Mille trattori a Bruxelle il 18 dicembre: proteste
Protesta unitaria di agricoltori UE contro riduzione fondi PAC dal 2028. Per l'Italia nove miliardi in meno. Coordinamento Copa Cogeca
Gli agricoltori europei si mobilitano contro la riduzione dei fondi prevista dal 2028. Protesta unitaria coordinata dal Copa Cogeca con tutte le sigle dei 27 Paesi UE. Per l'Italia stimati nove miliardi di euro in meno.
L'appuntamento è fissato per il 18 dicembre nella capitale belga. Mille trattori e oltre cinquemila agricoltori provenienti da tutti i 27 Stati membri dell'Unione Europea convergeranno su Bruxelles per una protesta unitaria contro i tagli alla Politica Agricola Comune annunciati dalla Commissione europea a partire dal 2028.
La manifestazione, coordinata dal Copa Cogeca, riunirà tutte le principali organizzazioni agricole continentali in quella che si preannuncia come la più grande mobilitazione del settore primario nel Vecchio Continente. A due anni dalle proteste contro il Green Deal, gli agricoltori tornano in piazza con rivendicazioni ancora più urgenti legate alla sostenibilità economica delle aziende.
Mille trattori e oltre cinquemila agricoltori provenienti da tutti i 27 Stati membri dell'Unione Europea convergeranno su Bruxelles
I numeri della protesta
Secondo le stime delle organizzazioni agricole, la proposta della Commissione Europea per la nuova PAC comporterebbe una riduzione dei fondi di circa il 22%. Per l'Italia, questo si tradurrebbe in nove miliardi di euro in meno nel periodo compreso tra il 2028 e il 2034, una cifra che metterebbe a rischio la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole.
La preoccupazione del mondo agricolo non riguarda solo l'entità dei tagli, ma anche il processo di rinazionalizzazione dei fondi che minerebbe alla base la pianificazione comune che era stata la scelta strategica dell'Europa.
Questo cambio di impostazione potrebbe creare disparità significative tra i diversi Stati membri, penalizzando quei Paesi che hanno maggiormente investito nell'ammodernamento del settore.
Le correzioni della Commissione giudicate insufficienti
Le ultime correzioni proposte dalla Commissione europea sono state giudicate inadeguate dalle organizzazioni agricole. Gli aggiustamenti introdotti vengono considerati meramente estetici, incapaci di modificare la sostanza della riforma e di risolvere le criticità strutturali segnalate dagli operatori del settore.
Alla base della protesta la proposta della Commissione Europea per la nuova PAC che comporterebbe una riduzione dei fondi di circa il 22%
Le istanze del mondo agricolo riguardano non solo il mantenimento dei livelli di finanziamento attuali, ma anche la semplificazione burocratica e la certezza normativa necessaria per pianificare investimenti a medio-lungo termine. La volatilità dei mercati e l'aumento dei costi di produzione rendono infatti sempre più difficile la gestione economica delle aziende agricole.
Il sostegno delle istituzioni nazionali
Dal governo italiano sono arrivate parole di sostegno alla mobilitazione. Le autorità nazionali hanno espresso preoccupazione per le scelte della Commissione europea, ritenute non corrette sia per i rischi di riduzione dei fondi che per il quadro di rinazionalizzazione che ne deriva.
L'Italia si candida a guidare questa battaglia decisiva per il futuro dell'agricoltura europea, chiedendo alle istituzioni nazionali ed europee di dimostrare con fatti concreti di essere dalla parte degli agricoltori. Il settore primario richiede un impegno politico forte che vada oltre le dichiarazioni di principio.
La posizione della Commissione europea
Il commissario europeo per l'Agricoltura ha cercato di smorzare i toni della protesta, ribadendo che la nuova PAC rimarrà fedele ai suoi obiettivi fondamentali: standard di vita equi per gli agricoltori, mercati stabili, cibo a prezzi accessibili e comunità rurali vivaci. Ha inoltre sottolineato che verranno rafforzati anche sostenibilità, innovazione e ricambio generazionale.
Una rete di sicurezza comunitaria più solida, con oltre sei miliardi di euro, dovrebbe aiutare a rispondere meglio alle crisi di mercato. Tuttavia, queste rassicurazioni non hanno convinto le organizzazioni agricole, che chiedono garanzie più concrete sul mantenimento del sostegno al settore.
La questione del commercio internazionale
Accanto al tema della PAC, rimane aperta la questione delle barriere al commercio internazionale. Il settore agricolo italiano ed europeo esprime preoccupazione per l'uso dei dazi come arma politica, ritenendo che i costi superino i benefici.
I dati sull'export verso gli Stati Uniti confermano queste preoccupazioni: nell'estate 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, sono evaporati 282 milioni di euro di prodotti agroalimentari italiani dal mercato statunitense. Una perdita significativa che testimonia come le tensioni commerciali stiano già producendo effetti negativi concreti.
ccanto al tema della PAC, rimane aperta la questione delle barriere al commercio internazionale
Le organizzazioni agricole chiedono di tornare al tavolo negoziale, rifiutando categoricamente che l'agroalimentare italiano ed europeo diventi merce di scambio nella geopolitica globale. Il settore primario necessita di stabilità e apertura dei mercati, non di guerre commerciali che finiscono per penalizzare principalmente i produttori.
Una scossa politica necessaria
La protesta del 18 dicembre rappresenta un momento cruciale per il futuro dell'agricoltura europea. Gli agricoltori chiedono una scossa politica forte per evitare quello che considerano il rischio concreto di una fine del modello agricolo europeo così come lo conosciamo.
La mobilitazione unitaria di tutte le sigle dei 27 Paesi membri testimonia la gravità della situazione e la necessità di risposte immediate e concrete. Non si tratta solo di difendere i fondi PAC, ma di garantire la sopravvivenza di un settore strategico per l'economia, la sicurezza alimentare e la tenuta del territorio in tutta Europa.
La manifestazione di Bruxelles sarà quindi un test importante per misurare la capacità delle istituzioni europee di ascoltare le istanze del mondo agricolo e di modificare una proposta di riforma giudicata inaccettabile dalla base produttiva. Gli agricoltori sono pronti a far sentire la propria voce con una presenza massiccia nella capitale belga, sperando che questa volta il messaggio venga recepito e tradotto in azioni concrete.
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