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Serre idroponiche abbandonate a Scandolara: progetto naufragato

Scandolara Ravara, SP85, serre idroponiche incompiute: fallisce la ditta esecutrice, il cantiere si ferma, resta il nodo del riuso

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Foto di: OmniTrattore.it

Lungo la SP85 di Scandolara Ravara una batteria di serre idroponiche incompiute, telai metallici e vasche vuote racconta oggi un progetto fermo, legato al fallimento della ditta esecutrice. L’impianto, concepito per orticole in coltura fuori suolo, è rimasto senza produzione né manutenzione, con un evidente spreco di capitale e suolo agricolo.

Questo naufragio arriva mentre l’idroponica è presentata come risposta alla siccità e alla richiesta di ortaggi 12 mesi l’anno, e mentre in altre aree impianti simili lavorano a pieno regime. Il contrasto tra potenzialità della tecnologia e cantiere abbandonato pone domande concrete su pianificazione, partner industriali e sostenibilità economica delle serre idroponiche professionali.

Scandolara, flop serre idroponiche e lezioni per le aziende
Didascalia: Dalle serre incompiute di Scandolara Ravara agli impianti idroponici ad alta tecnologia: la coltivazione fuori suolo richiede investimenti, gestione tecnica e continuità produttiva per trasformare il risparmio d’acqua in un modello economicamente sostenibile. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Serre idroponiche di Scandolara Ravara, cosa è successo davvero

Nel caso di Scandolara Ravara il progetto prevedeva serre per ortaggi fuori suolo lungo la SP85, con strutture portanti già installate e predisposizioni per impianti idrici e fertirrigui. Il fallimento dell’azienda incaricata della realizzazione ha interrotto i lavori, lasciando un impianto non operativo senza gestione tecnica né presidio aziendale locale strutturato.

Oggi le serre risultano abbandonate, con vegetazione spontanea che invade le aree di lavoro e materiali esposti alle intemperie, mentre a livello nazionale esistono aziende idroponiche funzionanti, come quella di pomodoro descritta dal TGR Basilicata. In termini di stato dell’arte, il sito sulla SP85 rappresenta un caso di fallimento gestionale, non un limite della tecnologia idroponica nel suo complesso.

Numeri, promesse e limiti del progetto idroponico sulla SP85

Il progetto di Scandolara si inseriva nella categoria delle colture protette fuori suolo, riconosciute dal codice ATECO 01.13.12 per ortaggi e meloni, quindi assimilabili ad attività agricola anche dal punto di vista statistico e fiscale. Con la riforma del Testo Unico delle Imposte sui Redditi in vigore dal 2027, queste coltivazioni rientrano nel reddito agrario in determinate condizioni di superficie e immobili.

Sul piano industriale, l’impianto era pensato come serra intensiva continua, sulla scia dei nuovi progetti ad alta automazione oggi diffusi, che richiedono controllo costante di conducibilità elettrica, pH e microclima. Senza capitali adeguati per completare strutture, impianti di climatizzazione e sistemi di dosaggio, il modello economico si è rivelato fragile, con costi fissi pronti a partire ma nessun flusso di cassa produttivo.

Quando una serra idroponica è sostenibile

Una serra idroponica professionale è sostenibile quando abbina un progetto tecnico completo, partner affidabili e una programmazione colturale continua con mercati definiti. A differenza dell’orticoltura in pieno campo, come nelle colture di pomodoro irrigate con strategie mirate contro la siccità descritte per l’irrigazione del pomodoro 2026, l’idroponica vincola l’azienda a investimenti e costi energetici costanti.

  • Progettazione degli impianti idrici, fertirrigui e di climatizzazione dimensionata al calendario colturale previsto.
  • Monitoraggio frequente di EC e pH, con personale formato o consulenza continuativa.
  • Contratti di conferimento o canali commerciali capaci di assorbire produzioni continuative.
  • Capitale circolante sufficiente a coprire almeno i primi cicli colturali senza dipendere dal solo cantiere.
  • Scelta di substrati inerti o soluzioni pure coerente con la capacità di gestione interna.

Recupero e bonifica delle serre incompiute, opzioni per imprese agricole

Strutture come quelle di Scandolara, rimaste allo stato di scheletro metallico e basamenti, pongono il tema del riuso o della bonifica. Un’opzione è completare parzialmente l’impianto convertendo alcune campate a serra tradizionale con coltivazioni in suolo, riducendo l’investimento tecnologico rispetto al fuori suolo, come già avviene in aziende che puntano su orticole irrigate a goccia o su colture estensive gestite in stress idrico controllato.

Un’altra via è la riconversione verso colture meno esigenti in infrastrutture, come quelle estensive alternative illustrate per la quinoa in Italia, oppure la demolizione selettiva con riciclo dei materiali, valutando eventuali costi di smaltimento di substrati o plastiche se già presenti. In ogni caso il confronto tra investimenti residui, mercato e disponibilità idrica, come per l’irrigazione del mais in condizioni di siccità, diventa decisivo per evitare che le serre restino un cantiere permanente nel paesaggio agricolo locale.