Maltempo: 400 milioni per l'agricoltura dopo il ciclone Harry
Ciclone Harry: Governo stanzia 1,1 miliardi, 36% va all'agricoltura. 380 milioni a zootecnia e infrastrutture, 20 al fondo Agricat
Il Governo ha messo a punto un pacchetto di aiuti da 1,1 miliardi di euro per sostenere le aree colpite dall'ondata di maltempo culminata nel passaggio del ciclone Harry. Al settore agricolo e alla pesca andrà il 36% dell'intero stanziamento, pari a circa 400 milioni di euro. Di questi, 380 milioni sono destinati a zootecnia, infrastrutture e pesca, mentre 20 milioni vanno al fondo Agricat.
Il quadro dei danni
Dal 18 gennaio a oggi si sono registrati quasi 120 eventi meteorologici estremi tra nubifragi e tempeste di vento che hanno colpito principalmente Sicilia, Sardegna e Calabria. Le conseguenze per il settore agricolo sono pesanti, con particolare criticità per la filiera degli agrumi in Sicilia e Calabria, una delle eccellenze dell'agroalimentare nazionale ora a rischio.
Dopo il passaggio del ciclone Harry, il Governo stanzia 1,1 miliardi per le aree colpite: il 36% va ad agricoltura e pesca, con 380 milioni per zootecnia, infrastrutture e comparto ittico e 20 milioni al fondo Agricat. Ora la sfida è trasformare le risorse in liquidità immediata per le imprese
In molti territori è in gioco la tenuta di intere filiere strategiche del Made in Italy. Il timore è che molte aziende colpite dalle alluvioni, come già successo in passato in Romagna, non riescano più a ripartire senza un intervento rapido ed efficace.
Reazioni delle organizzazioni agricole
Le principali organizzazioni di categoria hanno accolto positivamente lo stanziamento, pur esprimendo preoccupazioni sulle modalità e i tempi di erogazione dei fondi.
Raffaele Drei, presidente di Fedagripesca-Confcooperative, ha definito "tempestivo e positivo" lo stanziamento governativo, auspicando però che le procedure per l'assegnazione dei contributi siano rapide per evitare che le aziende colpite non riescano a ripartire.
Coldiretti, in attesa di conoscere i dettagli operativi, sottolinea come sia fondamentale intervenire rapidamente per mettere gli agricoltori nelle condizioni di ripartire subito. L'organizzazione chiede di ridurre al minimo la burocrazia e garantire che le risorse arrivino velocemente alle imprese.
Sandro Gambuzza, vicepresidente di Confagricoltura, apprezza la tempestività delle misure e l'istituzione del ruolo degli esperti assicurativi specializzati nella stima dei danni catastrofali. Positivo anche il finanziamento di interventi di prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico. Resta però da valutare la congruità delle risorse rispetto ai danni effettivi segnalati dalle imprese.
I nodi da sciogliere
Cristiano Fini, presidente di Cia Agricoltori italiani, pur apprezzando l'intenzione del decreto maltempo, lo giudica ancora "ingarbugliato". Secondo Fini servono certezze e immediata semplificazione, non i tempi della vecchia legge 102/2004.
Quasi 120 eventi estremi da metà gennaio hanno messo in ginocchio Sicilia, Sardegna e Calabria, con gravi danni alla filiera degli agrumi. Le organizzazioni agricole chiedono procedure snelle e tempi certi: senza ristori rapidi, intere filiere del Made in Italy rischiano di non ripartire
La preoccupazione maggiore riguarda il rischio che il sostegno al comparto finisca per rimandare solo al Fondo di solidarietà nazionale, che sconta già difficoltà e inefficienze in termini di effettivi ristori e lungaggini burocratiche. Occorre invece assicurare liquidità immediata e continuità produttiva alle imprese che costituiscono parte rilevante dell'economia di Sicilia e Calabria.
Sarà necessario capire lo spazio di stanziamento effettivo, anche a livello regionale, e mettere a fuoco la copertura temporale degli interventi. Superata l'emergenza, le organizzazioni chiedono un piano organico per la prevenzione che eviti il ripetersi di situazioni simili.
La sfida della rapidità
Il vero test del provvedimento sarà la capacità di tradurre gli stanziamenti in liquidità effettiva nelle casse delle aziende agricole nel minor tempo possibile.
L'esperienza delle alluvioni in Romagna ha dimostrato come procedure farraginose e ritardi nell'erogazione possano vanificare anche stanziamenti consistenti, portando alla chiusura di aziende che avrebbero potuto essere salvate con interventi tempestivi.
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