Goldoni Keestrack: asta deserta, resta solo l'offerta Asko
Scaduto il 23 aprile il termine per offerte migliorative: nessun acquirente alternativo per Goldoni Keestrack. Resta l'offerta turca
Goldoni Keestrack: è scaduto giovedì 23 aprile il termine per offerte migliorative.
Nessun nuovo acquirente si è fatto avanti e resta sul tavolo l'unica proposta da 8 milioni con il reimpiego di soli 41 lavoratori su quasi cento
Come anticipato nelle settimane scorse su OmniTrattore.it, il destino della Goldoni Keestrack di Migliarina di Carpi si giocava sul filo di un'asta aperta per verificare se emergessero acquirenti alternativi al gruppo turco Asko. La risposta è arrivata alle 15 di giovedì 23 aprile, con la scadenza del termine per la presentazione di offerte irrevocabili migliorative: nessuno si è fatto avanti. L'asta è andata deserta.
Asta deserta al 23 aprile: nessun acquirente alternativo per Goldoni Keestrack, leader mondiale nelle macchine agricole di Carpi
Resta quindi sul tavolo l'unica proposta pervenuta, quella di Asko Holding: 8 milioni di euro per l'acquisizione dell'intera azienda — beni, diritti, rapporti giuridici e avviamento — con impegno di subentro nei contratti di lavoro per soli 41 dipendenti su quasi cento. Un taglio superiore al 50% del personale che sindacati, lavoratori e istituzioni continuano a definire inaccettabile.
Il meccanismo dell'asta
La procedura era stata avviata nell'ambito della composizione negoziata della crisi. Il professor Rolandino Guidotti, nominato esperto su istanza di Goldoni Keestrack, aveva aperto formalmente l'asta per testare il mercato e verificare se esistessero soggetti interessati a presentare un'offerta migliorativa rispetto a quella già pervenuta da Asko.
La speranza — espressa apertamente da sindacati e Regione Emilia-Romagna — era che emergesse un acquirente in grado di garantire maggiore continuità occupazionale. Quella speranza si è rivelata vana.
Il piano Asko: due anni per il risanamento, ma con 56 esuberi
La proposta del gruppo turco prevede una fase iniziale di due anni focalizzata sull'industrializzazione e sull'efficienza operativa, con l'obiettivo di portare l'azienda all'equilibrio finanziario senza produrre in perdita.
Durante i confronti delle scorse settimane, il focus della proprietà turca è stato prevalentemente sul taglio dei costi. Asko chiede un accordo sindacale per procedere, ma la priorità dei lavoratori è opposta: ridurre al minimo il numero degli esuberi e ottenere un piano industriale credibile che vada oltre la semplice riduzione dei costi.
Asko offre 8 milioni e garantisce solo 41 reimpieghi su quasi cento: per Fiom Cgil il taglio mette a rischio la produzione.
La Fiom Cgil ha ribadito più volte che un taglio così drastico di personale operaio mette a rischio la stessa continuità produttiva dello stabilimento:
Se il piano è quello di un calo così drastico di dipendenti operai ci chiediamo davvero quale sia il piano per il futuro della Goldoni, denunciano sindacati e RSU.
Con meno della metà della forza lavoro attuale, la capacità produttiva di un'azienda che è leader mondiale nel proprio segmento di macchine agricole rischia di essere compromessa in modo irreversibile.
L'amarezza dei lavoratori: da un presidio storico a questa crisi
Pesa in modo particolare il contesto storico in cui questa vicenda si sviluppa. I lavoratori di Goldoni Keestrack sono gli stessi che in passato avevano difeso lo stabilimento con un presidio durato settimane, in una delle lotte sindacali più significative del distretto industriale carpigiano. Quella mobilitazione aveva permesso di salvare l'azienda.
Piano Asko: due anni per il risanamento finanziario, ma i confronti si sono concentrati solo sul taglio dei costi aziendali
Oggi la situazione appare ancora più difficile: non c'è un acquirente alternativo, il piano del potenziale nuovo proprietario è percepito come insufficiente e il tempo stringe.
Le prossime settimane saranno decisive. Le trattative con Asko riprenderanno con l'obiettivo di arrivare a un punto di incontro ragionevole sul numero degli esuberi, unica leva rimasta nelle mani dei lavoratori e dei sindacati per influenzare un esito che, al momento, appare segnato.
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