“L’agricoltura non serve a niente”? Sacchetto contro Feltri
Claudio Sacchetto contro Stefano Feltri: 80 miliardi nel 2025, export oltre 70 miliardi, siccità e Pac al centro
La replica di Claudio Sacchetto alle frasi televisive di Stefano Feltri rimette al centro il peso dell’agricoltura nella società italiana, in un’estate segnata da siccità, tensioni sui redditi agricoli e dati macroeconomici poco favorevoli al settore primario. Il consigliere regionale piemontese, alla guida della Commissione Agricoltura, contesta la narrazione di un comparto inutile e solo inquinante.
Nel testo diffuso il 18 agosto, Sacchetto insiste sul fatto che milioni di italiani mangiano ogni giorno grazie al lavoro di agricoltori spesso descritti come “inutili” e “inquinatori sussidiati”. La risposta arriva dopo giorni di critiche alle parole pronunciate da Feltri in tv e si inserisce in un dibattito dove esponenti politici e mondo agricolo rivendicano il ruolo economico e sociale della produzione primaria.
Sacchetto replica a Feltri
Nella sua replica, Sacchetto definisce l’agricoltura una componente fondamentale della Nazione e della società italiana, non solo per il Pil ma per la funzione di garanzia dell’alimentazione quotidiana. Il passaggio chiave è la contestazione diretta all’idea che gli agricoltori “non servano a niente” e che il settore debba essere considerato solo tra i più inquinanti.
Sacchetto sottolinea che il mondo agricolo riconosce l’esistenza di impatti ambientali, ma rivendica di essere il primo interessato a ridurli e ad adottare pratiche produttive migliori. La scelta di rispondere viene motivata non come volontà di alzare i toni, bensì come necessità di difendere il ruolo del settore primario nel Paese, in continuità con altre prese di posizione recenti.
Perché l’agricoltura conta nel dibattito
Il contesto economico aiuta a capire perché la definizione dell’agricoltura come settore “inutile” venga vissuta come uno strappo. Secondo dati sui conti economici dell’agricoltura, nel 2025 il valore della produzione del comparto agricoltura, silvicoltura e pesca ha superato gli 80 miliardi di euro, con l’Italia in testa nell’Unione europea per valore aggiunto agricolo.
Nello stesso anno il sistema agroalimentare, che somma produzione primaria e industria di trasformazione, ha raggiunto circa 89 miliardi di euro e un export agroalimentare oltre i 70 miliardi. All’interno di questo quadro, il vino da solo vale più di 4,6 miliardi pari a una quota rilevante delle colture legnose, mentre le colture industriali superano i 6 miliardi, numeri che ridimensionano l’idea di un settore marginale.
Questi dati economici si affiancano alle funzioni non di mercato che gli operatori richiamano nelle loro repliche, dal presidio del territorio alla sicurezza alimentare. Posizioni analoghe erano già emerse in altre discussioni sulla centralità del lavoro agricolo a partita Iva e nelle analisi sulle tensioni tra governance europea e agricoltura, a conferma di un disagio strutturale rispetto a come il settore viene rappresentato.
Il contesto della presa di posizione
La lettera di Sacchetto arriva dopo le parole pronunciate l’11 agosto da Feltri in una trasmissione televisiva, quando l’agricoltura è stata descritta come settore che “non serve a niente” popolato da “quattro gatti” tenuti in vita dai sussidi. Nei giorni successivi, agricoltori, agroecologi e rappresentanti politici, come il senatore Giorgio Maria Bergesio, hanno definito distorta quella rappresentazione, accusandola di confondere agroindustria e agricoltori che presidiano i territori.
Lo scambio avviene mentre i numeri congiunturali indicano una fase in cui il valore aggiunto dell’agricoltura risulta in flessione rispetto ai servizi, e i report sui danni della siccità stimano perdite agricole per oltre 1,5 miliardi di euro. In parallelo crescono le pressioni su clima e redditività, come mostrano le mobilitazioni recenti contro siccità e caldo estremo e il confronto sulle prossime riforme della Politica agricola comune, fattori che spiegano perché il mondo agricolo reagisca con forza alle narrazioni che lo riducono a costo ambientale.
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