sulla scelta delle macchine. Coldiretti sollecita contratti di filiera capaci di ancorare il prezzo riconosciuto ai produttori a parametri più stabili, riducendo l'esposizione alla leva promozionale della distribuzione. Senza una programmazione varietale coordinata e un maggiore potere negoziale delle organizzazioni di produttori, la stessa crescita dell'export rischia di restare un dato macroeconomico scollegato dai conti aziendali, come già osservato per altre filiere ortofrutticole pugliesi alle prese con il calo dei prezzi della frutta e l'impatto sulla meccanizzazione.

La partita si gioca anche a monte, nella fase agronomica: le strategie di difesa e gestione della coltura incidono sui costi che ogni produttore deve recuperare dal prezzo di vendita, come mostrano le strategie di biocontrollo sull'uva da tavola in fase di invaiatura. Un tema che si somma a dinamiche già viste nell'ortofrutta pugliese, dove il caldo estivo ha inciso sui prezzi riconosciuti ai produttori in modo simile a quanto accaduto per l'ortofrutta lucana colpita dal caldo.