Non cambiare trattore: trasformalo in autonomo con un kit
Sabanto, AgXeed, Nivavi, Tersus GNSS: retrofit autonomo per trattori già in campo, 160 ore a settimana il gancio
Trasformare un trattore tradizionale in una macchina che lavora da sola, senza assumere nuovo personale né cambiare flotta, è la scommessa dei kit di retrofit per l’autonomia che aziende come Sabanto, AgXeed, Nivavi, ThornTek e Tersus GNSS stanno portando sul mercato. Secondo questi operatori, fra carenza di manodopera, costi in salita e un parco macchine già molto ampio, il retrofit sta passando da nicchia sperimentale a soluzione commerciale concreta, con sistemi che aggiungono guida automatica, controllo del veicolo e integrazione con i software di azienda già in uso.
Sabanto, piccoli mezzi autonomi e nuovi capitali
Per Sabanto, l’evoluzione dell’autonomia agricola segna un cambio di fase. Craig Rupp, CEO e fondatore, descrive un mercato che esce dalla logica della “novità tecnologica” per entrare in quella della produttività: secondo Rupp, oggi a spingere sono la carenza di manodopera, l’aumento dei costi delle macchine e la pressione sulla redditività aziendale. A suo avviso, le prime applicazioni economicamente evidenti si sono viste nelle colture specializzate, dove operazioni ripetitive e vincoli di forza lavoro hanno reso rapido il ritorno dell’investimento, ma si sta aprendo anche il fronte delle grandi colture estensive.
Rupp prevede infatti che, “nel prossimo decennio”, l’autonomia si estenderà alle grandi superfici, in particolare in semina, trapianto e irrorazione, man mano che cresce la confidenza degli agricoltori e si accumulano casi di business dimostrati. L’imprenditore insiste sul passaggio da macchine sempre più grandi a mezzi più piccoli e autonomi, capaci di lavorare per molte ore senza essere limitati dalla disponibilità di un operatore in cabina. In questa ottica, l’autonomia non è più vista come un acquisto una tantum, ma come un nuovo modello operativo per aumentare produttività e ridurre il fabbisogno di capitale e di manodopera.
Round Series B per Sabanto: obiettivo retrofit su larga scala
Questa impostazione ha ricevuto una conferma finanziaria il 14 luglio, quando Sabanto ha annunciato un round di finanziamento Series B in eccesso rispetto all’obiettivo iniziale, guidato da Leaps by Bayer con la partecipazione di Sustainable Forward Capital, InnoVenture Iowa, Fulcrum Global Capital, DCVC e Yara. Le risorse, spiegano dall’azienda, serviranno ad ampliare la rete di concessionari, aumentare la produzione dei kit di retrofit, proseguire nello sviluppo software e accelerare l’adozione dell’autonomia nel settore delle colture in filari. In parallelo la piattaforma Sabanto è stata estesa alla semina e integra ora i sistemi di monitoraggio Precision Planting e DICKEY-john, con l’obiettivo dichiarato di essere compatibile con gli strumenti di agricoltura di precisione già presenti in azienda.
Rupp riassume così la visione della società: “Crediamo che il cavallo di battaglia del futuro siano attrezzature più piccole. Il nostro approccio di retrofit consente agli agricoltori di spostare la manodopera verso attività a maggior valore aggiunto, aumentare le ore di lavoro e, in definitiva, concentrarsi sulla crescita dell’azienda e del loro margine. Vediamo troppe aziende agricole chiudere sotto la pressione economica e la nostra soluzione riequilibra il campo di gioco”. Dal lato investitore, Paimun Amini, VP of Agriculture Venture Investments di Leaps by Bayer, collega l’operazione al tema dell’efficienza del capitale: “Oggi gli agricoltori hanno bisogno di soluzioni che migliorino l’efficienza senza richiedere spese in conto capitale massive”.
AgXeed: VCU per trattori TIM e 160 ore settimanali
In Europa, secondo AgXeed, la dinamica è simile ma con meno soluzioni nate “di fabbrica”. Arjan Mulder, Chief Commercial Officer dell’azienda olandese, sottolinea che in Europa occidentale “c’è a malapena qualcosa disponibile sul mercato che sia predisposto in fabbrica”, mentre un agricoltore può usare i trattori che già possiede e renderli autonomi con un sistema di retrofit. AgXeed ha sviluppato la VCU (Vehicle Control Unit), un kit che trasforma i trattori equipaggiati con TIM (Tractor Implement Management) in veicoli autonomi di livello 2, puntando in particolare alle aziende di maggiori dimensioni che dipendono da manodopera esterna e vogliono che la macchina in campo esegua esattamente il programma definito dal titolare o dal direttore aziendale.
Mulder individua due forze principali alla base della domanda di retrofit autonomo: la crescente carenza di manodopera e il maggiore ricorso alla sarchiatura meccanica. A suo giudizio, la disponibilità e la qualità del lavoro manuale stanno diventando un problema “a livello mondiale”. AgXeed segnala, a titolo di esempio, una propria macchina in Germania che lavora in media 160 ore a settimana: “Se vuoi fare questo con dei conducenti, diventa difficile”, commenta Mulder, aggiungendo che sempre più agricoltori riportano di non riuscire a trattenere il personale. L’azienda lavora anche a stretto contatto con Claas, oggi indicato come l’unico grande costruttore a offrire una soluzione VCU integrata in fabbrica: Claas Axion 900 e Xerion 12 escono con VCU installata e visibile nel terminale Claas.
Fleet misto e gestione smart del trattore
Mulder immagina aziende strutturate con un mix di macchine: trattori convenzionali per trasporti e lavori simili, trattori che operano in modalità autonoma e veri e propri “agbots” dedicati. Per gli operatori che stanno già lavorando sulla connettività, il passaggio verso l’autonomia si lega alla capacità del trattore di dialogare con attrezzature e software esistenti. In questo quadro, il tema dell’adeguare il trattore allo standard ISOBUS diventa un tassello pratico per chi vuole sfruttare al meglio funzioni di guida automatica, controllo attrezzi e gestione dati di campo. Allo stesso modo, accessori elettronici e sensori vanno letti come parte di un percorso graduale verso un trattore più “smart” ed efficiente, anche prima di arrivare al driverless completo.
AgXeed inserisce la propria VCU proprio in questa logica a strati: chi ha già TIM a bordo e utilizza software di gestione può aggiungere il controllo autonomo del veicolo su lavori ripetitivi e a bassa complessità, lasciando all’operatore altre attività in campo o in azienda. La collaborazione con un costruttore come Claas indica un possibile sviluppo in cui i kit di retrofit convivono con allestimenti di serie, offrendo agli operatori un margine di scelta tra aggiornamento del parco esistente e acquisto di mezzi nuovi predisposti.
Nivavi e Bart: autonomia come retrofit accessibile
Per Niels van Vilsteren, fondatore dell’azienda olandese Nivavi, il trattore autonomo è oggi “a portata” di molti agricoltori proprio perché non è più obbligatorio acquistare una macchina nuova. Van Vilsteren richiama la scala del mercato: ogni anno in Europa si vendono circa 140.000 trattori destinati all’agricoltura, mentre le statistiche Eurostat citate indicano che entro vent’anni il numero di agricoltori potrebbe ridursi dell’80%. Questa combinazione di grande flotta esistente e forza lavoro in calo crea, nella sua analisi, un’esigenza strutturale di tecnologie che risparmiano manodopera e mantengono operativi i mezzi in campo anche con meno personale disponibile.
Van Vilsteren segnala inoltre che, a suo dire, i grandi costruttori di trattori non stanno ancora proponendo direttamente queste soluzioni di retrofit, lasciando spazio a operatori specializzati. “I costruttori di trattori non stanno uscendo con queste soluzioni. Per questo vogliamo aggiungere l’autonomia alla tecnologia esistente, già ottimizzata”, afferma. Nivavi sta portando sul mercato il proprio sistema Bart, con un primo lancio nei Paesi Bassi, dove la regolamentazione per i veicoli agricoli autonomi è descritta come più avanzata, pur con l’obiettivo dichiarato di estendere il raggio d’azione oltre i confini nazionali.
Costi, assistenza e competenze: il punto di ThornTek
Dal punto di vista economico, Jay Katupitiya di ThornTek ritiene che i kit di retrofit avranno un mercato stabile nel tempo, principalmente per una questione di costi rispetto alle macchine nuove. “Sono certo che le unità di retrofit avranno un mercato con il passare del tempo, per la semplice ragione che è molto più economico intervenire su una macchina esistente”, afferma, aggiungendo che il target naturale sono i proprietari di mezzi già in esercizio. Questo orientamento rende i kit interessanti per chi vuole prolungare la vita utile del trattore, integrando funzioni di autonomia senza impegnarsi in un investimento a listino pieno su nuovi modelli.
Katupitiya avverte però che il prezzo non sarà l’unico elemento decisivo. “Queste macchine retrofit possono essere autonome, ma metterle in servizio, occuparsi della configurazione, della programmazione e del lavoro di manutenzione associato non è compito dell’agricoltore”, osserva. A suo giudizio, questi prodotti avranno bisogno di “molto supporto” da parte dei produttori di kit, e la diffusione dipenderà anche da quanto gli agricoltori, che potrebbero non avere il livello di competenze richiesto, accetteranno questo tipo di rapporto. Il nodo delle competenze si aggiunge così ai temi classici di affidabilità e assistenza per chi sta valutando un aggiornamento tecnologico del proprio parco macchine.
Tre livelli di retrofit secondo Tersus GNSS
Mark Chen, Director of Digital Media di Tersus GNSS, invita a non considerare il retrofit per l’autonomia come un mercato unico, ma come più “strati” che avanzano a velocità diverse. Il primo, e ad oggi descritto come il più ampio, è quello del retrofit di guida automatica e guida di precisione: correzione centimetrica, confini di campo, flussi base di dati operativi. Su questo livello si collocano i sistemi che trasformano un trattore in una macchina capace di seguire traiettorie precise e registrare le lavorazioni, senza però arrivare al driverless completo. In molti casi si tratta di un’evoluzione naturale per chi ha già investito in connettività e sensori.
Il secondo livello, sempre secondo Chen, riguarda l’autonomia supervisionata o il retrofit senza conducente per compiti specifici, già in transizione verso la commercializzazione in Europa e Nord America. Qui rientrano controllo del veicolo, pianificazione delle attività, sensori di percezione, monitoraggio della sicurezza e supervisione remota per lavorazioni come preparazione del terreno, irrorazione, operazioni in frutteto e vigneto, o supporto alle tramogge di raccolta. Un ulteriore livello, il terzo, è centrato meno sul veicolo in sé e più sull’inserimento nel flusso operativo aziendale, con enfasi su compatibilità ISOBUS, Task Controller, piattaforme FMIS/FMS e scambio dati tra marchi diversi, aspetto rilevante per aziende e contoterzisti che gestiscono flotte miste e più software gestionali.
Parco macchine esistente e carenza di manodopera come motore
Dalle diverse testimonianze emerge un quadro coerente: da un lato, una forza lavoro agricola in riduzione e sempre più difficile da reperire e trattenere; dall’altro, un parco macchine già molto ampio, con trattori che possono essere aggiornati con kit hardware e software senza sostituzione integrale. Secondo Sabanto, AgXeed, Nivavi, ThornTek e Tersus GNSS, questa combinazione crea una domanda strutturale di soluzioni che permettano di fare lavorare i trattori più ore, in modo più preciso e con meno operatori a bordo. I sistemi vanno dalla sola guida automatica fino al controllo completo del veicolo su alcune lavorazioni, con diversi gradi di supervisione umana e integrazione con gli strumenti digitali aziendali.
Il passaggio da nicchia sperimentale a categoria commerciale si gioca ora sulla capacità dei produttori di kit di garantire supporto tecnico, formazione e integrazione nei flussi operativi già in essere. In Europa e Nord America, riferiscono gli operatori, l’autonomia supervisionata o il retrofit senza conducente per compiti specifici sta già passando dal concetto ai primi casi commerciali. Resta sullo sfondo una questione comune a molte aziende agricole: come sfruttare al meglio il trattore già in azienda, tra ottimizzazione delle prestazioni, adeguamenti come le gomme VF in retrofit sulle mietitrebbie o la rimappatura rispetto al cambio di modello, e oggi anche kit che spingono verso diversi gradi di autonomia in campo.
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