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Valle d’Aosta senza nuovi parchi solari: perché lo spreco?

Morfologia alpina, centralità dell’idroelettrico e sviluppo di CER condizionano il fotovoltaico in Valle d’Aosta

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Foto di: OmniTrattore.it

In Valle d’Aosta la crescita del fotovoltaico resta lenta rispetto al potenziale, mentre idroelettrico e idrogeno assorbono gran parte dell’attenzione e degli investimenti. Per aziende agricole e piccole imprese il rischio è di leggere questo scenario come un “non conviene” al solare, rinunciando a opportunità su tetti, coperture e agrivoltaico che invece hanno margini tecnici ed economici concreti in un territorio alpino come questo.

Perché il fotovoltaico arranca in Valle d’Aosta

La produzione da rinnovabili in Valle d’Aosta è dominata dall’idroelettrico, che copre la quasi totalità della potenza installata, e il gruppo CVA, controllato dalla Regione, concentra qui i principali investimenti di revamping delle centrali, con interventi di grande scala come l’adeguamento di Hône 2. Il fotovoltaico regionale, pur presente con centinaia di impianti diffusi, resta marginale in termini di potenza rispetto al potenziale solare complessivo evidenziato da studi regionali e nazionali.

Fotovoltaico in Valle d’Aosta, potenziale e limiti attuali
Fotovoltaico e territorio alpino: in Valle d'Aosta il solare può trovare nuovi spazi soprattutto sulle coperture e nelle aree già infrastrutturate OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Secondo l’ultimo report nazionale di Legambiente sulle rinnovabili, la Valle d’Aosta è tra i territori più distanti dagli obiettivi al 2030 per nuova potenza da fonti pulite. Nel caso del fotovoltaico, viene sottolineato che, a fronte di installazioni cumulate nell’ordine di alcune decine di megawatt, la traiettoria richiesta al 2030 è di 328 megawatt, con un avanzamento effettivo pari a circa il 7% del target e un ritardo stimato di oltre 44 anni. Il quadro è aggravato dal fatto che, fino a tempi recenti, non risultavano grandi parchi in pipeline regionale.

I tecnici della Regione autonoma richiamano la necessità di definire parametri nazionali di equiparazione tra producibilità idroelettrica, geotermoelettrica e fotovoltaica, per misurare il contributo reale del sistema valdostano agli obiettivi nazionali. In questo contesto si inserisce il progetto “Fattoria Solare Pioule”, impianto fotovoltaico a terra da 2,249 megawatt nell’area ex tiro a volo di Saint-Vincent, per il quale la struttura regionale competente ha già rilasciato l’Autorizzazione unica a CVA Eos e a Deval per la linea di connessione. L’intervento, presentato in Consiglio Valle con conclusione lavori attesa entro fine 2026, rappresenta un caso ancora isolato rispetto al peso del revamping idroelettrico e dei progetti su idrogeno verde nella programmazione energetica.

Potenziale solare in montagna e ruolo di tetti e capannoni

La radiazione solare in Valle d’Aosta non è omogenea, ma le mappe ENEA di Solaritaly sul potenziale fotovoltaico mostrano che numerose vallate e versanti ben esposti dispongono di livelli di irraggiamento utili a un fotovoltaico agricolo efficiente. La pubblicazione ENEA sulla radiazione globale al suolo conferma che, pur con differenze di quota e orientamento, il territorio alpino offre valori paragonabili o superiori ad aree pedemontane del Nord Ovest se si privilegiano esposizioni ottimali su coperture e infrastrutture.

Un comunicato ENEA su scenari nazionali stima che installando impianti su una quota limitata delle superfici di tetto residenziali italiane sarebbe possibile coprire gran parte dei consumi elettrici del settore domestico, includendo anche regioni alpine come la Valle d’Aosta tra quelle analizzate, dato richiamato nel documento in inglese su fotovoltaico e fabbisogni elettrici residenziali. Per aziende agricole, allevamenti e piccoli trasformatori, la situazione è analoga: stalle, fienili e nuovi capannoni rappresentano la prima superficie logica.

I dati ENEA sugli interventi di efficienza energetica (file RAEE dedicato alla regione) riportano già una certa estensione di pannelli solari installati su edifici valdostani grazie a incentivi, segno che la tecnologia è presente, anche se su scala ridotta rispetto al potenziale. Per chi gestisce aziende agricole o agromeccaniche, la combinazione tra tetti esistenti, nuove coperture e strutture leggere in area produttiva può consentire ampliamenti senza consumo di suolo agricolo, integrandosi con ristrutturazioni e nuovi investimenti in magazzini e ricoveri macchine.

Agrivoltaico e conflitto apparente con l’agricoltura

Il conflitto tra fotovoltaico e agricoltura in Valle d’Aosta è soprattutto un tema di uso del suolo per impianti a terra. Il rapporto ambientale regionale del 2014 indicava già allora oltre un migliaio di impianti FV per alcune decine di megawatt, diffusissimi su tetti ma con prudenza sulle superfici agricole, scelta oggi richiamata anche da ISPRA nel focus nazionale sui consumi di suolo da fotovoltaico a terra. In parallelo, a livello nazionale sono in crescita le soluzioni di agrivoltaico avanzato che permettono di mantenere colture e pascoli.

Il caso citato da Legambiente a Pomaretto, in Piemonte, mostra come vigneti su terrazzamenti storici possano convivere con pannelli elevati che funzionano anche come protezione da caldo estremo e grandine. Per la Valle d’Aosta, scenari simili riguardano vigneti eroici, meleti, piccoli frutti o orticole di fondovalle, con strutture leggere rialzate. Per orientarsi su regole, vincoli e pascoli montani, torna utile il quadro sulla normativa per agrivoltaico e rinnovabili in zona agricola, che richiama vincoli paesaggistici e servizi ecosistemici.

Sulla fiscalità e sugli schemi di incentivo restano centrali le regole nazionali applicabili anche agli operatori valdostani, comprese le indicazioni su reddito agrario, imputazione dei ricavi energetici e trattamento IVA per impianti al servizio dell’azienda. Le imprese che valutano un progetto agrivoltaico in zona A o B dei piani urbanistici comunali devono incrociare vincoli locali e linee guida nazionali, come illustrato nel quadro aggiornato su normativa fiscale e tecnologie agrivoltaiche, per costruire impianti che non pregiudichino il titolo agricolo dei terreni e l’accesso ad altri aiuti PAC.

Comunità energetiche, CER rurali e prossime mosse regionali

In assenza di una molteplicità di grandi parchi fotovoltaici autorizzati in Valle d’Aosta, lo sviluppo di comunità energetiche rinnovabili emerge come primo canale operativo per rafforzare il solare diffuso. Uno studio commissionato da CVA al Politecnico di Torino, richiamato anche nella programmazione regionale dei fondi europei, ha mappato aree idonee su edifici pubblici, PMI e capannoni, quantificando il potenziale per impianti FV in configurazioni di autoconsumo collettivo. Un successivo tool sviluppato con il Politecnico di Milano consente di analizzare potenza, produzione e consumi a livello di cabine primarie.

Nell’ambito del Programma regionale FESR 2021–2027, l’istituzione di specifici capitoli di bilancio a favore di imprese e amministrazioni locali mira a finanziare impianti da fonti rinnovabili inseriti in CER o gruppi di autoconsumatori, sulla base di un avviso approvato con deliberazione regionale nel 2025. Il progetto ENER-TER, avviato lo stesso anno e finanziato dal Programma Interreg Italia Francia ALCOTRA, include piloti per impianti FV in autoconsumo collettivo e la progettazione di un impianto fotovoltaico per il polo pubblico di Variney, segnale di un orientamento verso sistemi locali integrati.

Per le aziende agricole e agromeccaniche interessate a partecipare a CER o a configurazioni di autoconsumo, il primo passo operativo resta la valutazione del potenziale dei propri tetti e coperture, anche in relazione alle regole fiscali e alla connessione di impianti esistenti. In questo quadro, l’esperienza maturata con il fotovoltaico su stalle e capannoni nel Parco Agrisolare fornisce indicazioni utili su taglie impiantistiche, accoppiamento con consumi zootecnici, scelta di inverter e soluzioni di accumulo, replicabili anche in Valle d’Aosta dentro o fuori configurazioni di comunità energetica.