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Sapienza spinge sull’agritech: robot, sensori e modelli per portare l’innovazione fino al campo

La Sapienza partecipa al Centro Nazionale Agritech e sviluppa robotica, sensoristica e dottorati mirati per l’agricoltura di precisione

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Il dipartimento Sbai (Scienze di base e applicate per l'ingegneria) della Sapienza Università di Roma partecipa al Centro Nazionale di Ricerca Agritech, lavorando su modelli per le aree marginali agricole e sistemi di tracciabilità delle filiere agroalimentari. Lo ha ricordato il professor Roberto Li Voti, direttore del dipartimento, durante l'incontro "La scienza al servizio della salute e della pace" tenutosi alla Camera dei Deputati il 25 settembre, nel quadro dei 160 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone.

Cosa fa la Sapienza in agritech

La partecipazione al Centro Nazionale Agritech non è l'unico fronte aperto dall'ateneo romano sulle tecnologie per l'agricoltura. Nel laboratorio RoCoCo (Robot Cognitivi Cooperanti) sono in dotazione strumenti concreti per la ricerca in agricoltura di precisione: una base mobile Alitrak DCT-350, un LiDAR 3D Ouster OS1, un sistema RTK GPS Septentrio e un rifrattometro per la stima del grado Brix dell'uva, usati in progetti su macchine operatrici e robotica di campo.

Università La Sapienza e tecnologie agricole agritech
Robotica, sensoristica e analisi dei dati sono tra le tecnologie studiate dalla Sapienza per sviluppare nuove applicazioni di agricoltura di precisione OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Il Dipartimento di Ingegneria informatica, automatica e gestionale (Diag) ha partecipato al progetto europeo H2020 FLOURISH, che ha sviluppato una soluzione robotica multipiattaforma basata sull'integrazione di droni (UAV) e veicoli terrestri senza pilota (UGV) per l'agricoltura di precisione. Si tratta di uno dei filoni su cui l'ateneo ha costruito competenza interna, prima ancora che il tema entrasse nell'agenda della cooperazione bilaterale con il Giappone discussa alla Camera.

Formazione e dottorati sull'agricoltura di precisione

Sul fronte della formazione, il Dottorato Nazionale in Osservazione della Terra coordinato dalla Sapienza prevede un corso dedicato di 8 ore intitolato "Tecnologie a supporto dell'agricoltura di precisione", che copre remote sensing, modelli previsionali agronomici, sensoristica di campo e uso di dati satellitari per le decisioni aziendali. Nei seminari di Earth Observation dell'ateneo vengono inoltre presentati servizi di precision farming basati su osservazione della Terra, dall'irrigazione di precisione ai controlli sui contributi della Politica Agricola Comune.

Una tesi di dottorato depositata su Iris Sapienza definisce l'agricoltura di precisione come una strategia di gestione delle attività agricole, forestali e zootecniche basata su osservazione, misurazione e analisi dei dati, con l'obiettivo di dare a ogni pianta ciò di cui ha bisogno nel posto e nel momento giusto. L'approccio punta a massimizzare produzione e qualità riducendo gli sprechi di risorse, un tema che si intreccia con le politiche agricole UE tra PAC e PNRR.

Esiste anche un progetto di ricerca su Agricoltura 4.0 che confronta costi e benefici per le imprese agrifood che adottano strumenti digitali avanzati rispetto a quelle che operano con metodologie tradizionali. Il confronto riguarda direttamente la sostenibilità economica delle aziende, non solo quella ambientale, ed è l'elemento che lega la ricerca accademica alle scelte operative degli imprenditori agricoli.

Il quadro della cooperazione Italia-Giappone

Durante l'incontro alla Camera, la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni ha ricordato le attività di ricerca, formazione e mobilità internazionale avviate nel corso del suo mandato, tra cui la partecipazione al Forum dei rettori italiani e giapponesi nell'ambito di Expo 2025 Osaka e la firma di un memorandum d'intesa con la Kansai Medical University. Oltre alle tecnologie agricole, i settori al centro del confronto bilaterale includono intelligenza artificiale, mobilità sostenibile, biodiversità e medicina.

Tatsu Kinashi, presidente della Kansai Medical University, ha illustrato le sfide comuni ai due Paesi: invecchiamento della popolazione, riduzione della natalità, aumento delle patologie croniche e neurodegenerative, fragilità e sarcopenia, carenza di personale sanitario. Sono problematiche che riguardano anche il mondo rurale giapponese, dove la carenza di manodopera agricola ha già spinto verso soluzioni robotiche dedicate, come raccontato a proposito dei robot agricoli per sostenere gli agricoltori anziani.

Li Voti ha illustrato le collaborazioni scientifiche del dipartimento Sbai con importanti istituzioni giapponesi, tra cui la University of Tokyo, il Tokyo Institute of Technology e la Hokkaido University, su ambiti avanzati come fotonica, ottica, nanomateriali e tecnologie quantistiche applicate alla salute e alla sicurezza. Sul lato della difesa, Luisa Riccardi, vicedirettore nazionale degli Armamenti del ministero della Difesa, ha sottolineato la cooperazione tra Roma e Tokyo nel Global Combat Air Programme e nella collaborazione spaziale tra le agenzie Asi e Jaxa.

Perché interessa chi lavora in campo

Le attività descritte restano in larga parte su scala di ricerca e sperimentazione, non ancora prodotti commerciali pronti per il campo. Tuttavia la combinazione di remote sensing, robotica cooperante e modelli per le aree marginali rappresenta la base tecnica da cui derivano, con tempi più lunghi, le applicazioni che poi arrivano in azienda: sistemi di guida satellitare, sensoristica per l'irrigazione mirata, strumenti di tracciabilità di filiera.

Il collegamento tra ricerca universitaria e trasferimento tecnologico in agricoltura non è un fenomeno isolato alla Sapienza: lo stesso schema, dall'ateneo al campo, è già osservabile in altri contesti italiani, come nel caso dell'innovazione agritech dell'Università di Torino. Il progetto V.I.T.A., dedicato all'open innovation tra agritech e intelligenza artificiale per l'agricoltura sostenibile, segue una logica analoga di collegamento tra ricerca pubblica e applicazioni di campo.

Il memorandum con la Kansai Medical University e le collaborazioni con gli atenei giapponesi nel settore delle tecnologie quantistiche e della fotonica aprono inoltre la porta a strumenti di sensoristica più sensibile e meno costosa, un fronte che riguarda da vicino il monitoraggio delle colture e il controllo di qualità lungo la filiera agroalimentare italiana.