Scattano 1.140 milioni per olio, carne e cereali: primo sì
Coltiva Italia, Camera, 1.140 milioni: carne, olio e cereali al centro; Xylella, giovani e terreni abbandonati nel piano
Il primo via libera parlamentare al disegno di legge Coltiva Italia apre la prospettiva di oltre un miliardo di euro aggiuntivi per zootecnia da carne, olio d’oliva e cereali, con l’obiettivo di rafforzare la sovranità alimentare nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero. Il testo, approvato dalla Camera senza voti contrari e già licenziato dal Senato in prima lettura, punta a interventi strutturali sulle filiere e sul ricambio generazionale, con una programmazione che guarda all’operatività dei fondi a partire dal 2027.
Cosa prevede il Coltiva Italia dopo il primo sì
Il disegno di legge Coltiva Italia, collegato alla manovra di bilancio 2026–2028, è configurato come maxi piano pluriennale per il settore primario, con una dotazione complessiva che arriva a circa 1.140 milioni di euro, stando alle più recenti ricostruzioni giornalistiche. Secondo una sintesi di Omnitrattore, già nelle fasi precedenti il provvedimento prevedeva oltre 1 miliardo di euro concentrati su tre filiere prioritarie, cereali, zootecnia da carne e olivicoltura, come misura cardine per la sovranità alimentare nazionale.
Il passaggio alla Camera, con il voto favorevole di tutte le forze politiche, conferma il ruolo del testo come provvedimento “bandiera” del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare guidato da Francesco Lollobrigida. Dopo l’ulteriore lettura in Senato, prevista tra settembre e ottobre, l’obiettivo politico dichiarato è arrivare a un testo sostanzialmente blindato, in modo da consentire l’emanazione rapida dei decreti attuativi e rendere le risorse effettivamente disponibili nei primi mesi del 2027 per gli investimenti delle aziende agricole e delle filiere.
La strategia per la sovranità alimentare e le tre filiere
Il cuore del disegno di legge è la “Strategia per la Sovranità alimentare”, che secondo le ricostruzioni giornalistiche disporrà di una dotazione di circa 970 milioni di euro. Questa somma viene ripartita in tre pilastri principali: il programma “Allevamento Italia” per la zootecnia da carne, il Piano olivicolo nazionale e un capitolo dedicato alle filiere cerealicole considerate strategiche. Per ciascuno di questi assi sarebbe previsto, a grandi linee, uno stanziamento intorno ai 300 milioni di euro, con interventi orientati al rafforzamento produttivo e agli investimenti strutturali.
Le filiere interessate spaziano dai cereali di base come grano tenero, orzo e mais, alle proteine vegetali e alla linea vacca-vitello, fino all’olivicoltura, che nel Salento è colpita da anni dall’emergenza Xylella. Una quota delle risorse è indicata in rassegne stampa come destinata proprio alla rigenerazione del patrimonio olivicolo e a progetti di turismo rurale nelle aree più danneggiate. Sul capitolo cerealicolo, nel dibattito è stata sottolineata l’importanza di sostenere contratti di filiera anzitutto sul frumento, con l’obiettivo di stabilizzare i prezzi lungo la catena dal campo al molino.
Altre misure: giovani, Xylella, contratti di filiera e ricerca
Oltre agli stanziamenti sulle tre filiere, il Coltiva Italia contiene un pacchetto di misure orizzontali per accompagnare il ricambio generazionale e la modernizzazione del settore. Le ricostruzioni evidenziano la presenza di interventi specifici per l’ingresso dei giovani in agricoltura, inseriti direttamente nella struttura del disegno di legge come leve per facilitare subentri e nuovi insediamenti aziendali. In parallelo è prevista l’istituzione di un Commissario straordinario per la Xylella, con una dotazione dedicata per coordinare azioni di contenimento e rilancio produttivo nelle aree interessate dall’emergenza fitosanitaria.
Un altro capitolo rilevante riguarda il sostegno a enoturismo e oleoturismo, per i quali vengono indicati fondi specifici, e il rafforzamento dei contratti di filiera per il frumento, con l’obiettivo di dare stabilità ai prezzi e continuità alle forniture. Una parte delle risorse, secondo quanto riportato da diverse testate, è destinata anche alla ricerca e all’innovazione tramite il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), con l’ipotesi di nuove assunzioni di ricercatori a supporto delle aziende agricole sperimentali e del trasferimento tecnologico verso il territorio.
Impatto atteso per aziende, filiere e accesso alla terra
CREA e altri osservatori collocano il Coltiva Italia tra gli strumenti nazionali di rilancio del comparto agricolo, destinato a entrare in vigore a partire dal 2026 come cornice organica di sostegno a filiere e aziende. Un’analisi della Regione Piemonte segnala inoltre che l’articolo 9 del disegno di legge introduce per la prima volta un sistema nazionale strutturato per il recupero dei terreni agricoli abbandonati o “silenti”, tema particolarmente rilevante per aree interne e collinari dove l’abbandono colturale ha ridotto la base produttiva. Questo aspetto si collega direttamente agli obiettivi di sovranità alimentare, riportando in coltivazione superfici oggi inattive.
Il ruolo del piano nel mosaico complessivo degli strumenti finanziari per il settore emerge confrontandolo con altri canali come i fondi del PNRR destinati all’agricoltura e le misure della politica agricola comune. Secondo il Ministero dell’Agricoltura, sommando Coltiva Italia e gli interventi già approvati, gli investimenti complessivi sul settore primario nella legislatura in corso si avvicinano alla soglia dei 17 miliardi di euro. In questo quadro, la combinazione di risorse per filiere zootecniche, cerealicole e olivicole, strumenti per i giovani e recupero dei terreni abbandonati è destinata a incidere sia sulla struttura produttiva delle aziende sia sull’organizzazione delle catene del valore agroalimentari.
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