Grano duro: produzione italiana in ripresa nel 2025
Grano duro: produzione italiana in ripresa, il raccolto 2025 torna sopra quota 4 milioni di tonnellate
Grano duro: produzione italiana in ripresa, il raccolto 2025 torna sopra quota 4 milioni di tonnellate.
Dopo un 2024 segnato da rese deludenti, la campagna 2025 del grano duro italiano si apre con prospettive decisamente più incoraggianti.
Secondo le previsioni, la produzione nazionale supererà i 4,2 milioni di tonnellate, segnando un incremento di circa il 20% rispetto all’anno precedente con un segnale importante per l’intero comparto cerealicolo.
Grano duro: produzione italiana in ripresa, il raccolto 2025 torna sopra quota 4 milioni di tonnellate
Più superfici coltivate e meteo favorevole
Il ritorno alla crescita non è solo frutto della fortuna. A fare la differenza sono stati, da un lato, l’ampliamento delle superfici coltivate, che hanno registrato un aumento significativo su scala nazionale, e dall’altro, le condizioni meteo favorevoli in regioni strategiche come Sicilia, Basilicata e Puglia.
Rispetto alla media degli ultimi cinque anni, si parla di un raccolto più abbondante del 12%, un dato che restituisce ottimismo agli operatori del settore.
Attenzione ancora puntata sul meteo
Raffaele Drei, presidente di Fedagripesca Confcooperative, invita però alla prudenza: manca ancora più di un mese alla mietitura e non si possono escludere eventi climatici estremi in grado di compromettere i risultati attesi.
Tuttavia, il tono è fiducioso, anche perché la stagione è partita in salita ma ha saputo recuperare. Le semine hanno incontrato difficoltà diffuse: al Nord le piogge intense hanno causato ritardi e ristagni nei campi, mentre al Sud è stata l’assenza di pioggia in autunno a complicare l’avvio. L’inverno mite ha accelerato i cicli vegetativi, ma fortunatamente le piogge primaverili hanno garantito uno sviluppo regolare delle colture.
Rispetto alla media degli ultimi cinque anni, si parla di un raccolto più abbondante del 12%
Nord America in difficoltà
Mentre in Italia le previsioni sono positive, il contesto internazionale si presenta più incerto. Dopo un buon 2024, i principali esportatori di grano duro – in particolare Canada, Stati Uniti e Messico – si preparano a una contrazione significativa della produzione. Il calo delle rese in queste aree potrebbe non essere bilanciato dall’incremento in altri Paesi, contribuendo così a un possibile squilibrio tra domanda e offerta a livello globale.
Prezzi in ripresa?
Uno scenario di questo tipo potrebbe avere effetti diretti anche sulle quotazioni della materia prima in Italia. Dopo un lungo periodo di prezzi bassi, gli agricoltori potrebbero finalmente vedere una ripresa dei valori, più in linea con i costi di produzione e con il ruolo strategico che la coltivazione del grano duro ha nella dieta e nell’economia del Paese.
Come ricorda ancora Drei, i livelli attuali di prezzo non sono più sostenibili, e rischiano di mettere in discussione la redditività dell’intera filiera.
L’Italia resta dipendente dall’estero
Va però ricordato che l’Italia continua a non essere autosufficiente: il grano prodotto copre solo circa il 60% del fabbisogno nazionale. L’influenza del mercato internazionale resta quindi determinante, ma esistono margini per garantire condizioni più favorevoli ai produttori.
L’Italia continua a non essere autosufficiente: il grano prodotto copre solo circa il 60% del fabbisogno nazionale
Secondo Drei, la filiera della pasta – che resta una delle eccellenze italiane – ha margini per riconoscere un prezzo più equo agli agricoltori, specie se questi sapranno fare rete e puntare su forme di aggregazione e contratti di filiera, strumenti chiave per rafforzare la posizione negoziale e assicurare una maggiore stabilità economica.
In attesa della conferma definitiva dei raccolti, la campagna 2025 del grano duro italiano si presenta dunque con il vento in poppa. Ma sarà il meteo, come sempre, ad avere l’ultima parola.
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