Vai al contenuto principale

Accordo Mercosur: per l'agroalimentare italiano 800 milioni

L'intesa UE-Mercosur può raddoppiare l'export alimentare italiano a 800 milioni. Opportunità per vino, formaggi e salumi

Accordo Mercosur: per l'agroalimentare italiano 800 milioni
Foto di: OmniTrattore.it

L'accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur, dopo venticinque anni di trattative e vari rinvii, si prepara alla firma con gennaio fissato come mese decisivo.

Un'intesa che supera la dimensione puramente economica per assumere un significato politico strategico, tanto più rilevante nel contesto delle turbolenze commerciali innescate dall'amministrazione Trump. Per l'Italia, Paese fortemente orientato all'export, le prospettive sono particolarmente interessanti, soprattutto per il settore agroalimentare.

Un mercato da trecentomilioni di consumatori

L'accordo con i quattro Paesi del Mercosur - Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, potenzialmente estendibile a Bolivia e Venezuela - apre le porte a un mercato di circa trecentomilioni di consumatori, un'area destinata a essere protagonista dello sviluppo economico dei prossimi decenni.

Per l'industria alimentare italiana, finora limitata da dazi e tariffe doganali a un ruolo marginale in quei mercati, le prospettive di crescita sono rilevanti.

Accordo Mercosur: per l'agroalimentare italiano 800 milioni

Per l'Italia, l'accordo Mercosur rappresenta una scelta nell'interesse nazionale ed europeo. La capacità di intercettare mercati in crescita dove la cultura alimentare è già affine o si sta avvicinando a quella italiana costituisce un fattore strategico per il futuro dell'industria agroalimentare.

Foto di: OmniTrattore.it

Le stime parlano di un possibile raddoppio del fatturato nell'area sudamericana. L'export agroalimentare italiano verso i Paesi Mercosur potrebbe passare dagli attuali quattrocentomilioni di euro a ottocentomilioni in pochi anni.

Attualmente le vendite nei Paesi Mercosur coprono poco meno dell'uno per cento dell'export alimentare made in Italy complessivo e sono concentrate per l'ottantaquattro per cento nel solo Brasile. Questi numeri indicano chiaramente gli ampi margini di crescita ancora inesplorati.

I settori favoriti dall'intesa

Tutti i comparti chiave del made in Italy alimentare potrebbero beneficiare dell'abbattimento delle barriere doganali. Dal dolciario al vino, dagli oli e grassi alle conserve vegetali, le opportunità sono diffuse.

Particolare attenzione meritano i formaggi e i salumi, che attualmente hanno una presenza marginale in America Latina, molto inferiore alle loro potenzialità, e che con l'accordo potrebbero registrare una crescita significativa.

L'intesa prevede l'azzeramento o la forte riduzione dei dazi su prodotti e servizi per oltre il novanta per cento dell'export comunitario, un dato simile a quello contenuto nell'accordo CETA con il Canada.

Quest'ultimo rappresenta un precedente incoraggiante: prima dell'accordo la crescita media annua dell'agroalimentare italiano nel mercato canadese era del cinque virgola due per cento, mentre con il via libera al CETA in cinque anni l'export è aumentato alla media del dieci virgola quattro per cento annuo, esattamente il doppio.

Accordo Mercosur: per l'agroalimentare italiano 800 milioni

L'obiettivo è certificare nei prossimi anni che l'apertura di questi mercati è stata effettuata per il bene del Paese e delle imprese, traducendo le prospettive teoriche in crescita concreta dell'export e dell'occupazione

Foto di: OmniTrattore.it

Diversificazione necessaria

Con i dazi annunciati dall'amministrazione Trump, la possibilità di diversificare gli sbocchi commerciali appare come una boccata d'ossigeno per le imprese italiane. Nel 2024 l'export alimentare italiano è cresciuto del diciassette virgola cinque per cento, ma le stime di fine anno parlano di un possibile calo tra il quattro e il cinque per cento a causa delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti restano, dopo la Germania, il primo Paese per export agroalimentare italiano. Mantenere vivo e attrattivo il canale commerciale americano rimane fondamentale, ma diventa altrettanto importante diversificare entrando in altri mercati. Dopo l'accordo con il Mercosur, lo sguardo si rivolge ad altre aree commerciali di interesse strategico dove favorire accordi di libero scambio. In prima fila ci sono il Giappone e i Paesi del Golfo Arabo, mercati dove la cultura alimentare è già simile a quella italiana o si sta avvicinando.

Opportunità sulle materie prime

L'accordo non porta solo opportunità sul fronte export, ma anche vantaggi nell'approvvigionamento di materie prime strategiche. Con la riduzione dei dazi, costerà meno importare caffè e cacao, prodotti essenziali per l'industria alimentare italiana. Sul fronte delle materie prime, l'Italia è autosufficiente solo per ortofrutta, vino e prodotti a base di carne avicola. Per tutto il resto il Paese è importatore.

I principali prodotti alimentari importati dall'Italia includono caffè, olio extravergine d'oliva, mais, bovini vivi, prosciutti e spalle di suini, frumento tenero e duro, fave di soia, olio di palma e panelli di estrazione dell'olio di soia. Un mercato libero e aperto come quello del Mercosur dovrebbe attenuare i picchi di costo degli approvvigionamenti, riducendo i disagi e rendendo i costi delle materie prime meno proibitivi e più accessibili per l'industria di trasformazione italiana.

La dimensione politica dell'accordo

Al di là del valore economico, l'accordo assume un significato politico che non può essere sottovalutato. L'intesa si pone come risposta unitaria ai vincoli agli scambi lanciati dall'amministrazione Trump, ridefinendo una maggiore autonomia europea rispetto agli Stati Uniti.

In un contesto in cui il presidente americano rivendica mano libera su ogni relazione politica, economica e militare riguardante l'intero continente americano, l'accordo europeo con il Mercosur rappresenta un segnale di indipendenza strategica.

I recenti sviluppi geopolitici hanno mostrato come i Paesi del Sudamerica siano sempre più influenzati da grandi potenze come Cina e Russia. L'Italia e l'Europa non potevano restare spettatrici rinunciando a un mercato di tale portata. L'accordo può costituire la via per ridare una dimensione politica unitaria all'Unione, imponendo ai Paesi europei una disciplina comune con cui confrontarsi con le pressioni statunitensi.

Lo scenario politico sudamericano

L'America Latina sta attraversando una fase di spostamento verso destra, spinta anche dalle pressioni americane ma anche dalla carenza di leadership delle sinistre. La vittoria in Cile di José Antonio Kast, la presenza consolidata di Javier Milei in Argentina, di Daniel Noboa in Ecuador e di Nayib Bukele in Salvador testimoniano questo ciclo politico. A questi si aggiungono governi più moderati in Bolivia, Paraguay, Panama e Costa Rica.

Nel 2026 si voterà in Brasile, dove terminerà il terzo mandato di Lula, oggi l'unico vero leader sudamericano che si oppone alle pressioni trumpiane, oltre che in Perù, Colombia e Costa Rica. A questa spinta verso destra si sono sottratti finora solo il Messico con Claudia Sheinbaum e l'Uruguay di Yamandù Orsi. Tuttavia, governi di destra fondati su nazionalismo sovranista difficilmente possono presentarsi al loro elettorato come apertamente vassalli di Washington.

Accordo Mercosur: per l'agroalimentare italiano 800 milioni

L'accordo è stato a lungo bloccato dall'avversione delle associazioni agricole europee, preoccupate per la concorrenza dei prodotti sudamericani

Foto di: OmniTrattore.it

Le garanzie per l'agricoltura europea

L'accordo è stato a lungo bloccato dall'avversione delle associazioni agricole di Francia e Italia, preoccupate per la concorrenza dei prodotti sudamericani. Il via libera è arrivato dopo aver definito un quadro di aiuti economici per gli agricoltori italiani e francesi e chiarito le condizioni sanitarie con cui respingere prodotti realizzati in Sudamerica con pesticidi proibiti in Europa.

Le clausole di salvaguardia negoziate prevedono la possibilità di sospendere l'accordo in caso di squilibri significativi nei flussi commerciali o nei prezzi. Il principio di reciprocità garantisce che i prodotti importati dall'America Latina debbano rispettare gli stessi standard di sicurezza alimentare imposti ai produttori europei. Queste tutele hanno reso possibile il superamento delle resistenze agricole, permettendo di cogliere le opportunità commerciali senza esporre il settore primario europeo a concorrenza sleale.