Vai al contenuto principale

Cremona: vento a 126 km/h e grandine, mais colpito

Raffiche fino a 148 km/h e chicchi di 10 centimetri colpiscono il mais di secondo raccolto assicurato in provincia di Cremona e Mantova

cremona-vento-a-126-km-h-e-grandine-mais-colpito
Foto di: OmniTrattore.it

Le raffiche hanno toccato i 126 km/h tra Cremona, Castelverde, Sesto ed Uniti e Spinadesco nell'ultima ondata di maltempo che ha investito la provincia. Il Consorzio di difesa delle produzioni agricole di Cremona e Mantova ha già ricevuto le prime denunce di danno, concentrate sul mais di secondo raccolto ancora in campo.

Le grandinate hanno colpito Torre de' Picenardi, Pessina Cremonese, Isola Dovarese, Cremona, Pescarolo ed Uniti e Sospiro, mentre a Bonemerse, Castel Gabbiano, Gerre de' Caprioli, Malagnino e Stagno Lombardo il vento ha sfiorato i 119 km/h. Numerosi altri comuni hanno superato i 100 km/h, in una stagione già segnata dalle grandinate di luglio.

Raffiche a 126 km/h e grandine: la mappa dei danni

L'evento del 1° settembre 2026 si inserisce in un quadro già compromesso: tra il 28 e il 29 agosto una tromba d'aria accompagnata da grandine aveva investito il capoluogo, con il sindaco che aveva parlato di venti a circa 90 km/h e chicchi fino a 10 centimetri di diametro. In quell'occasione erano finite al pronto soccorso 43 persone, nessuna in codice rosso.

Cremona, vento a 126 km/h e grandine sul mais di secondo raccolto
Le campagne della provincia di Cremona sono state interessate da una nuova ondata di eventi estremi dopo le violente grandinate di luglio OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Nel Mantovano, colpito dalla stessa perturbazione, le raffiche avevano raggiunto punte di 148 km/h, danneggiando mais di secondo raccolto, soia, pomodoro da industria e uva. La stima dei danni diretti e indiretti, incluso il calo delle produzioni in campo per l'estate 2026, potrebbe superare i 60 milioni di euro secondo le prime valutazioni disponibili.

Regione Lombardia ha già annunciato la richiesta di estensione dello stato di emergenza per i danni da eventi climatici estremi anche alle province di Cremona, Mantova, Bergamo e Pavia, riconoscendo che il comparto agricolo ha subito perdite rilevanti insieme a infrastrutture e abitazioni.

Mais di secondo raccolto: la coltura più esposta

Il mais seminato dopo la raccolta di un cereale autunno-vernino si trova, a inizio settembre, in una fase vegetativa che lo rende particolarmente vulnerabile: molte altre colture erano già state raccolte al momento dell'evento, mentre il secondo raccolto restava ancora in campo. Questa sfasatura temporale spiega perché la concentrazione dei danni abbia colpito soprattutto questa coltura, insieme a soia e pomodoro da industria nelle aree contermini.

La gestione del rischio passa in gran parte dalle polizze agevolate contro la grandine sul mais, attivabili nell'ambito del sistema pluririschio finanziato dal Fondo di solidarietà nazionale. Il meccanismo, già operativo da anni tramite i consorzi di difesa, consente l'attivazione degli indennizzi quando gli eventi estremi si concentrano su colture ancora in vegetazione avanzata.

Le aziende agricole della zona avevano già subito danni dalle grandinate di luglio, un dato che pesa sulla sostenibilità economica di chi coltiva secondi raccolti: due episodi ravvicinati nella stessa annata riducono il margine di recupero produttivo. Il quadro normativo di vigilanza assicurativa, coordinato da IVASS sulla base del Codice delle Assicurazioni Private, resta lo sfondo entro cui si gestiscono questi sinistri agricoli.

Una stagione di eventi estremi ripetuti

Il caso cremonese si somma a un elenco di episodi che nel 2026 hanno colpito ripetutamente le stesse aree, aggravando la vulnerabilità dei cereali alle avversità atmosferiche già osservata su altre colture nella stessa annata. La ripetizione di grandinate e trombe d'aria a distanza di poche settimane complica le valutazioni di danno e la programmazione delle semine successive.

Per contoterzisti e tecnici delle cooperative, l'evento apre una riflessione più ampia sulle strategie organizzative delle aziende agricole di fronte al clima estremo, dalla scelta delle date di semina del secondo raccolto alla distribuzione territoriale del rischio tra più appezzamenti, temi che restano aperti mentre proseguono le stime dei danni nei comuni colpiti.