Vai al contenuto principale

Vendemmia 2026: Popillia può tagliare la resa fino al 50%

Popillia japonica, Canavese, Carema: rese fino a -50%, Nebbiolo rinviato e vendemmia 2026 parcella per parcella

vendemmia-2026-popillia-puo-tagliare-la-resa-fino-al-50
Foto di: OmniTrattore.it

A Pont-Saint-Martin, nel Canavese, Sara Manganone ha già avviato la raccolta del Pinot: le prime uve arrivano in cantina prima del previsto, ma non tutte hanno completato la maturazione. "L'attacco della Popillia, per quanto ci riguarda, non ha intaccato il lato quantitativo, ma qualitativo", spiega. "La parte di apparato fogliare non è riuscita tanto a fare la fotosintesi e quindi l'uva non è del tutto matura".

Il caso non è isolato. In diverse aree del Nord-Ovest la Popillia japonica, coleottero da quarantena per le piante disciplinato dal Regolamento (UE) 2016/2031 e dal Regolamento di esecuzione (UE) 2019/1702 che lo inserisce tra gli organismi da quarantena prioritari, nonché dal Regolamento di esecuzione (UE) 2023/1584 che stabilisce le misure specifiche di prevenzione, eradicazione e contenimento nelle aree delimitate dell’Unione, si somma allo stress idrico già in corso. Dino Bonin, dell'omonima azienda agricola, descrive una stagione "peggiore rispetto allo scorso anno", con le trappole installate troppo tardi per contenere il primo picco di attacchi.

Popillia japonica e vendemmia 2026, effetti su uva e rese
La Popillia japonica si alimenta dell'apparato fogliare della vite: nei vigneti più colpiti la defogliazione può ridurre la capacità fotosintetica della pianta e compromettere la maturazione delle uve OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Popillia japonica, impatto su rese e maturazione

Il meccanismo di danno passa dalle foglie, non direttamente dal grappolo. Gli adulti del coleottero si nutrono di apparato fogliare, fiori e frutti, e nei vigneti più colpiti la defogliazione estiva ha costretto le viti a rigenerare le foglie apicali. Luciano Zoppo Ronzero, dell'Azienda Agricola Pianta Grossa, osserva che gli attacchi stavano già calando quando sono state posizionate le trappole: "I vigneti più colpiti hanno sviluppato nuovamente le foglie apicali, ma resta il dubbio che le uve riescano comunque ad arrivare a completa maturazione".

Coldiretti ha segnalato la specie come una delle emergenze parassitarie più gravi nei campi del Nord Italia, con diffusione ormai consolidata in Piemonte e Lombardia. In altre regioni, come Veneto e Liguria, secondo il Servizio fitosanitario nazionale si registrano invece focolai più recenti, con aree delimitate dove si applicano misure di eradicazione e contenimento aggiornate anche dal Regolamento di esecuzione (UE) 2025/1313 e dal Piano di emergenza nazionale rivisto con decreto ministeriale del 3 luglio 2026. Nelle zone piemontesi più colpite le rese calano fino al 20% per l'effetto combinato di caldo e siccità, mentre nel Canavese infestato la riduzione produttiva può arrivare al 50%, con acini piccoli e grappoli radi.

Stress da caldo e coleottero: cosa succede in vigna

La combinazione dei due fattori non è additiva ma moltiplicativa. Le viti avevano già ridotto il metabolismo da maggio-giugno per la siccità, con acini più piccoli e grappoli più radi; l'infestazione sull'apparato fogliare aggrava lo stress fisiologico proprio nella fase in cui la pianta dovrebbe destinare energia alla maturazione degli zuccheri. Chi gestisce la difesa fitosanitaria contro la Popillia japonica deve quindi calibrare gli interventi sulla finestra di volo degli adulti, non solo sulla presenza delle larve nel terreno.

Sul fronte organizzativo, i produttori stanno scaglionando le date di raccolta varietà per varietà. A Carema la vendemmia delle uve bianche Chardonnay ed Erbaluce parte questa settimana, mentre Matteo Bosonetto, della Cantina Produttori di Carema, prevede di staccare i primi grappoli di Nebbiolo "intorno a metà settembre, rimandando il resto tra la fine del mese e l'inizio di ottobre". La vendemmia di Petite Arvine è fissata a metà settembre, quella del Nebbiolo base spumante segna un anticipo di circa una settimana o dieci giorni rispetto alle annate passate.

Questo scaglionamento richiede un monitoraggio più fitto in campo, con campionamenti mirati sulle piante che hanno subito la defogliazione più marcata per verificarne davvero lo stato di maturazione prima di fissare la data di raccolta. Le stesse valutazioni incidono sulla pianificazione dei turni di raccolta in condizioni di caldo estremo, dato che le squadre devono essere pronte a intervenire su appezzamenti con tempistiche disallineate rispetto al calendario tradizionale. Anche la gestione delle uve sane nella vendemmia anticipata 2026 passa da una selezione più attenta parcella per parcella, per separare i lotti compromessi sul piano qualitativo da quelli che hanno raggiunto una maturazione regolare.