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Piemonte, 820 milioni al rurale: chi guadagna davvero

750 milioni dal CSR 2023-2027, AKIS e Classyfarm: Piemonte spinge giovani under 40, Razza Piemontese e riso Carnaroli.

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

La Regione Piemonte destina circa 750 milioni di euro allo Sviluppo Rurale 2023-2027 tramite il Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) della Politica Agricola Comune, con oltre il 90% delle risorse già attivato su 50 interventi. A beneficiarne sono finora circa 20.000 aziende agricole su mezzo milione di ettari di superficie coltivata, con una quota di ricambio generazionale che in Piemonte raggiunge il 15% contro una media nazionale del 9%. I fondi coprono otto tipologie di intervento, dal sostegno ai giovani alla tutela ambientale.

Giovani agricoltori: bandi, requisiti e risultati

Il sostegno ai giovani agricoltori, definiti come chi ha al massimo 40 anni e possiede competenze professionali adeguate, punta a garantire continuità aziendale e innovazione. Il primo bando per l'insediamento, aperto nel 2023, è stato affiancato da un bando di investimento riservato agli under 40 già a capo di un'azienda, per permettere loro di avviare da subito un progetto imprenditoriale strutturato.

Piemonte, 820 milioni per lo sviluppo rurale 2023-2027
La Razza Piemontese conta circa 250.000 capi e rappresenta uno dei comparti più importanti della zootecnia regionale. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Il bando 2023 si è chiuso con 289 domande ammesse a finanziamento per un totale di 34,5 milioni di euro. Nel 2026 la Regione ha aperto un nuovo bando da 20 milioni, mentre l'ultimo bando sugli investimenti aziendali ha raccolto circa 1.300 domande alla scadenza. Molti giovani scelgono aree montane e di alta collina, contribuendo a ricostituire il tessuto sociale in zone marginali dove lo spopolamento è più marcato.

I dati sulla formazione dei nuovi insediati sono significativi: il 47% possiede un diploma di scuola superiore, di cui il 19% a indirizzo agrario, e il 17% una laurea, con il 5% in discipline agrarie. Questo profilo più qualificato rispetto alla media regionale spiega, secondo la Regione, la capacità dei giovani di intercettare innovazione e digitalizzazione nelle proprie aziende.

AKIS: conoscenza, consulenza e formazione per il settore

Il sistema AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System, in italiano Sistema della Conoscenza e dell'Innovazione Agricola) coordina in Piemonte una rete complessa di attori: Stato, Regione, aziende agricole, filiere, università, enti di ricerca, ordini professionali e organizzazioni di produttori. Le risorse dedicate ammontano a 42 milioni di euro, di cui 31 milioni per l'agricoltura e il mondo rurale e circa 11 milioni per il settore forestale.

Gli interventi AKIS finanziano servizi di consulenza alle imprese rurali, azioni dimostrative e informazione tecnica. Per i consulenti la formazione riguarda smart farming, gestione sostenibile della fertilizzazione, efficientamento idrico e i nuovi standard di benessere animale del sistema Classyfarm. Per gli agricoltori i temi prevalenti sono l'adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione economica d'impresa e la diversificazione produttiva, aspetti che si intrecciano con l'innovazione digitale promossa anche dall'Università di Torino nell'ambito dell'agritech.

La cooperazione rappresenta un ulteriore pilastro del sistema regionale, con un impegno specifico verso i Distretti del Cibo dell'area metropolitana e la cooperazione in vitivinicoltura, comparto in cui il Piemonte produce eccellenze riconosciute. Questo approccio integrato si inserisce nel più ampio disegno europeo delineato dalla Commissione europea, che l'8 settembre 2026 ha adottato una Comunicazione strategica su ricerca e innovazione agroalimentare con gli orizzonti AgRI 2040 e Food 2040.

Zootecnia, biologico e apicoltura: i numeri dei comparti

Il comparto bovino piemontese rappresenta circa il 14% del patrimonio nazionale, con circa 10.500 allevamenti di cui l'80% specializzato in razze da carne. La Razza Piemontese guida con circa 250.000 capi, cui si aggiungono 26.000 capi in aziende da latte o miste. Tra le razze di importazione spiccano la Blonde d'Aquitaine, con quasi 40.000 capi, e la Limousine, con circa 38.000 capi. Un intervento specifico legato al sistema Classyfarm ha erogato 10 milioni di euro nei primi tre anni di programmazione agli allevatori che migliorano le condizioni di stabulazione.

Il biologico conta circa 3.000 operatori, per lo più produttori esclusivi, sostenuti da 4 bandi per 54 milioni di euro dedicati a conversione e mantenimento. Gli allevamenti biologici sfiorano le 1.000 unità, in maggioranza bovini, con 9.583 capi, e ovicaprini, con quasi 6.000 capi. L'apicoltura merita una menzione a parte: con oltre 7.000 apicoltori e 215.500 colonie, il Piemonte è la prima regione apistica italiana, sostenuta da un sottoprogramma quinquennale che per il biennio 2026-2027 stanzia quasi 2 milioni di euro per formazione, lotta alle malattie dell'alveare e ripopolamento.

Riso, acqua e ambiente: le sfide del territorio

La risicoltura piemontese occupa circa 116.000 ettari, prevalentemente in aziende di media e grande dimensione, e rappresenta uno dei prodotti agricoli regionali più esportati: le varietà a chicco lungo A come Carnaroli e Arborio valgono circa 440 milioni di euro di export. La stagione 2025 è stata favorevole grazie al caldo secco estivo, ma il mercato resta esposto alla concorrenza dei prezzi asiatici, una pressione che la Regione affronta con un intervento specifico dedicato alla filiera.

La gestione idrica, affidata principalmente ai consorzi irrigui, sconta un minor accumulo di riserve nivali e deficit ricorrenti: per questo la Regione ha attivato interventi su investimenti irrigui, infrastrutture extra-aziendali e impegni specifici per le risaie, in linea con progetti come MountResilience per il risparmio idrico alpino. Approcci simili emergono anche a livello aziendale, come mostra l'irrigazione digitale che riduce consumi di gasolio e acqua o le tecnologie a sensori per colture idroesigenti come il pomodoro.

Sul fronte ambientale, gli interventi agro-climatico-ambientali hanno potuto contare nel 2025 su 50 milioni di euro ripartiti su bandi per semina su sodo, sostanza organica nei suoli, gestione di prati e pascoli permanenti e riduzione delle emissioni di ammoniaca. Le superfici interessate da inerbimento di colture e pascoli superano i 25.500 ettari, cui si aggiungono risaie, frumento tenero, vite e nocciolo tra le coltivazioni che beneficiano dei pagamenti per superficie legati alla tutela ambientale.