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Mais e grano alle stelle: l'allarme che pesa sugli allevamenti

Grano +45%, mais +34%: Mar Nero bloccato, rese nell'Unione europea giù fino al 14%, da Euronext a Milano.

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Foto di: OmniTrattore.it

Il mais francese ha toccato i livelli più alti da marzo 2023 e il grano internazionale segna i massimi da tre anni, dopo un rialzo del 45% negli ultimi dodici mesi. Dietro ai numeri ci sono due fattori che si sommano: il caldo estremo che ha colpito i raccolti estivi in mezza Europa e il blocco delle rotte del Mar Nero, dove i raid incrociati tra Russia e Ucraina stanno paralizzando l'export.

Per le aziende cerealicole e zootecniche italiane la conseguenza è diretta: il costo dei mangimi sale insieme a quello delle materie prime destinate alla vendita, e chi deve ancora comprare mais o grano tenero per l'alimentazione animale si trova a negoziare su listini già rivisti al rialzo rispetto a un mese fa. Le prossime settimane di raccolta e stoccaggio diventano quindi decisive per fissare margini e contratti.

Mais e grano alle stelle, cosa c’è dietro al rialzo
Il mais francese ha raggiunto i livelli più alti da marzo 2023, mentre caldo e siccità stanno ridimensionando le aspettative di resa in diverse aree europee OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Rialzo di mais e grano tenero: i nuovi numeri

Sul mercato fisico il mais francese FOB Bordeaux è cresciuto del 6,4% e quello spagnolo con partenza silo Siviglia del 5,2%, mentre la prima scadenza di Euronext ha segnato un incremento del 2,8% rispetto alla media del mese precedente. In Italia il mais ha registrato un aumento dell'1,9% per il contratto 103 a Bologna e del 4% per il mais alimentare sulla piazza di Milano.

Sui mercati internazionali il quadro è ancora più marcato: secondo quanto riferito da AgriNews Italia, il grano ha guadagnato il 45% su base annua e il mais il 34%, con il grano tenero ai massimi da tre anni. Il Corriere della Sera segnala inoltre un'impennata del mais del 14% nell'ultimo mese, a conferma di una fase rialzista che si è irrigidita nelle ultime settimane.

Non tutti i segmenti seguono lo stesso passo: nel bollettino di Borsa Merci di fine agosto il granturco nazionale risultava quotato a 247-248 euro per tonnellata, in calo di 5 euro rispetto alla rilevazione precedente, segno che il mercato interno sconta anche dinamiche di breve periodo diverse da quelle internazionali. Chi segue i listini quotidiani delle quotazioni di orzo e grano tenero osserva quindi oscillazioni non sempre allineate tra piazze italiane e mercati esteri.

Clima avverso e Mar Nero: come si stringe l'offerta

Il bollettino MARS del Centro comune di ricerca della Commissione europea, citato da ANSA, ha rivisto al ribasso le prospettive di resa per le colture estive fino al 14% sotto la media degli ultimi cinque anni nell'Unione europea. Il caldo persistente e la scarsa piovosità degli ultimi due mesi hanno colpito in particolare Francia, Germania meridionale, Italia settentrionale e centrale, Austria, Cechia, Slovacchia, Ungheria e Romania occidentale.

Gli effetti più pesanti sul mais riguardano anche Benelux, Slovenia e Croazia, dove le attese di resa si sono abbassate nelle stesse settimane. Per l'Italia l'International Grains Council stima una produzione di mais di circa 5 milioni di tonnellate, in calo di 500mila tonnellate rispetto al 2025: una riduzione che pesa sulla disponibilità interna proprio mentre la domanda per l'alimentazione zootecnica resta sostenuta.

Sul fronte geopolitico, le tensioni nel blocco delle esportazioni di grano dal Mar Nero continuano a condizionare l'attività di Russia e Ucraina, due tra i principali fornitori mondiali di cereali. I dati ISTAT riportati da Ruminantia mostrano già un effetto sui flussi: le importazioni italiane di mais sono scese di 246.000 tonnellate (-7,6% in quantità, -98,1 milioni di euro in valore), mentre l'import di grano tenero è aumentato di 106.000 tonnellate pur con un valore in calo del 7,1%, segno di prezzi medi di acquisto diversi da quelli di un anno fa.