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Agricoltura -10,6% in 10 anni: crollano le aziende piccole

Dati InfoCamere 2016-2025: agricoltura perde oltre 10% imprese. Crescono solo società di capitali (+24%), -22% aziende giovanili

Agricoltura: 10 anni di calo, -10,6% di imprese
Foto di: OmniTrattore.it

Agricoltura: 10 anni di calo, -10,6% di imprese. Cresce solo la società di capitali
In dieci anni l'agricoltura perde oltre il 10% delle imprese. InfoCamere: crescono solo società di capitali (+24%), crollano aziende individuali e giovanili (-22%). Il settore fatica nella trasformazione.

Il tessuto imprenditoriale dell'agricoltura italiana ha vissuto un decennio di profonda trasformazione, caratterizzato da una contrazione significativa del numero di aziende e da un processo di ristrutturazione che ha premiato le imprese più organizzate a scapito delle forme tradizionali.

I dati elaborati da InfoCamere per il periodo 2016-2025 fotografano un settore in difficoltà strutturali, dove il calo complessivo del 10,6% delle imprese si accompagna a una polarizzazione tra aziende sempre più strutturate e piccole realtà in uscita dal mercato.

Agricoltura: 10 anni di calo, -10,6% di imprese

Agricoltura italiana in trasformazione: -10,6% di imprese in 10 anni. Crescono solo società di capitali (+24%), crollano aziende individuali e imprese giovanili (-22%). Il modello tradizionale dell'agricoltore individuale sta scomparendo. Dati InfoCamere 2016-2025

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Meno imprese agricole

L'agricoltura si posiziona tra i settori che hanno subito le contrazioni più pesanti nell'ultimo decennio. Con un calo del 10,6%, il comparto primario registra una performance negativa seconda solo alla manifattura (-14,6%) e al commercio (-13,7%). A differenza delle costruzioni, dove il calo è stato più contenuto (-2,9%) e non continuo grazie agli effetti del superbonus 2020-2021, l'agricoltura ha visto una diminuzione progressiva e costante durante tutto il periodo.

Questo dato assume particolare rilevanza considerando che lo stock complessivo delle imprese italiane è rimasto sostanzialmente stabile (solo -3,7%). Mentre altri settori, in particolare i servizi alle imprese (+12,5%) e alle persone (+11,6%), hanno compensato le perdite dei comparti tradizionali, l'agricoltura non ha beneficiato di questa dinamica di riequilibrio settoriale.

Estinzione dell'imprenditore agricolo tradizionale?

Il modello dell'azienda agricola individuale o familiare, quello che ha caratterizzato per decenni il panorama rurale italiano, sta progressivamente scomparendo. Le aziende individuali, pur rimanendo la forma giuridica più diffusa nel complesso dell'economia italiana (49,7% nel 2025), hanno subito un calo del 10% nell'ultimo decennio, scendendo dal 53,2% del 2016.

In agricoltura questa dinamica risulta ancora più accentuata. Le piccole aziende a conduzione familiare, storicamente il cuore pulsante del settore primario italiano, non riescono più a reggere la competizione con realtà più strutturate. Mancano le economie di scala necessarie per investimenti in meccanizzazione, difficoltà nell'accesso al credito bancario, impossibilità di sostenere i costi crescenti di adeguamento normativo: tutti fattori che spingono alla cessazione.

Ancora più drammatico il crollo delle società di persone (-23% nel decennio), forma giuridica che nel 2016 rappresentava il 17,1% delle imprese totali e nel 2025 è scesa al 13,7%. In agricoltura, dove le società semplici tra familiari erano tradizionalmente utilizzate per la gestione di aziende di medie dimensioni, questo dato testimonia la difficoltà di trasmettere l'impresa tra generazioni mantenendo forme societarie tradizionali.

Società di capitali: l'unica forma in crescita

In controtendenza rispetto al quadro generale, le società di capitali hanno registrato una crescita del 24% nel decennio, passando a rappresentare il 33,7% delle imprese nel 2025 contro il 26,2% del 2016. Si tratta di un'evoluzione verso modelli organizzativi più strutturati, maggiormente in grado di accedere al credito bancario, effettuare investimenti significativi e garantire continuità gestionale.

Nel settore agricolo, questa tendenza riflette la necessità di scale operative maggiori per rimanere competitivi. In molti settori ormai bisogna avere una scala di operatività per essere competitivio. La maggiore strutturazione è positiva se è sintomo di rafforzamento.

In agricoltura la strutturazione si traduce in aziende capaci di investire in meccanizzazione avanzata, sistemi di irrigazione moderni, strutture per la trasformazione e commercializzazione diretta. Realtà che non vivono più esclusivamente dei contributi PAC ma sviluppano strategie commerciali, diversificano le produzioni, integrano verticalmente la filiera.

Agricoltura: 10 anni di calo, -10,6% di imprese

Il modello tradizionale dell'azienda agricola familiare sta progressivamente scomparendo, sostituito da realtà più strutturate in forma di società di capitali capaci di investire in meccanizzazione e innovazione. Servono economie di scala per competere: chi non cresce, esce. Il futuro dell'agricoltura italiana sarà fatto di meno aziende ma più grandi e organizzate

Foto di: OmniTrattore.it

Il crollo dell'imprenditoria giovanile

Uno dei dati più preoccupanti per il futuro dell'agricoltura italiana riguarda il crollo delle imprese giovanili. Le aziende in cui più della metà delle cariche e quote di partecipazione è attribuita a under 35 sono scese da 608.000 nel 2016 a 473.000 nel 2025, con un calo del 22%. La loro incidenza sul totale è passata dal 10% all'8,1%.

Il declino demografico e l'emigrazione all'estero dei giovani con maggiori qualifiche contribuiscono certamente a questo fenomeno, ma in agricoltura si sommano problematiche specifiche. Il settore continua a essere percepito come poco remunerativo, con orari di lavoro incompatibili con la vita moderna, isolamento sociale nelle aree rurali e difficoltà nell'accesso alla terra per chi non proviene da famiglie agricole.

I fondi dedicati all'insediamento di giovani agricoltori, pur presenti nella programmazione comunitaria e nazionale, non sembrano sufficienti a invertire la tendenza. Manca l'attrattività complessiva del settore, schiacciato tra costi crescenti, prezzi alla produzione volatili e una redditività che fatica a competere con altri settori economici.

Imprenditoria straniera e femminile

In controtendenza rispetto al quadro generale, l'imprenditoria straniera (più del 50% delle cariche attribuite a persone non nate in Italia) è cresciuta del 18%, passando dalle 571.255 imprese del 2016 alle 673.103 del 2025. L'incidenza sul totale è salita dal 9,4% all'11,5%.

Nel settore agricolo, gli imprenditori stranieri stanno progressivamente occupando spazi lasciati liberi dagli italiani, particolarmente in alcune produzioni orticole intensive e nell'allevamento. Si tratta spesso di persone provenienti da Paesi con forte tradizione agricola che non hanno le stesse resistenze culturali degli italiani verso un settore percepito come faticoso e poco gratificante.

Le imprese femminili si sono invece mantenute stabili al 22% del totale. In agricoltura, la presenza femminile alla guida delle aziende rimane tradizionalmente contenuta, con alcune eccezioni in attività come l'agriturismo, la trasformazione di prodotti tipici e la vendita diretta, dove le competenze relazionali e organizzative risultano particolarmente valorizzate.