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800 ettari di risaie già perduti in Piemonte

Piemonte in crisi idrica, Baraggia al collasso: 20.000 ettari di risaie compromessi, 800 aziende a rischio, Lago Maggiore ai minimi

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Foto di: OmniTrattore.it

Nel pieno di agosto le risaie del Novarese e del Vercellese stanno già perdendo ettari di raccolto: canali in asciutta, terra spaccata e pannocchie di riso che seccano prima di chiudere il ciclo. La siccità in Piemonte, con stato di crisi regionale dichiarato e razionamenti in oltre cento Comuni, non è più un rischio per l’autunno ma un danno che si misura direttamente in campo.

Per chi coltiva riso nella pianura irrigua che dipende da Lago Maggiore e sistema Ticino, il margine di manovra sulla gestione dell’acqua è ormai ridotto. Livelli dei laghi al minimo, canali come il Regina Elena sotto portata e rogge laterali a secco stanno interrompendo turni irrigui e sommersioni. Nelle aree DOP Riso di Baraggia si parla oggi di circa 20.000 ettari di risaia compromessi in modo irrecuperabile e di oltre 800 aziende agricole a rischio tracollo, mentre Regione e consorzi valutano deroghe, priorità e misure straordinarie per l’emergenza.

Siccità in Piemonte e risaie

La dichiarazione di stato di emergenza idrica del Piemonte, accompagnata da ordinanze di razionamento in oltre cento Comuni e ricorso alle autobotti in almeno settanta centri, descrive un quadro di siccità severa su quasi tutto il territorio regionale. Fanno eccezione solo aree alimentate dalla Dora Baltea, mentre la pianura risicola che guarda al Lago Maggiore è tra le zone più esposte al deficit di risorsa.

Risaie piemontesi in crisi per la siccità
La carenza idrica nella fase produttiva compromette lo sviluppo delle piante di riso, con parcelle che presentano ingiallimenti, arresto vegetativo e perdite di produzione. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

I dati disponibili indicano il Lago Maggiore sotto lo zero idrometrico e con un riempimento sceso a valori nell’ordine del 5–8%, quindi a singola cifra, con il canale Regina Elena che ha visto la portata dimezzarsi rispetto ai valori abituali di stagione. In parallelo, nel distretto del Po il deflusso monitorato a Pontelagoscuro resta molto sotto la media storica. Per le risaie piemontesi questo significa fabbisogni irrigui elevati e disponibilità reale in calo nella fase produttiva più critica.

Una precedente analisi ha già documentato come l’emergenza siccità nelle aziende agricole piemontesi stia colpendo cereali e foraggere. Oggi lo stesso quadro si concentra sul comparto risicolo, che in Vercellese e Novarese è strutturalmente dipendente dal sistema Ticino–Lago Maggiore, mentre il resto della regione soffre siccità anche su mais, soia e colture industriali in asciutta.

Risaie compromesse e aziende a rischio

Le stime più recenti per l’area DOP Riso di Baraggia parlano di decine di migliaia di ettari di risaia piemontese già persi o gravemente compromessi, con piante che hanno interrotto lo sviluppo per mancanza di acqua in sommersione continua. Sono superfici dove le parcelle risultano ingiallite a chiazze o completamente secche, spesso in testa ai quadri irrigui collegati a rogge ormai in asciutta e lontane dai canali principali ancora alimentati.

Per chi gestisce aziende in Baraggia o nelle aree più periferiche dei comprensori irrigui, la differenza si vede tra appezzamenti serviti da canali di derivazione maggiori, dove i turni d’acqua arrivano ancora seppur ridotti, e lotti che dipendono da piccoli corsi laterali completamente prosciugati. In diversi casi si sta scegliendo di concentrare la poca risorsa disponibile sui campi ritenuti recuperabili, lasciando altri ettari a seccare con perdita quasi totale del potenziale produttivo.

Il danno economico non riguarda solo le superfici già perse, ma anche l’aumento di costi unitari per gli appezzamenti salvati, che richiedono più passaggi e gestione delicata. Un quadro simile, esteso ad altre colture, era già emerso nel monitoraggio dei danni da siccità su ortaggi, frutta e olivo. Per il riso il nodo resta la combinazione tra fabbisogno idrico elevato e assenza di alternative agronomiche rapide in corso di campagna.

Crisi idrica e misure per l’irrigazione

La Regione Piemonte ha attivato la legge regionale sulla gestione delle emergenze per crisi idrica e incendi boschivi e ha già formalizzato la richiesta di stato di calamita naturale per la produzione risicola della Baraggia. Nelle ultime settimane si sono susseguite riunioni con Ministero dell’Agricoltura, consorzi irrigui ed enti locali per definire priorità di distribuzione, possibili deroghe ai rilasci e procedure semplificate per eventuali indennizzi alle aziende.

Dal lato operativo i consorzi stanno concentrando le portate residue sulle aree a più alta vocazione risicola, riducendo dove possibile i prelievi per usi diversi da quello agricolo e modulando i turni per aumentare l’efficienza di distribuzione. In alcune zone si parla di anticipi o posticipi dei rilasci dai laghi, compatibilmente con i vincoli energetici e ambientali. Il quadro rientra nella più ampia dinamica seguita anche con il monitoraggio sulla secca del Po a giugno 2026 e sugli impatti del clima estremo sull’agricoltura.

Per le aziende risicole piemontesi la combinazione di razionamenti idrici, costi energetici e gasolio in rialzo, già evidenziata con la crisi del gasolio agricolo legata al clima estremo, si traduce in margini compressi e maggiore esposizione al rischio di mancato reddito. La stagione 2026 sta così diventando un banco di prova per capire quanto il sistema irriguo esistente riesca a reggere periodi prolungati di siccità senza mettere fuori gioco superfici significative di risaia.