72 miliardi nel 2025, ora l'export agroitaliano frena
72 miliardi nel 2025, -0,4% nel 2026. Stati Uniti, olio extravergine e Mercosur mostrano il lato fragile dell’agroexport.
Nel 2025 l'export agroalimentare italiano ha superato i 72 miliardi di euro, in crescita del 5,6% sul 2024, un record che aveva rafforzato le strategie di internazionalizzazione di molte filiere. Nei primi cinque mesi del 2026 le vendite all'estero segnano una variazione del -0,4%, mentre le importazioni calano del 4,3%, evidenziando una sostanziale tenuta dell'export a fronte di minori acquisti dall'estero.
La dinamica non è uniforme: alcuni mercati e comparti tengono, altri arretrano in modo marcato. Per le aziende agricole e le cooperative orientate all'export, la domanda concreta riguarda dove intervenire prima, su costi e organizzazione di filiera, o sull'aggiornamento del parco macchine, e con quali priorità operative.
Export agroalimentare, dal record 2025 alla tenuta 2026
Il record del 2025 non è stato casuale: negli ultimi quindici anni l'export agroalimentare italiano è cresciuto mediamente del 6,1% annuo in valore. Nel 2025 il settore ha pesato per l'11,2% delle esportazioni totali italiane e per il 12,2% delle importazioni, con i prodotti tipici a quota 52,2 miliardi di euro, il 72,5% del totale export.
Il primo semestre 2026 mostra invece un'agricoltura italiana che arretra sui conti economici in modo più marcato rispetto al resto dell'export nazionale. A livello europeo, le esportazioni agroalimentari UE nel primo semestre 2026 si fermano a 117,2 miliardi di euro, in calo del 2% sul 2025, pur mantenendo un surplus commerciale di 23,9 miliardi di euro, in aumento di 1,4 miliardi grazie alla crescita verso mercati come Egitto, India e Ucraina.
Secondo il report comunitario, le esportazioni agroalimentari UE crescono infatti verso Egitto, India e Ucraina, mentre calano verso gli Emirati Arabi Uniti per gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz sulle rotte commerciali. Le importazioni italiane nel 2025 avevano già toccato 72,45 miliardi di euro, con un balzo del 10,1%, segnalando pressione sui margini interni ancora prima della fase di rallentamento dell'export 2026.
I settori e i mercati esteri dove l'export è più in difficoltà
Gli Stati Uniti restano il caso più esplicito: l'export agroalimentare italiano verso il mercato statunitense è sceso del 4,2% nel 2025, attestandosi a 7,55 miliardi di euro, secondo il rapporto Crea diffuso a settembre 2026, pur restando sopra i 6,7 miliardi del 2023. Il rapporto collega la contrazione all'aumento dei dazi nella seconda metà del 2025.
Tra i comparti più colpiti sul mercato USA, l'olio extravergine di oliva ha perso il 17,2% in valore nel 2025 pur crescendo del 18,2% in volume, segno di un forte calo dei prezzi medi di vendita. Anche vino e formaggi mostrano flessioni significative nei primi mesi del 2026, in un contesto tariffario che continua a pesare sulle filiere più orientate all'export extra-UE.
Non tutti i mercati frenano allo stesso modo: l'Unione Europea ha assorbito il 59,5% dell'export agroalimentare italiano nel 2025, restando l'area più stabile. Resta invece squilibrato il rapporto con il peso dell'agricoltura italiana nel quadro UE: nel 2025 l'Italia ha importato quasi 3,7 miliardi di euro di prodotti agroalimentari dal Mercosur, a fronte di circa 500 milioni di export verso quell'area.
Cosa cambia per le scelte di produzione e i costi aziendali
Con l'export che nel 2026 mostra una tenuta più che una crescita, la priorità operativa per molte aziende diventa il controllo dei costi di produzione più che l'espansione commerciale. La concentrazione geografica resta forte: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte pesano per oltre il 60% del valore degli scambi agroalimentari italiani, dato utile per capire dove si gioca la partita della competitività di filiera.
Sul fronte doganale, dal 1° luglio 2026 è operativo in Unione europea un dazio fisso di 3 euro sui piccoli pacchi extra-UE sotto i 150 euro, che riguarda soprattutto le piattaforme di e-commerce non europee. Dal 1° novembre 2026 la riforma approvata dal Consiglio europeo prevede inoltre l'introduzione di una handling fee UE sui piccoli pacchi, con importo da definire dalla Commissione prima dell'applicazione da parte degli Stati membri.
Nel 2025 gli uffici doganali UE hanno raccolto quasi 31 miliardi di euro di dazi, gestendo volumi record di spedizioni, un quadro che interessa anche chi vende online, pur con impatti più diretti per gli operatori extra-UE che spediscono verso il mercato europeo. In questo scenario, la revisione dei costi dei mangimi e delle strategie di spesa per il 2026 diventa parte della stessa logica difensiva: prima si agisce su input produttivi e organizzazione di filiera, poi, se il margine lo consente, si valuta l'aggiornamento del mercato dei trattori in Italia tra 2025 e 2026.
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