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Agricoltura in vendita: banche e fondi comprano quote e magazzini

Pegno mobiliare dal 15 giugno 2023, destocking e quote Parmigiano Reggiano: a Gonzaga la finanza entra nella PAC da 1 miliardo

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Il registro del pegno mobiliare non possessorio è operativo dal 15 giugno 2023 e permette alle imprese agricole di ottenere liquidità dalle banche senza cedere il possesso della merce data in garanzia. Dal 7 aprile scorso si è aggiunto lo smobilizzo del magazzino per i prodotti a lunga stagionatura, previsto dall'articolo 8 della legge 11 marzo 2026 n. 34. Se n'è discusso al convegno della Fondazione Gian Paolo Tosoni tenuto il 7 settembre alla Fiera Millenaria di Gonzaga, dedicato al rapporto tra agricoltura e grande finanza.

Pegno mobiliare e smobilizzo del magazzino

Le due forme di garanzia funzionano diversamente ma condividono lo stesso obiettivo: dare liquidità continuativa a chi produce senza passare dai canali bancari tradizionali. Il pegno mobiliare non possessorio, ormai diffuso, consente di lasciare la merce nella disponibilità dell'impresa mentre ruota lo stock e le relative garanzie, una soluzione utile per chi gestisce forme e stagionature di lungo periodo come formaggi e salumi.

Agricoltura e finanza, effetti su credito e imprese
Il pegno non possessorio permette all'impresa di utilizzare il valore dello stock come garanzia senza perdere la disponibilità fisica della merce OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Lo smobilizzo del magazzino (destocking), operativo da meno di sei mesi, riguarda in particolare le aziende vitivinicole e casearie il cui valore di magazzino può superare la metà dell'attivo. Le prime operazioni concluse, riportate anche dal Sole 24 Ore l'8 luglio scorso, indicano che lo strumento è destinato a diffondersi ulteriormente, con nuove pratiche già in fase di istruttoria presso gli istituti coinvolti.

A livello comunitario il tema della finanza al servizio dell'azienda agricola trova un riferimento più ampio nel Regolamento (UE) 2026/1768, che modifica il Regolamento (UE) 2021/2115 per consentire il sostegno temporaneo eccezionale tramite strumenti finanziari nell'ambito del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, accanto alle forme di garanzia già operative in Italia.

Investimenti in rinnovabili e rischio spopolamento produttivo

Gli investimenti di fondi e grandi aziende energetiche in impianti di biometano e fotovoltaico garantiscono al produttore agricolo un realizzo immediato di importo rilevante. Il rovescio della medaglia riguarda le aziende senza ricambio generazionale, dove il finanziamento porta spesso alla cessazione dell'attività oppure alla sua riduzione, con passaggio a colture povere come la monocoltura destinata proprio all'alimentazione dell'impianto finanziato.

Il meccanismo descritto al convegno di Gonzaga mostra un effetto a catena: si abbandonano produzioni di pregio, come il latte destinato al Parmigiano Reggiano, a favore di colture a bassa marginalità ma a domanda garantita dal digestore. Il risultato finanziario immediato per il singolo produttore si accompagna così a un progressivo impoverimento del tessuto produttivo dell'area, un tema che la proposta della Commissione COM(2026) 282 affronta indirettamente incentivando l'uso di strumenti finanziari per il capitale circolante in agricoltura.

Acquisto di quote di produzione dalle aziende industriali

L'ultima forma di investimento comparsa, in ordine di tempo, riguarda l'acquisto di diritti e quote di produzione da parte di grandi gruppi industriali. L'esempio più citato al convegno è quello delle quote di latte destinato al Parmigiano Reggiano, un fenomeno che sta interessando un numero crescente di aziende agricole del comparto lattiero-caseario emiliano e non solo.

La conseguenza pratica è la riconversione del rapporto tra l'azienda agricola e quella di trasformazione, spesso una cooperativa, che prosegue frequentemente in modalità di conto lavoro. Questo passaggio riduce la marginalità e il reddito diretto degli operatori agricoli, che da produttori proprietari del prodotto finito diventano fornitori di materia prima a condizioni fissate dall'acquirente delle quote.

Il quadro europeo degli strumenti finanziari in agricoltura

Il ricorso a strumenti finanziari nei piani strategici della Politica Agricola Comune non è un fenomeno isolato all'Italia. Uno studio del 2026 realizzato per la commissione Agricoltura del Parlamento europeo segnala che l'Italia destina circa l'8% del proprio budget PAC complessivo agli strumenti di gestione del rischio, una quota nettamente superiore rispetto al 2% registrato in altri Stati membri, come riportato nella ricerca commissionata dal Parlamento europeo.

Nel periodo 2023-2027, tredici piani strategici nazionali della PAC canalizzano complessivamente un miliardo di euro di sostegno pubblico verso prestiti e garanzie, con particolare attenzione alle piccole aziende e ai giovani agricoltori, secondo quanto riportato dalla Commissione europea nel documento sull'uso degli strumenti finanziari nei piani strategici PAC. Le dinamiche osservate a Gonzaga, tra credito alternativo e investimenti della grande finanza, si inseriscono dunque in una tendenza strutturale che riguarda l'intero settore primario europeo, dove chi gestisce l'accesso alla finanza per le aziende agricole deve valutare con attenzione origine e condizioni dei capitali in ingresso, anche rispetto ai fondi europei già disponibili per il sostegno delle imprese agricole italiane.