Meno aziende e occupati, ma agricoltura più diversificata
Istat 2023, 1.130.358 aziende, Sau a 12,3 milioni di ettari: meno addetti, più ricavi, spinta da agriturismo e contoterzismo
La fotografia che l’Istat scatta all’agricoltura italiana nel 2023 mostra un settore che lavora su meno terra e con meno persone, ma che riesce a generare più ricavi, anche grazie ad attività connesse come agriturismo e contoterzismo. Le aziende agricole attive sono 1.130.358, un numero stabile rispetto al 2020 ma molto lontano dai livelli del 2010, quando le imprese erano il 30,3% in più. Cambiano anche struttura fondiaria, uso della superficie agricola e composizione dell’occupazione.
Meno aziende, meno Sau e aziende più piccole
Secondo il focus Istat sul settore agricolo, nel 2023 in Italia risultano attive 1.130.358 aziende agricole, a fronte delle 1.133.023 rilevate nel 2020. Il dato appare quindi sostanzialmente stabile nell’ultimo triennio, ma evidenzia un ridimensionamento marcato sul medio periodo: rispetto al 2010 il numero di aziende risulta inferiore del 30,3%. Questo trend di lungo periodo si inserisce in un processo di ristrutturazione che interessa da anni soprattutto le imprese di dimensione più contenuta, in linea con quanto già osservato sul fronte del crollo delle aziende piccole e con l’uscita dal settore di molte posizioni marginali.
La superficie agricola utilizzata (Sau) complessiva ammonta nel 2023 a 12,3 milioni di ettari. Si tratta di un valore in calo dell’1,9% rispetto al 2020 e del 4,4% rispetto al 2010. Parallelamente, diminuisce anche la dimensione media aziendale: la superficie media passa da 11,1 a 10,9 ettari nello stesso periodo. La media nazionale nasconde però divari territoriali significativi: nel Nord-ovest la dimensione media raggiunge i 15,9 ettari, mentre nel Mezzogiorno scende a 7,3 ettari, indicando strutture produttive più frammentate e di minore estensione nelle regioni meridionali.
Più affitto, meno proprietà piena dei terreni
Un cambiamento strutturale riguarda la forma di conduzione fondiaria. Nel 2023 la quota di aziende i cui conduttori coltivano esclusivamente terreni di proprietà scende al 48,8%. Nel 2010 questa percentuale era pari al 73,3%. La variazione indica una crescente diffusione di modelli basati sull’utilizzo di terreni in affitto o detenuti ad altro titolo, con un progressivo allontanamento dalla conduzione interamente in proprietà che storicamente caratterizzava molte aziende familiari. Il ricorso alla locazione o ad accordi diversi dalla proprietà diretta può riflettere sia strategie di espansione dimensionale senza immobilizzare capitale fondiario, sia processi di riorganizzazione generazionale ed economica delle imprese agricole.
Questo spostamento verso forme miste di conduzione si inserisce in un quadro in cui pesano anche l’età avanzata di molti conduttori e l’evoluzione del numero di imprese attive con partita Iva in agricoltura. Su questi fronti, altri dati recenti hanno messo in evidenza il calo delle partite Iva agricole e l’innalzamento dell’età media in agricoltura, che possono incidere sulle scelte tra vendita, affitto o mantenimento diretto del patrimonio fondiario.
Colture: crescono i seminativi, calano prati e pascoli
Nel periodo 2010-2023 cambia anche la destinazione della Sau. Aumenta il peso dei seminativi, che passano dal 54,7% al 57,1% della superficie agricola utilizzata. Nello stesso arco temporale si riduce invece l’incidenza di prati e pascoli, che scendono dal 26,8% al 24%. Queste variazioni suggeriscono un riequilibrio interno tra indirizzi colturali, con una spinta maggiore verso coltivazioni a seminativo rispetto alle superfici destinate a foraggere permanenti, prati e pascoli, con potenziali impatti sugli allevamenti che basano una parte importante dell’alimentazione animale su tali superfici.
Nel periodo più recente emergono inoltre segnali di maggiore diversificazione produttiva. Tra il 2020 e il 2023 la quota di aziende con più di tre coltivazioni diverse cresce dal 16,2% al 17,9%. Si tratta di un aumento contenuto ma significativo, che indica come una parte delle imprese stia adottando strategie di differenziazione colturale per ripartire il rischio produttivo e di mercato, sfruttare meglio le risorse aziendali e rispondere a nuove opportunità commerciali, compresi canali legati alla trasformazione in azienda o a forme di vendita diretta.
Acqua irrigua: capacità stabile, meno superficie effettivamente irrigata
Il focus Istat dedica attenzione anche alla disponibilità e all’uso dell’acqua irrigua. Nel 2023 le superfici agricole utilizzabili per l’irrigazione ammontano a 3,57 milioni di ettari, in diminuzione rispetto ai 3,75 milioni del 2010. Nonostante il calo in valore assoluto, la quota di Sau irrigabile sul totale rimane pressoché stabile: passa dal 29,2% al 29,1%, segnalando che la capacità potenziale di irrigazione in rapporto alla superficie complessiva non ha subito variazioni rilevanti nel periodo considerato.
Cambia invece il rapporto tra superficie irrigabile e superficie effettivamente irrigata. La percentuale di superficie realmente irrigata sul totale di quella irrigabile scende infatti dal 64,5% del 2010 al 61,3% del 2023. Questo dato indica che una porzione maggiore delle superfici potenzialmente irrigabili non viene effettivamente coperta da interventi irrigui. Le cause non vengono dettagliate dal rilevamento, ma il risultato si traduce in una minore intensità d’uso dell’infrastruttura irrigua disponibile, con implicazioni operative per chi deve programmare colture, investimenti in impianti e attrezzature per l’irrigazione.
Più ricavi dall’attività agricola e dalle attività connesse
Nonostante il calo di Sau e di addetti, le imprese agricole mostrano una maggiore capacità di generare ricavi. Nel 2023 l’81,5% delle aziende dichiara di ottenere entrate dalla vendita di prodotti, dalle attività connesse o dai sussidi, contro il 73,9% registrato nel 2010. L’incremento di quasi otto punti percentuali in tredici anni segnala un rafforzamento della capacità economica del settore, anche in un contesto di riduzione del numero complessivo di aziende e di trasformazione delle strutture produttive. Aumenta, seppur lievemente, anche la quota di imprese che svolgono almeno un’attività connessa a quella principale: dal 5,8% del 2020 al 6% del 2023.
Tra le attività connesse, quella indicata come più remunerativa è l’agriturismo, segnalato dal 35,6% delle aziende agricole che dichiarano attività ulteriori rispetto alla produzione primaria, seguito dal contoterzismo. Questo dato conferma la centralità dell’accoglienza rurale e dei servizi conto terzi come leve per integrare il reddito aziendale, in linea con quanto rilevato anche da altri approfondimenti dedicati alle attività connesse in agricoltura. L’integrazione tra produzione agricola, ospitalità e servizi tecnici sembra quindi sempre più parte del modello di business di una quota, ancora minoritaria ma crescente, di imprese del settore.
Occupazione in calo, più lavoratori non familiari e stranieri
Il quadro occupazionale evidenzia un ridimensionamento consistente. Nel 2023 le aziende agricole italiane danno lavoro complessivamente a 2,5 milioni di persone, un valore inferiore del 35,6% rispetto al 2010. La riduzione non è omogenea tra le diverse componenti: la manodopera familiare subisce un calo particolarmente marcato, pari al 75,3%. Al contrario, i lavoratori non familiari aumentano del 10,8% nello stesso arco temporale, segnalando uno spostamento verso forme di occupazione più esterne al nucleo familiare del conduttore, con un maggiore ricorso a salariati, stagionali e collaboratori.
Cambia anche la composizione per nazionalità. La componente straniera rappresenta nel 2023 il 14,5% degli occupati complessivi del settore agricolo. L’incidenza sale al 24,5% nel Nord-est, dove quasi un quarto dell’occupazione agricola è costituito da lavoratori di origine straniera. In parallelo, altre analisi hanno già segnalato la diminuzione dei giovani agricoltori under 35, delineando un settore che perde manodopera familiare, invecchia alla guida delle aziende e si appoggia in misura crescente a lavoratori esterni e a personale straniero per sostenere le attività produttive.
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