Vai al contenuto principale

Accordo Ue-Mercosur: sì possibile, ma la Francia frena

L’Unione europea verso la firma dell’intesa con il Mercosur, nonostante il no francese e le proteste degli agricoltori.

Accordo Ue-Mercosur: sì possibile, ma la Francia frena
Foto di: OmniTrattore.it

La Francia vota no, tra timori agricoli e tensioni politiche nella giornata della firma dell’accordo con il Mercosur. 

Dopo anni di negoziati complessi, stop and go diplomatici e forti pressioni politiche, l’Unione europea si avvicina a uno dei passaggi più delicati della sua politica commerciale: la firma dell’accordo con il Mercosur. L’intesa, che coinvolge Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, promette di creare una delle più grandi aree di libero scambio al mondo. Tuttavia, il consenso politico resta fragile, soprattutto sul fronte agricolo.

Ieri, alla vigilia della riunione dei Ventisette a Bruxelles, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato ufficialmente che la Francia voterà contro la firma del trattato. Una presa di posizione netta, maturata – secondo l’Eliseo – alla luce di un rifiuto politico trasversale emerso nel dibattito parlamentare e nella società civile francese.

Accordo Ue-Mercosur: sì possibile, ma la Francia frena

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato ufficialmente che la Francia voterà contro la firma del trattato

Foto di: OmniTrattore.it

Il no della Francia 

La contrarietà di Parigi affonda le radici nelle preoccupazioni del settore agricolo. Gli agricoltori francesi temono una concorrenza ritenuta sleale da parte dei Paesi sudamericani, dove i costi di produzione sono inferiori e gli standard ambientali e sanitari percepiti come meno stringenti rispetto a quelli europei.

Macron ha riconosciuto gli sforzi della Commissione europea per rafforzare le clausole di salvaguardia e gli impegni ambientali, ma li ha giudicati politicamente insufficienti. Da qui la decisione di votare contro, pur ribadendo la volontà di continuare a lavorare affinché gli impegni presi da Bruxelles trovino un’applicazione concreta e verificabile.

Proteste nei campi e sulle strade d’Europa

Il dissenso non è limitato alla Francia. Negli ultimi giorni, nuove manifestazioni di agricoltori hanno attraversato diversi Paesi europei. Trattori hanno bloccato strade e snodi logistici in Francia, Spagna, Belgio e Grecia, riportando al centro del dibattito il tema della redditività delle aziende agricole e della tenuta del modello produttivo europeo.

La paura condivisa è che l’accordo Ue-Mercosur apra ulteriormente il mercato a importazioni di carne bovina, pollame, zucchero e soia, mettendo sotto pressione i prezzi interni e penalizzando le imprese agricole già alle prese con costi elevati, transizione ecologica e cambiamenti climatici.

Accordo Ue-Mercosur: sì possibile, ma la Francia frena

Il dissenso non è limitato alla Francia. Negli ultimi giorni, nuove manifestazioni di agricoltori hanno attraversato diversi Paesi europei

Foto di: OmniTrattore.it

Gli equilibri politici a Bruxelles

Nonostante il no francese, a Bruxelles prevale un cauto ottimismo. Oltre alla Francia, anche Polonia, Ungheria e Irlanda dovrebbero votare contro l’intesa, mentre il Belgio ha annunciato l’intenzione di astenersi. Tuttavia, i numeri per una maggioranza qualificata sembrano esserci.

Decisivo sarà il voto dell’Italia. Il governo italiano ha manifestato apertura, subordinando però il via libera a una verifica puntuale delle garanzie a tutela del settore agricolo. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha chiesto in particolare un rafforzamento delle clausole di salvaguardia, con l’abbassamento al 5% della soglia di calo dei prezzi che farebbe scattare le misure di protezione.

I prossimi passaggi dell’accordo

Se il Consiglio dell’Unione europea in queste ore confermerà il benestare politico, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen potrebbe firmare formalmente il trattato già nei prossimi giorni in Paraguay, Paese che detiene la presidenza di turno del Mercosur.

La firma, però, non segnerà la fine del percorso. L’accordo dovrà infatti ottenere il consenso del Parlamento europeo e successivamente essere ratificato dai Parlamenti dei Paesi sudamericani. Un iter lungo e politicamente sensibile, nel quale il tema agricolo continuerà a giocare un ruolo centrale.