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Incendi 2025: il 40% dei roghi ha colpito terreni agricoli

Italia, Effis, Sicilia: quasi 100mila ettari bruciati nel 2025, 37mila agricoli. Il Mezzogiorno concentra il 95% dei danni.

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Foto di: OmniTrattore.it

Gli incendi che nel 2025 hanno bruciato quasi 100mila ettari in Italia, di cui circa il 40% su terreni agricoli, non sono soltanto un dato statistico ma un rischio operativo quotidiano per chi coltiva e alleva. Il 2025 è stato indicato dal Centro comune di ricerca della Commissione europea come la stagione di incendi più distruttiva mai registrata nell’Unione, con oltre due milioni di ettari colpiti. Nel 2026, tra il 1° gennaio e il 28 luglio, in Italia si sono già registrati oltre 1.070 grandi incendi boschivi con circa 741 km² percorsi dal fuoco e più di 66mila ettari bruciati, un dato che triplica la media storica e si avvicina ai livelli record del 2025.

Dimensione del problema per l’agricoltura italiana

Secondo le elaborazioni sui dati del sistema europeo Effis, nel 2025 in Italia sono bruciati quasi 100mila ettari complessivi e circa 37mila ettari di superficie agricola, pari a quasi il 40% delle aree colpite. La frequenza degli incendi è aumentata rispetto al 2024, con più di 1.700 episodi, ma di dimensione media inferiore rispetto ai grandi roghi boschivi tradizionali.

Incendi 2025, 40% dei roghi su terreni agricoli
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Foto di: OmniTrattore.it

La distribuzione geografica è estremamente squilibrata: il Mezzogiorno concentra circa il 95% della superficie nazionale bruciata, con Sicilia, Calabria e Campania che, secondo elaborazioni regionali, arrivano a raccogliere oltre il 70% della superficie forestale colpita. In Sicilia, per esempio, nei primi sette mesi del 2025 sono andati in fumo circa 16.900 ettari complessivi, di cui quasi 13mila di aree agricole, ponendo l’isola al primo posto nazionale per superficie distrutta ma con valori inferiori ai totali nazionali.

Cosa brucia: colture, oliveti, macchia e aree protette

Quando un incendio entra in area coltivata, non colpisce solo stoppie o pascoli marginali. Le analisi condotte su base Effis indicano che quasi un quarto della superficie agricola bruciata nel 2025 è costituita da vegetazione sclerofilla, cioè macchia mediterranea, arbusti sempreverdi e oliveti; in Sicilia questa quota arriva a circa un terzo. Episodi recenti nel Sud hanno mostrato la distruzione in poche ore di decine di piante di olivo e vigneti, con perdite produttive e paesaggistiche difficilmente recuperabili nel breve periodo.

Una quota rilevante degli incendi ricade anche dentro il sistema di aree protette Natura 2000, con oltre un quarto della superficie colpita concentrata in questi ambiti secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Nel 2025 l’aggiornamento sugli ecosistemi terrestri ha evidenziato che più del 30% della superficie totale bruciata, e quasi il 40% degli ecosistemi forestali percorsi dal fuoco, ricade in parchi e siti vincolati. Per un’azienda agricola inserita in questi contesti significa vincoli gestionali aggiuntivi, oltre a danni diretti ai pascoli e ai boschi cedui collegati alla filiera legna-energia.

Fattori di rischio in azienda e sul territorio

Le condizioni che alimentano gli incendi sono note: siccità prolungata, ondate di calore con temperature oltre i 40 gradi e vento forte che trasporta faville per centinaia di metri. Il Joint Research Centre, presentando i dati Effis, ha sottolineato come nel 2025 nell’Unione europea siano stati bruciati complessivamente oltre 2,2 milioni di ettari, con una forte incidenza nelle aree mediterranee secondo il report 2025 sugli incendi nell’UE. Per chi opera in campo, questi fattori climatici si sommano a inneschi spesso di origine antropica, volontaria o colposa.

Tra i rischi diretti rientrano le lavorazioni con macchine calde su stoppie secche, le fughe di scintille dai sistemi di scarico, l’accumulo di polveri combustibili su motori e organi in movimento e la presenza di sterpaglie lungo le capezzagne. Un incendio scoppiato nel 2025 in terreni agricoli adiacenti all’autostrada A14, nel Pescarese, ha richiesto l’intervento di mezzi aerei dei Vigili del fuoco, dimostrando come strade, elettrodotti e infrastrutture possano trasformarsi in sorgenti di innesco. Per ridurre questo rischio è utile richiamare anche le pratiche di prevenzione degli incendi in campo con la mietitrebbia, che restano valide per tutte le macchine con organi lavoranti e motori in zone aride.

Azioni pratiche di prevenzione per l’azienda agricola

Sul fronte aziendale la prevenzione parte dall’organizzazione del territorio e dalla riduzione del combustibile disponibile. Nelle aree a maggiore rischio è opportuno programmare fasce tagliafuoco sfalciate o lavorate con minima lavorazione lungo i confini, intorno a fabbricati, stalle e depositi di carburante, evitando continuità di combustibile tra seminativi, inerbimenti e boschetti. La gestione delle stoppie deve rispettare le ordinanze regionali sugli abbruciamenti: in un contesto di roghi in forte aumento, qualunque fuoco controllato va valutato con estrema prudenza, privilegiando trinciatura, interramento o pascolamento regolato.

Per quanto riguarda le macchine, cuscinetti, freni, scarichi e compressori vanno mantenuti in efficienza, con particolare attenzione alla rimozione quotidiana di paglia e polvere nelle aree calde. Se una combinazione di vento, caldo estremo e terreno arido ricorda le condizioni descritte negli scenari più critici del 2025, l’operatore dovrebbe evitare lavorazioni nelle ore centrali e mantenere sempre pronto un mezzo con botte d’acqua o estintori adeguati alla superficie in corso di lavoro. In un contesto di caldo estremo e danni ai raccolti nel 2026, integrare piani antincendio aziendali con formazione del personale e mappatura dei punti di approvvigionamento idrico rappresenta ormai una componente strutturale della gestione dell’azienda agricola moderna.