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Trump litiga in TV: i trattori John Deere sullo sfondo

Trump lascia l'intervista NBC tra balle di fieno e John Deere. Dietro la scenografia, la crisi reale degli agricoltori americani

Trump litiga in TV: i trattori John Deere in sfondo
Foto di: OmniTrattore.it

Trump abbandona l'intervista NBC in un fienile del Wisconsin. Ma quei trattori John Deere sullo sfondo raccontano una storia diversa

Il 7 giugno 2026 i canali americani trasmettono un'immagine destinata a fare il giro del mondo: il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che si alza dalla poltrona di velluto, rivolge un insulto alla conduttrice NBC Kristen Welker — "You're either crooked or you're stupid" — e abbandona l'inquadratura. Dietro di lui, balle di fieno, una bandiera americana e una fila di trattori John Deere verde brillante.

L'episodio politico è già sui giornali di mezzo mondo. Ma per chi lavora nel settore agromeccanico, quella scenografia merita un'analisi a parte: perché quei trattori erano lì, cosa rappresentano e — soprattutto — cosa sta succedendo davvero all'azienda che li produce e agli agricoltori che li usano.

Trump litiga in TV: i trattori John Deere in sfondo

l Presidente Trump durante l'intervista a «Meet the Press» del 7 giugno 2026 nel fienile di Custer Farms a Chippewa Falls, Wisconsin: sullo sfondo, una fila di trattori John Deere verde brillante, balle di fieno e una bandiera americana. La scenografia è stata scelta dalla Casa Bianca per comunicare vicinanza al mondo rurale. (Fonte: NBC News/Reuters)

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Cosa è successo: il fienile di Chippewa Falls

Il 5 giugno 2026 Trump si è recato a Custer Farms a Chippewa Falls, Wisconsin, su invito della Casa Bianca, per incontrare gli agricoltori locali e partecipare a una tavola rotonda sull'agricoltura. NBC News ha ottenuto accesso per un'intervista a «Meet the Press» con Kristen Welker, registrata direttamente nel fienile della fattoria — con il tetto di metallo che amplificava la pioggia torrenziale, rendendo difficile sentirsi a vicenda.

L'intervista era ambientata in un fienile con balle di fieno e mezzi John Deere sullo sfondo, oltre a due poltrone di velluto e una bandiera americana posizionata dietro il Presidente. Trump ha resistito poco più di un'ora prima di alzarsi.

I temi che hanno fatto scattare la rottura: la guerra con l'Iran (iniziata con i primi raid americani nel giugno 2025), il fondo «anti-weaponization» da 1,8 miliardi di dollari per risarcire i condannati del 6 gennaio, e le elezioni primarie in California che Trump continua a definire truccate senza fornire prove. Welker ha tenuto il punto senza perdere la compostezza, finché Trump non l'ha apostrofata e ha lasciato la scena.

Perché i trattori John Deere: la politica della scenografia

La scelta di girare l'intervista in un fienile del Wisconsin non è casuale, e i trattori John Deere sullo sfondo ancora meno. È una scelta comunicativa precisa, con radici profonde nella politica americana.

Parlando davanti a una fila di trattori John Deere, Trump ha spiegato agli agricoltori che si trovava lì perché "I like the farmer", aggiungendo di poter "stare a casa nel bel mezzo della Casa Bianca a guardare qualcun altro in TV" invece di essere venuto fino in Wisconsin. Il Wisconsin è uno degli stati chiave per le elezioni di midterm in arrivo, e la base rurale americana è uno dei bacini elettorali più fedeli a Trump.

Ma il legame tra Trump e John Deere ha anche una storia specifica e tutt'altro che serena. Già nel settembre 2024, durante un evento in campagna elettorale in Pennsylvania con trattori John Deere sullo sfondo, Trump aveva minacciato il costruttore con dazi al 200% se avesse spostato la produzione in Messico: "If they want to build in the United States, there's no tariff." Una minaccia diretta a una delle aziende simbolo dell'America rurale, destinata a diventare presto realtà normativa.

Trump litiga in TV: i trattori John Deere in sfondo

Trump aveva promesso dazi al 200% se John Deere avesse spostato la produzione in Messico. Risultato? L'azienda ha smentito qualsiasi marcia indietro e a novembre ha confermato un nuovo stabilimento da 55 milioni di dollari a Nuevo León. Quei trattori nel fienile del Wisconsin sono il simbolo di una promessa elettorale che si è scontrata con la realtà degli investimenti industriali.

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Trump usa i John Deere, ma John Deere soffre per le sue politiche

Ed è qui che la scenografia del fienile di Chippewa Falls rivela la sua contraddizione interna. Perché quei trattori verdi brillanti sullo sfondo appartengono a un'azienda che è tra le più colpite dalle politiche commerciali dell'amministrazione Trump.

John Deere ha stimato per il solo anno fiscale 2025 un costo da dazi di quasi 600 milioni di dollari in termini di costi pre-tasse, quasi il doppio delle proiezioni iniziali. I driver principali sono stati i dazi su acciaio e alluminio — portati al 50% — e le tariffe su componenti importati da Europa, India e Messico.

I numeri finanziari parlano chiaro: il calo della domanda degli agricoltori, già alle prese con prezzi più bassi su mais e cereali e con costi di produzione in aumento, si è tradotto in un crollo degli ordini che ha costretto John Deere ad annunciare centinaia di licenziamenti nei propri stabilimenti dell'Illinois e dell'Iowa — aggiungendosi a migliaia di posti di lavoro già persi nell'ultimo anno.

I dazi hanno creato una spirale difficile da spezzare: gli agricoltori, già sotto pressione per le minori prospettive di export legate alla guerra commerciale e per i costi della manodopera aumentati dalle politiche sull'immigrazione, stanno rimandando l'acquisto di nuove macchine. Meno vendite significano meno produzione, che significa altri tagli al personale.

Il nodo Messico: Trump dice che Deere ha fatto marcia indietro

La tensione tra Trump e John Deere sul tema della delocalizzazione è uno dei capitoli più grotteschi di questa vicenda. Nel 2024 John Deere aveva annunciato il trasferimento della produzione di skid steer e track loader dallo stabilimento di Dubuque, Iowa, a un nuovo impianto a Ramos, in Messico, da completare entro fine 2026.

Trump aveva risposto con la minaccia di dazi al 200%, per poi affermare pubblicamente che Deere aveva cancellato i piani di delocalizzazione. Deere ha smentito: i piani non sono cambiati, e a novembre l'azienda ha confermato la costruzione di un secondo stabilimento da 55 milioni di dollari a Nuevo León.

In altre parole: mentre Trump usava i trattori John Deere come scenografia per il suo messaggio agli agricoltori del Wisconsin, il costruttore continuava a spostare linee di produzione in Messico — esattamente quello che Trump aveva promesso di impedire.

Trump litiga in TV: i trattori John Deere in sfondo

Il 70% degli agricoltori americani dichiara di non riuscire a permettersi i fertilizzanti. Trump risponde: "Farmers are doing very well." Nel frattempo, gas e diesel aumentano, i prezzi dei cereali crollano e i mercati di export sono bloccati dalle ritorsioni commerciali

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Cosa chiedono gli agricoltori del Wisconsin

Al di là della sceneggiatura televisiva, la visita di Trump in Wisconsin ha messo in luce una difficoltà concreta che il settore agricolo americano non riesce a scrollarsi di dosso. Durante l'intervista, Welker ha citato dati secondo cui il 70% degli agricoltori americani dichiara di non riuscire a permettersi i fertilizzanti. Trump ha risposto: "Farmers are doing very well."

Gas in aumento, diesel in aumento, fertilizzanti fuori portata, prezzi dei cereali bassi e nuovi mercati di export bloccati dalle ritorsioni commerciali. Darin Von Ruden, allevatore biologico di latte in Wisconsin e presidente della Wisconsin Farmers Union, ha sintetizzato così lo stato d'animo del settore: "È un anno di preoccupazione, ancora."

Per chi segue il mercato europeo delle macchine agricole, questa dinamica non è indifferente. Un John Deere in difficoltà finanziaria è un John Deere che taglia gli investimenti in ricerca e sviluppo, posticipa i lanci di nuovi modelli e rallenta l'espansione delle reti di assistenza. Le ricadute si sentono — con tempi diversi — anche nei listini e nella disponibilità di ricambi su questo lato dell'Atlantico.

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