Detassazione agricoltori 2026: confermati gli scaglioni
Legge Bilancio 2026 proroga agevolazione Irpef coltivatori diretti e Iap. Esenzione totale fino a 10mila euro, parziale fino a 15mila
La Legge di Bilancio 2026 conferma anche per il prossimo anno il regime agevolato di tassazione dei redditi fondiari per gli imprenditori agricoli professionali e i coltivatori diretti.
Il provvedimento interviene sul comma 44 della legge 232/2016, rinnovando per un altro anno un'agevolazione che rappresenta un sostegno concreto al reddito delle aziende agricole condotte in forma diretta.
L'evoluzione del sistema di tassazione agevolata
Il sistema di favore fiscale per i redditi dominicali e agrari degli agricoltori attivi è operativo dal 2017. Fino all'anno d'imposta 2023, l'agevolazione prevedeva la totale esclusione dalla formazione del reddito imponibile Irpef dei redditi fondiari conseguiti da imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti iscritti alla previdenza agricola.
Detassazione agricoltori 2026: viene rinnovata per un altro anno un'agevolazione che rappresenta un sostegno concreto al reddito delle aziende agricole condotte in forma diretta.
A partire dal 2024, il meccanismo è stato modificato introducendo un sistema a scaglioni progressivi che differenzia il trattamento fiscale in base all'ammontare del reddito. La proroga contenuta nel disegno di legge di Bilancio 2026 mantiene invariato questo sistema articolato, senza apportare ulteriori modifiche alla struttura degli scaglioni.
Come funziona il sistema a scaglioni
Il meccanismo prevede che i redditi dominicale e agrario, considerati congiuntamente, concorrano alla formazione del reddito complessivo secondo percentuali progressive: fino a 10.000 euro, concorrenza zero (esenzione totale); da 10.001 a 15.000 euro, concorrenza al 50% della parte eccedente i 10.000 euro; oltre 15.000 euro, concorrenza integrale al 100%.
In termini pratici, un agricoltore con redditi fondiari fino a 10.000 euro beneficia dell'esenzione completa dall'Irpef. Chi supera questa soglia versa l'imposta solo sulla quota eccedente, applicando le percentuali previste. Ad esempio, con un reddito di 12.000 euro, solo 1.000 euro (il 50% dei 2.000 euro eccedenti la prima soglia) concorrono a formare il reddito imponibile.
I requisiti per accedere all'agevolazione
L'ambito di applicazione dell'agevolazione rimane circoscritto alle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale, con iscrizione alla previdenza agricola. Il beneficio si estende anche ai soci di società semplici che operano in agricoltura, purché in possesso dei requisiti soggettivi richiesti.
Il meccanismo dell'agevolazione prevede che i redditi dominicale e agrario, considerati congiuntamente, concorrano alla formazione del reddito complessivo secondo percentuali progressive
Restano invece esclusi dall'agevolazione i soci di altre forme societarie, anche nel caso in cui queste abbiano optato per la determinazione catastale del reddito. Il beneficio fiscale è infatti riservato esclusivamente alle persone fisiche che esercitano direttamente l'attività agricola con la qualifica appropriata.
La particolare disciplina per le società semplici
L'applicazione della detassazione nelle società semplici agricole ha richiesto chiarimenti specifici da parte dell'Agenzia delle Entrate, che si è espressa con una FAQ dedicata durante l'anno d'imposta 2024.
Il meccanismo prevede che il calcolo della detassazione avvenga a livello di società. Il reddito attribuito ai soci in proporzione alle rispettive quote di partecipazione tiene quindi già conto dell'applicazione del sistema a scaglioni. Tuttavia, quando tra i soci figurano persone prive della qualifica di coltivatore diretto o Iap, si rende necessario un doppio intervento correttivo.
Da un lato occorre neutralizzare il beneficio per i soci non qualificati, compilando il quadro RO della dichiarazione dei redditi, poiché questi non hanno diritto alla detassazione. Dall'altro, la quota di esenzione che non può essere fruita dal socio privo di qualifica viene attribuita al socio qualificato, fino a concorrenza dei suoi redditi imponibili.
Un esempio pratico chiarisce il funzionamento. Una società semplice con reddito complessivo di 20.000 euro, dopo l'applicazione della detassazione a scaglioni, attribuisce ai soci 12.500 euro non imponibili e 7.500 euro imponibili. Con due soci al 50%, di cui uno Iap e uno senza qualifica, ciascuno riceve teoricamente 6.750 euro non imponibili e 3.750 euro imponibili.
Tuttavia, il socio privo di qualifica non può beneficiare della detassazione: tutto il suo reddito (10.000 euro) diventa quindi imponibile. La quota di detassazione che egli non può utilizzare (6.750 euro) viene trasferita al socio Iap, che può beneficiarne fino a concorrenza del proprio reddito imponibile. In questo modo il socio qualificato vede ridotto ulteriormente il proprio carico fiscale, recuperando il beneficio non fruibile dal socio non agricoltore.
Prospettive di semplificazione
Gli operatori del settore e i professionisti che assistono le aziende agricole hanno evidenziato come questo meccanismo di riattribuzione risulti complesso nella gestione pratica. Una possibile semplificazione potrebbe consistere nell'applicare la detassazione non a livello di società semplice, ma direttamente in capo a ciascun socio in base alla propria posizione soggettiva.
Questo eviterebbe i passaggi di neutralizzazione e riattribuzione, rendendo più lineare l'applicazione del beneficio. Tuttavia, al momento il disegno di legge di Bilancio 2026 non prevede modifiche in tal senso, limitandosi a confermare il meccanismo già in vigore.
Gli operatori del settore e i professionisti che assistono le aziende agricole hanno evidenziato come questo meccanismo di riattribuzione risulti complesso nella gestione pratica
L'impatto per le aziende agricole
La conferma dell'agevolazione rappresenta un elemento di continuità importante per la pianificazione fiscale delle aziende agricole condotte in forma diretta. Il sistema a scaglioni, pur introducendo una progressività rispetto all'esenzione totale precedente, mantiene un significativo vantaggio fiscale soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni.
Per le aziende con redditi fondiari contenuti entro i 10.000 euro, l'azzeramento dell'Irpef sui redditi dominicale e agrario si traduce in un risparmio d'imposta che può essere reinvestito nell'attività produttiva o nella gestione corrente. Anche per le fasce di reddito superiori, la parziale detassazione contribuisce a migliorare la redditività complessiva dell'impresa agricola.
La proroga annuale del beneficio, tuttavia, non consente una programmazione fiscale di lungo periodo. Gli operatori del settore auspicano una stabilizzazione definitiva del regime agevolato, che elimini l'incertezza legata alle proroghe anno per anno e permetta alle aziende di pianificare con maggiore serenità gli investimenti e lo sviluppo dell'attività.
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