Settembre a rischio: cantieri fermi senza 20 miliardi
Pnrr al capolinea, Matteo Salvini e Ance chiedono 20 miliardi: cantieri a rischio da settembre 2026, Pmi ferme all'8,3%.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza chiude la fase attuativa entro il 2026 e lascia scoperti almeno tre fronti: cantieri, digitale e agricoltura. Secondo il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, senza uno scostamento di bilancio da almeno 20 miliardi di euro in manovra, a settembre 2026 decine di cantieri rischiano il fermo per il caro materiali. Le imprese chiedono continuità, non un nuovo annuncio.
Fine del Pnrr e rischio di vuoto negli investimenti pubblici
Il rischio più immediato riguarda i cantieri già avviati con fondi del Pnrr ma non ancora conclusi. Come riportato da ANSA il 25 agosto 2026, l'Ance e lo stesso ministro Salvini avvertono che senza risorse aggiuntive per compensare l'aumento dei costi dei materiali, molte opere pubbliche resteranno bloccate a partire da settembre 2026. La richiesta al Governo è uno scostamento di bilancio da 20 miliardi di euro.
Ance Torino, in un'analisi territoriale del 1° luglio 2026, segnala un problema più ampio: conclusa la fase Pnrr, manca una strategia industriale di lungo periodo per le costruzioni. Il timore, spiegato in un servizio ANSA Piemonte, è che il calo dei bandi delle grandi stazioni appaltanti diventi strutturale, non congiunturale, trascinando con sé filiera e occupazione.
Costruzioni e infrastrutture tra caro materiali, ritardi e continuità
Gli investimenti pubblici in costruzioni sono saliti al 3,8% del Pil grazie a un'iniezione di oltre 170 miliardi di euro. Il settore ha raggiunto un'incidenza del 12% sul Pil nazionale, che sale al 20% considerando l'intera filiera, con un incremento stimato di 350mila posti di lavoro. Una crescita di questa portata rende il rallentamento post-Pnrr particolarmente sensibile per occupazione e indotto.
Il caro materiali resta il nodo più urgente da sciogliere. Le imprese denunciano ritardi nei pagamenti che si sommano all'aumento dei costi di calcestruzzo, acciaio e bitume registrato negli ultimi due anni. Un report del Centro Studi Ance Brescia-Cremona-Mantova del 27 febbraio 2026 indica come leve di rilancio la digitalizzazione dei cantieri, la rigenerazione urbana e la semplificazione normativa, per evitare un vuoto di sviluppo dopo l'esaurimento dei fondi europei.
Transizione digitale dopo il Pnrr e piano industriale per il settore
Il mercato digitale italiano ha raggiunto 84,4 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 3,4%. Per il 2026 è previsto un aumento a 87,4 miliardi, mentre l'impatto diretto del Pnrr proseguirà solo fino al 2027, con una progressiva riduzione delle risorse pubbliche dedicate alla trasformazione tecnologica delle imprese.
Tra le misure ancora attive, la Missione 1 del Pnrr destina 900 milioni di euro alla migrazione dei sistemi della pubblica amministrazione verso il cloud, mentre il Fondo Nuove Competenze 3 ha ricevuto un rifinanziamento di 125 milioni di euro a gennaio 2026 per sostenere la formazione digitale nelle imprese. Un segnale di continuità arriva anche dalla gara Consip "Digital Transformation", pubblicata il 29 gennaio 2026 per un valore di 1,2 miliardi di euro.
Sul fronte delle piccole e medie imprese, però, i dati restano deboli: secondo il rapporto Confapi su 2.000 Pmi industriali, riportato da ANSA il 28 agosto 2026, solo l'8,3% del campione ha effettuato investimenti in transizione digitale e ambientale nel primo semestre 2026, segnalando un rischio concreto di sotto-utilizzo degli incentivi di Transizione 5.0. I centri di trasferimento tecnologico del Ministero delle Imprese restano uno degli strumenti attivi per accompagnare le Pmi nella transizione.
Agricoltura, scuola e ricerca: le proposte in campo
Il Pnrr ha erogato in agricoltura investimenti per 8,9 miliardi di euro, in gran parte attraverso la misura Agricoltura 4.0, dedicata alla meccanizzazione e alla digitalizzazione delle aziende agricole. La Legge di Bilancio 2026 ha reintrodotto un credito d'imposta Agricoltura 4.0 con una dotazione di 2,1 milioni di euro per il 2026, importo che le organizzazioni di settore giudicano insufficiente rispetto al fabbisogno delle imprese agricole.
Confagricoltura chiede quindi di rafforzare lo stanziamento portandolo ben oltre i 100 milioni inizialmente ipotizzati, con l'obiettivo di avvicinarsi ad almeno un miliardo di euro per sostenere gli investimenti nella nuova programmazione. La misura richiede anche un decreto attuativo per diventare operativa, con il rischio che il credito d'imposta non sia disponibile nei primi mesi del 2026 proprio mentre molte aziende devono pianificare gli acquisti di macchine e tecnologie.
Coldiretti propone di estendere la misura a tutte le aziende agricole con un orizzonte temporale pluriennale, per rilanciare meccanizzazione, digitalizzazione e robotizzazione del settore. Il tema si intreccia con le difficoltà già segnalate sul rischio di riduzione dei fondi europei per l'agricoltura, mentre resta aperto il nodo della gestione del rischio con strumenti come il piano assicurativo integrato per le imprese agricole.
Su scuola, università e ricerca l'allarme è documentato da una lettera aperta della Rete delle Società Scientifiche Italiane, che a fine 2025 risultava sottoscritta da oltre 130 società scientifiche. Il documento chiede di mantenere gli investimenti allo 0,7% del Pil, pari a circa 15 miliardi di euro, e segnala il rischio che circa 12mila ricercatori assunti con fondi Pnrr non trovino continuità occupazionale senza un adeguato rifinanziamento strutturale.
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