Porsche: 125.000 trattori che pochi ricordano
120.000 trattori, non 911: Porsche-Diesel nacque dal Volksschlepper di Ferdinand Porsche e finì a Renault nel 1963.
Dal 1956 al 1963 la Porsche-Diesel Motorenbau GmbH costruì nello stabilimento di Friedrichshafen-Manzell circa 120.000 trattori, un numero che oggi sorprende chi conosce Stoccarda solo per le auto sportive. La sigla Porsche compare sui trattori prima ancora che sulle vetture di serie. Il progetto nasce nel 1937, quando il governo tedesco affida a Ferdinand Porsche lo studio di un "trattore del popolo", il Volksschlepper.
L'incarico segue lo stesso schema del Maggiolino Volkswagen: un mezzo semplice, economico, prodotto in massa per un bisogno di massa. In questo caso il bisogno è la meccanizzazione delle campagne, ancora dominate da carri trainati da cavalli. Da quell'incarico nascerà una gamma di trattori che accompagnerà l'agricoltura europea per un quarto di secolo. Si tratta di una fase storica decisiva per molte aziende agricole.
Dai prototipi bellici alla gamma Porsche Diesel
Il primo modello, denominato 110, viene progettato in tempi record e seguito a breve dal 111. Entrambi montano un motore diesel bicilindrico raffreddato ad aria, concepito fin dall'inizio per l’impiego agricolo continuativo. La produzione parte a Waldbroel, in Germania, e durante la Seconda guerra mondiale prosegue con i modelli 112 e 113. Il 113 adotta un propulsore più grande e un cambio a quattro marce.
Nel dopoguerra la gamma si rinnova: la collaborazione con Allgaier porta al modello AP17, con motore diesel a due cilindri da circa 18 cavalli progettato da Porsche e prodotto su licenza. Il 312 da 20 cavalli, il cosiddetto Plantation Tractor, arriva in un secondo momento come evoluzione di questa base tecnica. Nel 1951 risultano già venduti oltre 5.000 trattori Porsche, un volume che spinge il marchio a proseguire da solo la produzione, ribattezzata "Porsche Diesel" negli anni di maggiore difficoltà finanziaria del gruppo.
Nel 1957 arrivano sul mercato i modelli Junior, Standard e Super, affiancati poco dopo dal Master a quattro cilindri. Si definisce così una famiglia scalare per cilindrata e potenza, pensata per adattarsi alle diverse dimensioni delle aziende agricole europee. Chi oggi si occupa di trattori storici e della loro evoluzione tecnica ritrova in questa scelta la stessa logica modulare adottata da altri costruttori del periodo.
Il legame con le auto sportive Porsche
Il filo che unisce i trattori diesel raffreddati ad aria alle future 911 non è solo suggestione. La soluzione tecnica del raffreddamento ad aria, adottata per ragioni di semplicità e robustezza in un mezzo agricolo destinato a lavorare in condizioni difficili, è la stessa che Porsche porterà avanti per decenni sulle vetture sportive di serie. Questa continuità tecnica resta una caratteristica distintiva fino agli anni Novanta.
Anche l'approccio progettuale, macchine semplici, affidabili, pensate per un uso intensivo e prive di fronzoli, richiama la filosofia applicata da Ferdinand e poi da Ferry Porsche insieme al capo progettista Karl Rabe alle vetture del marchio. Oggi i trattori Porsche-Diesel, come il Junior 108 prodotto tra il 1957 e il 1963, sono ricercati da una nicchia di collezionisti e compaiono in raduni dedicati anche alle macchine agricole storiche esposte durante le manifestazioni di aratura. I valori di mercato restano però distinti rispetto a quelli delle sportive coeve.
La parabola industriale si chiude nel 1963: la produzione di trattori termina per complicazioni finanziarie e la divisione trattori Porsche viene ceduta a Renault. Questa linea confluirà poi nello sviluppo che porterà a Renault Agriculture e in seguito a Claas. Resta un'eredità tecnica precisa, il passaggio dal raffreddamento ad aria pensato per il campo a quello che diventerà una firma delle sportive Porsche, un ponte fra due mondi che raramente vengono raccontati insieme.
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