Vai al contenuto principale

Agronomi in stalla: norma Sqnba scatena rivolta dei veterinari

Tris 2026/0313/IT congela Sqnba fino al 25 settembre 2026: Masaf apre agli agronomi, Fnovi e Anmvi insorgono

agronomi-in-stalla-norma-sqnba-scatena-rivolta-dei-veterinari
Foto di: OmniTrattore.it

Il ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha proposto di allargare ai dottori agronomi alcune attività di controllo e certificazione negli allevamenti, finora riservate ai veterinari. La norma tecnica che dovrebbe attuare questa apertura, parte del Sistema di qualità nazionale per il benessere animale (Sqnba), è però bloccata: la procedura europea Tris ne sospende l'entrata in vigore fino al 25 settembre 2026.

Nel frattempo il confronto tra le organizzazioni professionali si è fatto acceso. Le principali sigle veterinarie, tra cui Fnovi, Anmvi e Sivemp, hanno trasmesso alla Commissione europea osservazioni formali contro l'apertura ai non veterinari nell'ambito della notifica TRIS 2026/0313/IT, mentre gli ordini dei dottori agronomi difendono il riconoscimento del proprio profilo fra i valutatori previsti dall'Allegato 1, Parte B, della regola tecnica.

Sqnba, cosa cambia per gli allevamenti con la nuova norma
ClassyFarm supporta la valutazione dei requisiti di benessere e gestione dell'allevamento attraverso procedure e indicatori standardizzati OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Sqnba e procedura Tris, cosa deve sapere l'allevatore

Il Sqnba è uno schema di certificazione volontaria che stabilisce requisiti tecnici per valutare il benessere degli animali negli allevamenti, lungo l'intera filiera zootecnica. È stato istituito con decreto interministeriale del 2 agosto 2022 da Masaf e Ministero della Salute, che ne hanno definito l'impianto generale rimandando i criteri operativi a una norma tecnica di dettaglio applicata ai disciplinari di specie.

Un primo testo coordinato della disciplina Sqnba è stato notificato a Bruxelles con procedura TRIS 2026/0075/IT il 16 febbraio 2026 ed è stato oggetto di obiezioni motivate della Commissione chiuse il 22 aprile 2026, con richiesta di riscrittura complessiva. Il nuovo progetto di regola tecnica, notificato come 2026/0313/IT il 24 giugno 2026, ha nuovamente attivato lo status quo fino al 25 settembre 2026, in attesa delle valutazioni definitive della Direzione generale Grow.

Una circolare Masaf del 30 giugno 2026, firmata dal capo Dipartimento della Politica agricola comune Giuseppe Blasi, ha annullato il termine di dodici mesi per l’adeguamento delle certificazioni calcolato sulla delibera Csaag del 22 settembre 2025. La nuova data di adeguamento per le aziende coinciderà con l'effettiva entrata in vigore della regola tecnica, che sarà comunicata con apposito avviso istituzionale dopo la conclusione dell’iter europeo.

Chi può fare il valutatore Sqnba in allevamento

La norma tecnica notificata riproduce in larga parte i contenuti del decreto del 2022 ma integra i requisiti professionali per chi effettua le valutazioni in azienda. L'Allegato 1, Parte B, individua i valutatori Sqnba come figure in possesso di specifica formazione sul benessere animale, esperienza documentata in allevamento e rapporto di indipendenza rispetto alle aziende verificate, elementi che valgono sia per i veterinari sia per gli altri profili ammessi.

Per le aree dei disciplinari riferite a salute, uso dei medicinali veterinari, biosicurezza e sorveglianza epidemiologica, le osservazioni di Fnovi, Anmvi e Sivemp chiedono che la regola affidi in via esclusiva la valutazione a professionisti con laurea in medicina veterinaria. Per le aree strutturali e gestionali, come spazi disponibili, pavimentazioni, sistemi di abbeverata e alimentazione, la proposta ministeriale consente un ruolo ai dottori agronomi che abbiano seguito specifici percorsi formativi riconosciuti.

Per chi gestisce l’azienda zootecnica, questo impianto si traduce in controlli che potrebbero coinvolgere valutatori con competenze diverse a seconda dell’area del disciplinare: veterinari sulle condizioni sanitarie e sui farmaci, agronomi o altri tecnici sulle strutture, sugli accessi al pascolo e sull’organizzazione della stalla. In ogni caso, il valutatore opera per conto di un organismo di certificazione accreditato, secondo check-list standardizzate e verificabili in sede di audit.

Veterinari e agronomi, uno scontro che pesa sull’operatività

Le organizzazioni veterinarie rivendicano la competenza esclusiva sulla valutazione dello stato di salute degli animali, sostenendo che solo la laurea in medicina veterinaria garantisca gli strumenti per giudicare condizioni sanitarie, uso dei farmaci e biosicurezza in allevamento. Temono che una certificazione con valutatori non veterinari riduca l’affidabilità del Sqnba agli occhi delle autorità sanitarie e dei partner di filiera.

Gli ordini dei dottori agronomi e forestali, dal canto loro, chiedono che il proprio ruolo sia riconosciuto sugli aspetti strutturali, gestionali e organizzativi degli allevamenti, ambiti in cui rivendicano una competenza tecnica specifica che va oltre la sola dimensione sanitaria. Nel confronto pubblico sottolineano che gli obiettivi di benessere animale e sostenibilità richiedono valutazioni anche su densità di stabulazione, superfici di esercizio e gestione dei ricoveri.

Per chi coltiva e alleva, la sospensione Tris fino al 25 settembre 2026 significa che, nell’immediato, restano validi i requisiti già approvati per l’accesso ai premi legati al Sqnba e ai relativi ecoschemi. Conviene però monitorare l’esito dell’iter europeo, che potrà modificare i profili professionali coinvolti nei controlli, e restare aggiornati sulle ricadute operative insieme agli approfondimenti su gestione dei dati di benessere animale in ClassyFarm e su controllo dei mangimi negli allevamenti.

Sul piano sindacale, la tensione resta alta: le rappresentanze veterinarie hanno già avvertito che, se il governo confermerà l’impianto che apre a valutatori non veterinari nelle aree sanitarie, attiveranno le vie legali. Un contenzioso successivo alla chiusura della procedura Tris allungherebbe ulteriormente i tempi di certezza per gli allevatori, chiamati nel frattempo a programmare investimenti in stalle più sostenibili e a seguire l’evoluzione delle norme europee sul biocontrollo in agricoltura.