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Accordo Mercosur: l'Europarlamento frena e chiede l'intervento

Il Parlamento europeo rinvia alla Corte di Giustizia l'intesa commerciale con il Mercosur. Una decisione che spacca l'Italia

Accordo Mercosur: l'Europarlamento frena e chiede l'intervento
Foto di: OmniTrattore.it

Il mondo agricolo europeo tira un sospiro di sollievo, almeno temporaneo. Con un voto che ha sorpreso molti osservatori, il Parlamento europeo ha deciso di sottoporre alla Corte di Giustizia europea l'accordo commerciale siglato con i paesi del Mercosur. Una scelta politica che nasconde timori profondi e divide l'Europa tra chi guarda ai mercati e chi difende le campagne.

Un voto dall'esito incerto

A Strasburgo, il clima era teso quando 669 deputati su 720 si sono presentati alle urne per decidere il destino di un'intesa che promette di rivoluzionare gli scambi commerciali tra Europa e Sud America. La mozione che chiedeva il parere legale alla Corte europea ha ottenuto 334 voti favorevoli contro 324 contrari, con appena 11 astenuti. Dieci voti di scarto che pesano come macigni.

La seconda mozione, identica nel contenuto ma presentata da forze politiche diverse, è stata respinta con 402 no contro 225 sì. Un risultato che fotografa le profonde divisioni interne ai gruppi parlamentari, con il Partito Popolare Europeo letteralmente spaccato sulla questione.

Accordo Mercosur: l'Europarlamento frena e chiede l'intervento

Il momento della votazione a Strasburgo: 334 voti a favore del rinvio contro 324 contrari. Dieci voti di scarto che potrebbero cambiare il destino del commercio tra Europa e Sud America

Foto di: OmniTrattore.it

Il mondo agricolo scende in piazza


Davanti al Parlamento europeo, i trattori hanno fatto da cornice a una giornata cruciale per il futuro dell'agricoltura continentale. Gli imprenditori agricoli europei temono che l'apertura dei mercati sudamericani possa tradursi in una concorrenza sleale, con l'arrivo di prodotti coltivati secondo standard ambientali e sanitari differenti da quelli europei.

Le preoccupazioni del settore primario non sono cadute nel vuoto. Bruxelles aveva già messo sul piatto garanzie importanti: un anticipo di 45 miliardi di euro dal bilancio 2028-2034, disponibile già dal 2028, quote protette sulle importazioni e un sistema di allerta automatico nel caso di aumenti improvvisi delle importazioni dal Mercosur. Misure significative, ma evidentemente non sufficienti a placare i timori.

L'Italia divisa sull'accordo


Il voto ha fatto emergere fratture politiche profonde anche all'interno della delegazione italiana. La Lega si è schierata apertamente al fianco degli agricoltori, votando a favore del rinvio alla Corte. Il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio ha parlato di "vittoria di chi ha sempre difeso le imprese agricole e la salute dei consumatori". Roberto Vannacci, eurodeputato e vicesegretario del partito, ha rivendicato con orgoglio la scelta di stare "dalla parte degli agricoltori italiani".

Sulla stessa linea si è mosso il Movimento Cinque Stelle, che ha definito il voto

"una vittoria degli agricoltori e una clamorosa sconfitta personale di Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni".

Anche Alleanza Verdi e Sinistra, con i suoi sei rappresentanti divisi tra i gruppi della Sinistra e dei Verdi, ha contribuito al risultato.

Di segno opposto la posizione di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Partito Democratico, le cui delegazioni si sono schierate contro il rinvio. Un'eccezione degna di nota: il deputato dem Alessandro Zan ha votato a favore, salsalvo poi chiarire che si è trattato di un errore materiale.

Le conseguenze pratiche del rinvio


Tecnicamente, la decisione del Parlamento europeo non impedisce l'applicazione provvisoria dell'accordo. Il Consiglio europeo aveva già dato il via libera all'inizio di gennaio, e l'intesa potrebbe entrare in vigore non appena uno dei quattro paesi del Mercosur - Brasile, Argentina, Paraguay o Uruguay - completerà la ratifica.

Tuttavia, la questione rimane squisitamente politica. Il voto di ratifica definitivo del Parlamento, inizialmente previsto tra febbraio e aprile, slitterà di almeno sei mesi, il tempo necessario alla Corte di Giustizia per esprimere il proprio parere legale.

La Commissione europea ha reagito con fermezza, dichiarandosi "fermamente convinta che le questioni sollevate nella mozione siano ingiustificate". Bruxelles ha fatto sapere di aver già affrontato ampiamente queste tematiche con il Parlamento e che ora si consulterà con il Consiglio e i deputati prima di decidere i prossimi passi.

Un precedente significativo

Non sarebbe la prima volta che un accordo commerciale viene applicato provvisoriamente mentre si attende il verdetto della Corte europea. Il precedente più noto riguarda il CETA, l'intesa economica con il Canada, sottoposta all'esame dei giudici europei su richiesta del governo belga.

Nel caso del Mercosur, già cinque paesi si erano opposti in Consiglio, con il Belgio che si era astenuto. Ora, i diplomatici di Bruxelles si aspettano che la Francia faccia pressione perché il Consiglio torni sui propri passi.

La Germania difende l'accordo


La posizione tedesca è stata netta e immediata. Il cancelliere Friedrich Merz ha definito "deplorevole" la decisione del Parlamento europeo, accusandola di sottovalutare la situazione geopolitica.

Siamo convinti della legalità dell'accordo. Basta ritardi. L'accordo deve essere applicato in via provvisoria, ha scritto su X.

La posizione tedesca mette in luce il dilemma europeo: da un lato la necessità di tutelare i settori produttivi più vulnerabili, dall'altro l'urgenza di non perdere terreno nei mercati globali, dove la penetrazione cinese e l'interventismo statunitense in Sud America crescono costantemente.

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L'accordo commerciale coinvolge quattro paesi sudamericani: Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. L'intesa promette di aprire mercati da 780 milioni di consumatori complessivi

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Il paradosso del protezionismo

In un momento storico in cui l'Europa si preoccupa dell'influenza di potenze extraeuropee sui mercati internazionali, la scelta di rallentare un accordo commerciale con un'area strategica come il Mercosur appare contraddittoria. L'economia europea, fortemente orientata all'export, rischia di pagare il prezzo di un protezionismo che, nel lungo periodo, potrebbe rivelarsi controproducente.

Il settore agricolo chiede garanzie concrete, ma il tempo stringe. Mentre il Parlamento europeo rinvia la palla alla Corte di Giustizia, i concorrenti globali non stanno a guardare. La sfida sarà trovare un equilibrio tra la tutela dei produttori europei e la necessità di mantenere l'Europa competitiva sui mercati mondiali.

Per il mondo agricolo italiano e europeo, i prossimi mesi saranno decisivi. L'attesa del verdetto della Corte si intreccia con le preoccupazioni quotidiane di chi lavora la terra e teme di non poter reggere la concorrenza di produzioni realizzate con regole diverse. Una partita che si gioca tra Bruxelles, Strasburgo e le campagne d'Europa.