Revisione trattori salta ancora (DA NON CREDERCI)
Nuovo rinvio con Milleproroghe. Dopo 10 anni manca decreto attuativo. 120 morti/anno, 1 milione mezzi senza rollbar
Revisione trattori rinviata ancora: slittano le scadenze al 2026-2027: l'emendamento al Milleproroghe sposta le date. Dopo 10 anni manca ancora il decreto attuativo. 120 morti l'anno, un milione di mezzi senza rollbar.
L'ennesima proroga della revisione obbligatoria per le macchine agricole conferma un dato ormai evidente: in Italia non esiste la volontà politica di rendere operativa una misura che in altri Paesi europei ha salvato centinaia di vite. Un emendamento al Decreto Milleproroghe all'esame della Camera sposta nuovamente in avanti le scadenze, senza che dopo dieci anni sia stato emanato il decreto attuativo necessario a far partire concretamente il sistema.
Le nuove scadenze fantasma
Il calendario aggiornato fissa la prima scadenza al 31 dicembre 2026 per i trattori e le macchine agricole immatricolati entro il 31 dicembre 1983, i mezzi più vecchi del parco circolante. Per quelli immatricolati tra il 1° gennaio 1984 e il 31 dicembre 1996 il termine slitta al 31 dicembre 2027. Seguiranno ulteriori finestre temporali per le classi più recenti, con un cronoprogramma che si estenderà progressivamente negli anni successivi.
Milleproroghe sposta scadenze al 2026-2027. Dopo 10 anni manca ancora il decreto attuativo. Nel frattempo: 120 morti/anno in agricoltura, 1 milione di trattori senza rollbar. Federacma: "Basta spostare date senza cambiare la realtà. Serve piano operativo concreto". In UE dove la revisione funziona, morti quasi azzerati
Date che rischiano però di restare sulla carta, esattamente come tutte quelle fissate in precedenza e regolarmente superate senza conseguenze. Il problema non è quando scatterà l'obbligo, ma se scatterà mai.
Dieci anni di nulla: la storia di un rinvio infinito
Il punto di partenza risale al Decreto interministeriale del 20 maggio 2015, che definiva il cronoprogramma per avviare la revisione periodica delle macchine agricole. L'obiettivo dichiarato era svecchiare il parco mezzi e aumentare la sicurezza nelle campagne attraverso controlli tecnici obbligatori analoghi a quelli previsti per gli autoveicoli stradali.
Da quel momento, solo proroghe. Mai il decreto attuativo che definisce come, dove e da chi deve essere effettuata la revisione. Senza questo provvedimento, l'obbligo resta lettera morta: non esistono soggetti abilitati, procedure tecniche standardizzate, requisiti per la messa a norma dei mezzi, percorsi di formazione per gli operatori, standard operativi per le officine.
Motorizzazione civile, INAIL, officine autorizzate e concessionari non possono programmare investimenti e adeguamenti strutturali perché non sanno quali saranno le regole. Un limbo normativo che dura da un decennio.
Il costo umano dell'immobilismo
Mentre la politica rimanda, i numeri restano drammatici. Circa 120 decessi all'anno in agricoltura, molti dei quali direttamente collegati a carenze o usura dei dispositivi di sicurezza sui mezzi. In dieci anni fanno oltre 1.000 vittime, un bilancio che in qualsiasi altro settore economico avrebbe scatenato un'emergenza nazionale.
Oltre un milione di trattori circolanti in Italia è privo di rollbar, l'arco di protezione che in caso di ribaltamento impedisce all'operatore di rimanere schiacciato sotto il peso della macchina. Altrettanti sono sprovvisti di cinture di sicurezza o le hanno talmente usurate da risultare inefficaci. Mezzi con freni malfunzionanti, luci non funzionanti, dispositivi di aggancio attrezzi pericolosi continuano a operare quotidianamente senza alcun controllo.
L'esperienza europea: dove la revisione funziona
Nei Paesi dell'Unione Europea dove la revisione periodica è stata applicata in modo strutturale e continuativo, le vittime si sono ridotte drasticamente. In Francia, Germania e Austria i decessi legati al ribaltamento o a malfunzionamenti meccanici dei trattori si sono praticamente azzerati, limitandosi a pochi casi legati a eventi imprevedibili come cedimenti strutturali improvvisi o condizioni meteorologiche estreme.
La differenza non è nelle condizioni di lavoro o nelle tipologie di coltivazione, ma nei controlli periodici obbligatori che intercettano i problemi prima che diventino mortali. Un rollbar installato scorrettamente viene individuato e corretto, freni usurati vengono sostituiti, cinture di sicurezza mancanti vengono integrate. Semplice, efficace, salvavita.
Il nodo normativo e organizzativo irrisolto
Senza decreto attuativo restano irrisolte questioni operative fondamentali. Chi può effettuare le revisioni? Con quali attrezzature? Secondo quali procedure standardizzate? Quali sono i parametri di accettazione o bocciatura? Come si forma il personale tecnico? Quali sono i costi per gli agricoltori? Esistono incentivi per la messa a norma dei mezzi più datati?
Domande senza risposta che bloccano qualsiasi pianificazione concreta. Secondo le stime del comparto, serviranno almeno due o tre anni per formare il personale tecnico specializzato, adeguare le strutture esistenti e rendere operative le officine autorizzate. Si parla di 400-500 centri necessari su tutto il territorio nazionale per garantire un servizio capillare ed evitare che gli agricoltori debbano percorrere centinaia di chilometri per una revisione.
Federacma, la federazione dei rivenditori di macchine agricole, ha già formato circa 300 operatori in previsione dell'avvio del sistema. Investimenti fatti dalle aziende private che rischiano di restare inutilizzati se la norma non diventa mai operativa.
Nuovo rinvio nel Decreto Milleproroghe: prima scadenza al 31/12/2026 per mezzi ante-1983, al 31/12/2027 per quelli 1984-1996. Ma è l'ennesima data fantasma: dopo 10 anni dal DM 20/05/2015 non è mai stato emanato il decreto attuativo necessario per far partire il sistema
Le parole di Federacma: basta proroghe senza atti concreti
La proroga può essere comprensibile sul piano tecnico, visto che il sistema non è mai stato avviato, ma continuare a spostare le date senza emanare il decreto attuativo significa cambiare il calendario senza cambiare la realtà, ha dichiarato Andrea Borio, presidente di Federacma. Il problema non è il 2026 o il 2027: è l'assenza dell'infrastruttura normativa e organizzativa per partire.
Borio evidenzia la contraddizione di fondo: si spostano le scadenze come se il problema fosse il tempo insufficiente, quando in realtà il problema è l'assenza totale di un quadro regolamentare applicativo.
Non possiamo affidare la sicurezza degli agricoltori a proroghe infinite, conclude il presidente di Federacma. Serve una regia chiara del ministero competente e un piano attuabile con tempi certi.
Chi dovrebbe agire e perché non lo fa
La responsabilità dell'emanazione del decreto attuativo spetta ai Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'Agricoltura e al coinvolgimento di INAIL per gli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro. Tre istituzioni che in dieci anni non sono riuscite a produrre un testo condiviso.
Le ragioni del ritardo non sono mai state chiarite ufficialmente. Si ipotizzano resistenze corporative, timori sui costi per le aziende agricole, complessità nel definire standard tecnici per una varietà enorme di mezzi e attrezzature, mancanza di risorse da destinare a formazione e controlli. Nessuna di queste motivazioni giustifica un ritardo decennale che si misura in vite umane perse.
Prospettive: quando (se) partirà davvero
Con le nuove scadenze fissate a fine 2026 per i mezzi più vecchi, teoricamente il sistema dovrebbe essere operativo entro i prossimi 10 mesi. Uno scenario altamente improbabile senza decreto attuativo, che richiederebbe tempi tecnici incompatibili con questa tempistica.
Più realisticamente, si assisterà a un ulteriore rinvio nel prossimo Milleproroghe, quello di fine 2026, con date spostate al 2028 o 2029. Un film già visto troppe volte. Nel frattempo, continuano a morire circa 120 agricoltori all'anno, molti dei quali per incidenti prevenibili con controlli periodici obbligatori.
La revisione delle macchine agricole in Italia resta una promessa tradita da dieci anni, un esempio di incapacità istituzionale che si misura in tragedie evitabili. Finché mancherà la volontà politica di emanare il decreto attuativo e avviare concretamente il sistema, ogni nuova proroga non sarà altro che una presa in giro per chi lavora quotidianamente su mezzi potenzialmente pericolosi.
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