La crisi dei chip tocca concretamente il settore agromeccanico e in particolare il gruppo Cnh Industrial. Doveva succedere prima o poi. La crisi delle materie prime si allarga sempre di più e colpisce il cuore produttivo dell’Europa e dell'Italia. Ieri sera Cnh Industrial ha annunciato che chiuderà temporaneamente

diversi dei propri siti produttivi di macchine agricole, veicoli commerciali e sistemi di propulsione in Europa, in conseguenza delle interruzioni alla catena di fornitura e alla carenza di componenti chiave, in particolar modo semiconduttori.

Chiusura quasi certa

In una nota il gruppo, quotato alla Borsa di New York e a Piazza Affari, ha spiegato di rivedere «costantemente i propri piani di produzione per rispondere a questo contesto altamente volatile e programma di chiudere gli impianti interessati per non più di otto giorni lavorativi nel mese di ottobre.

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L’Azienda dichiara di essere costantemente impegnata a ottimizzare le operazioni produttive al fine di rispondere alla continua forte domanda e servire al meglio i propri concessionari e clienti.
Controllata da Exor, Cnh è presente in più settori industriali e non solo inerenti all'amnio agromeccanico: accanto a Case IH, New Holland Agriculture e Steyr nel campo dei trattori e le macchine agricole, c'è Case e New Holland Construction nelle macchine movimento terra. Iveco é la divisione che si occupa dei veicoli commerciali, Iveco Bus e Heuliez Bus degli autobus e dei bus granturismo, FPT Industrial di motori e trasmissioni.

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Crisi dei semiconduttori in pillole

Nonostante la fase più critica dell’emergenza sanitaria sia in fase (speriamo) calante, per il prossimo periodo molti analisi del settore sono concordi nel fatto che la crisi dei semiconduttori durerà ancora a lungo. Il lockdown e le numerose chiusure delle attività hanno infatti portato delle conseguenze negative in quasi tutti i settori industriali. Uno dei gap più negativi al momento è la forte carenza di semiconduttori sul mercato.

Da mesi ormai mancano i microchip e l’industria automobilistica è senza dubbio una delle più colpite dalla scarsità globale di questi componenti, un problema che appare più duraturo del previsto. E i vari poli industriali mondiali stanno cercando di correre al riparo. 

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Gli USA si sono appellato al “Defense Production Act” per dirottare i chip sulla produzione più remunerativa, mentre l’UE ha intrapreso l’European Chip Act, che ha come obbiettivo l'unione di strategie atte a evitare che l’economia cinese possa essere ancora più predominante nel settore.

(fonte Ansa)