Seme di erba medica a 2,80 €/kg: scoppia la rivolta
2,80 €/kg nel 2026, agricoltori contro sementieri. Borsa Merci di Bologna a 330-340 €/t, Milano fino a 214 €/t
Il Comitato economico dell'Accordo interprofederale ha confermato per la campagna 2026 un prezzo orientativo di 2,80 euro al chilogrammo per il seme di erba medica certificato. La componente agricola contesta il livello, chiedendo un adeguamento che tenga conto dell'aumento dei costi di moltiplicazione sostenuti dalle aziende sementiere italiane.
Il confronto resta aperto tra chi coltiva e chi commercializza il seme, mentre la componente sementiera mantiene una posizione prudenziale in attesa di segnali più chiari dal mercato internazionale. Sullo sfondo pesano anche le quotazioni dell'erba medica disidratata, salite nelle ultime settimane sui listini di Bologna.
Come nasce il prezzo del seme a 2,80 €/kg
Nell'ultima riunione del Comitato economico si è discusso l'andamento produttivo e le prospettive di mercato della filiera sementiera. Il quadro agronomico della campagna 2026 viene giudicato complessivamente positivo, con rese e livelli qualitativi buoni, anche se le condizioni climatiche hanno prodotto un andamento regolare, senza risultati eccezionali rispetto alle annate migliori.
Su questa base tecnica la componente sementiera ha proposto di confermare il riferimento di 2,80 euro al chilogrammo, ritenendo prematuro un ritocco al rialzo finché non arrivano segnali più netti dai mercati esteri. È una scelta che riflette la cautela di chi deve collocare il seme certificato anche fuori dai confini nazionali, dove la concorrenza sui prezzi resta forte.
Chi valuta se puntare sul seme certificato rispetto all'autoriprodotto deve considerare che il prezzo orientativo non è un tetto invalicabile, ma un riferimento che orienta le trattative commerciali lungo tutta la stagione di semina e moltiplicazione.
Costi di moltiplicazione e richieste degli agricoltori
La componente agricola chiede un prezzo più elevato partendo da un dato concreto: i costi sostenuti dai moltiplicatori sono cresciuti in modo sensibile negli ultimi mesi. Come sintetizzano i rappresentanti del mondo produttivo, "un adeguamento sarebbe necessario innanzitutto per tenere conto dell'aumento dei costi sostenuti dai moltiplicatori", voce che include gasolio, concimi e manodopera per la trebbiatura del seme.
Il tema si intreccia con le dinamiche più ampie dei costi aziendali: chi organizza la raccolta con mezzi propri o tramite terzisti guarda anche alle tariffe dei contoterzisti agricoli per il 2026, cresciute in parallelo ai costi energetici che pesano su tutte le operazioni di campagna, dalla semina alla trebbiatura del seme certificato.
Il confronto sul valore della campagna 2026 va letto anche accanto ai listini dei foraggi: alla Borsa Merci di Bologna del 3 settembre 2026 l'erba medica disidratata in balloni veniva quotata tra 330 e 340 euro a tonnellata, mentre il fieno pressato a Milano si collocava tra 195 e 214 euro a tonnellata ad agosto, con rincari superiori al 5% nelle ultime settimane. Questi valori spiegano perché chi moltiplica il seme chiede un riconoscimento economico coerente con un mercato foraggero in tensione, dove anche le strategie sui costi dei mangimi per il 2026 influenzano le scelte di chi decide tra erba medica e colture alternative come mais o ibridi di mais a taglia bassa nella rotazione foraggera aziendale.
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