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Allarme in Sardegna: oltre 1.000 vitelli bloccati

Blocco dei bovini in Sardegna sudorientale con focolai a Escalaplano e Samugheo, vincoli TAR e richieste urgenti di Confagricoltura

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Foto di: OmniTrattore.it

Al 3 settembre 2026 restano attivi due focolai di dermatite nodulare contagiosa dei bovini in Sardegna sudorientale, uno operativo a Escalaplano e uno chiuso ma sotto zona di sicurezza a Samugheo, e la conseguenza diretta è il blocco della movimentazione ordinaria dei capi in gran parte dell'isola. Gli unici spostamenti oggi autorizzati riguardano il trasferimento diretto al macello, mentre restano fermi i movimenti verso altre aziende, fiere e mercati.

A Samugheo la mandria contagiata è già stata abbattuta, ma la zona di sicurezza istituita attorno al focolaio continua a limitare gli spostamenti nell'area. A Escalaplano un allevatore ha presentato ricorso contro il depopolamento disposto dalle autorità sanitarie, e la decisione del TAR regionale è attesa per l'inizio dell'autunno 2026: fino ad allora la movimentazione resta congelata per centinaia di aziende che insistono sulle aree interessate dalle restrizioni europee.

Dermatite bovina in Sardegna, cosa comporta il blocco
I controlli veterinari negli allevamenti sono parte delle misure di sorveglianza previste durante i focolai di dermatite nodulare OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Focolai in Sardegna sudorientale: la situazione

Il quadro sanitario si fonda sulle misure di polizia veterinaria del Ministero della Salute, che regolano zone di protezione e sorveglianza, sospensione dei movimenti, protocolli vaccinali e sanificazione di strutture e mezzi di trasporto. La cornice normativa europea è il Regolamento (UE) 2016/429, la legge sulla salute animale, integrata dalla decisione di esecuzione (UE) 2026/1949 che definisce durata e raggio delle attuali zone di restrizione in Sardegna.

Secondo tale decisione, la zona di protezione con raggio di 20 chilometri resta in vigore fino al 2 ottobre 2026, mentre una zona di sorveglianza con raggio di 50 chilometri viene mantenuta fino al 19 ottobre 2026, con conseguente proroga del blocco dei movimenti ordinari di bovini. La stessa decisione richiama i ritardi segnalati nell'attuazione delle misure di controllo sul focolaio di Escalaplano, che restano al centro del confronto tecnico con le autorità comunitarie.

Vaccinazioni e prospettive di riapertura

Sul fronte della prevenzione, la copertura vaccinale contro la dermatite nodulare ha raggiunto il 94% delle aziende sarde, un dato che la Regione Sardegna cita nel confronto aperto con il Ministero della Salute e la Commissione europea per superare le restrizioni ancora in vigore. L'obiettivo dichiarato resta ripristinare la movimentazione dei capi dall'isola verso il resto del Paese alla scadenza delle zone fissate da Bruxelles, fermo restando il peso dell'evoluzione epidemiologica e del pronunciamento del TAR sul ricorso di Escalaplano.

Stop ai movimenti: le ricadute per le aziende

Il blocco pesa in modo diretto sui bilanci, con centinaia di vitelli e capi adulti che restano fermi nelle aziende dell'area di Escalaplano e delle altre zone soggette a restrizione. Per chi alleva bovini significa animali che restano in stalla oltre i tempi previsti, con il rischio concreto di una loro svalutazione progressiva sul mercato e di un rallentamento dei normali cicli produttivi aziendali.

A complicare il quadro arriva l'aumento dei costi di gestione aziendale: Stefano Taras, presidente di Confagricoltura Sardegna, segnala che gli associati "stanno affrontando da mesi un'impennata dei prezzi di carburanti, mangimi e prodotti fitosanitari". La combinazione tra capi bloccati e spese correnti in salita genera quella che l'organizzazione definisce una situazione economica emergenziale per centinaia di allevatori del comparto zootecnico isolano.

Sul piano della gestione interna, mantenere i capi oltre il previsto significa anche rivedere la logistica di stalla e i protocolli di sanificazione di mezzi e strutture, un tema che si somma ad altre emergenze sanitarie già affrontate dal comparto sardo, come nel caso del precedente allarme per la blue tongue in Sardegna o del piano di disinfestazione zecche in allevamento avviato nel 2026.

Tempi del TAR e richieste di Confagricoltura

Confagricoltura Sardegna chiede tempi certi sul pronunciamento del TAR, sottolineando che i tempi giudiziari rischiano di non essere compatibili con quelli dell'economia agricola. Taras lo dice senza mezzi termini: "I tempi di valutazione e di intervento del Tar sono compatibili con quelli dell'economia agricola di un pezzo importante del comparto zootecnico isolano?". La domanda riassume l'urgenza percepita da un settore che attende risposte concrete entro l'autunno.

L'organizzazione ha inoltre dichiarato di appellarsi "alla sensibilità e all'attenzione del mondo politico e giudiziario", chiedendo un'accelerazione che permetta di sbloccare la movimentazione prima che il danno economico si consolidi. Nel frattempo la Regione valuta anche ipotesi di ristoro per gli allevatori coinvolti, mentre il confronto con il Ministero della Salute e la Commissione europea prosegue per individuare una via di uscita dalle restrizioni ancora attive sui movimenti dei bovini dalla Sardegna verso il resto d'Italia.