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Patto di famiglia agricoltura il passaggio generazionale

Il patto di famiglia per trasmettere l’azienda agricola ai figli evitando impugnazioni e senza applicazione della prelazione agraria

Patto di famiglia in agricoltura: come funziona il passaggio generazionale
Foto di: OmniTrattore.it

Patto di famiglia in agricoltura: in questo articolo vogliamo tracciare le indicazioni di massima su come funzioni il passaggio generazionale.

Il passaggio generazionale è uno dei momenti più delicati per la vita di un’azienda. Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto strumenti specifici per agevolare il trasferimento dell’impresa dai genitori ai figli, riducendo rischi e incertezze giuridiche. Tra questi, un ruolo centrale è rivestito dal patto di famiglia, disciplinato dall’art. 768-bis del Codice Civile.

Si tratta di un contratto attraverso il quale l’imprenditore può trasferire, in tutto o in parte, l’azienda agricola (o le partecipazioni societarie) a favore dei propri discendenti. L’obiettivo è garantire continuità gestionale e protezione fiscale, evitando possibili contestazioni che potrebbero sorgere, ad esempio, con una donazione semplice.

Vantaggi e vincoli del patto di famiglia

Il principale vantaggio è la certezza giuridica: il patto di famiglia riduce drasticamente il rischio di impugnazioni da parte di altri eredi, che al momento della stipula devono comunque essere coinvolti nell’atto. Inoltre, il beneficiario che riceve l’azienda deve impegnarsi a proseguire l’attività agricola per almeno cinque anni, assicurando così la continuità dell’impresa familiare.

Patto di famiglia in agricoltura: come funziona il passaggio generazionale

Il patto di famiglia è disciplinato dall’art. 768-bis del Codice Civile

Foto di: OmniTrattore.it

Dal punto di vista formale, il contratto deve essere stipulato con atto pubblico davanti a un notaio, alla presenza di testimoni e con la partecipazione di tutti i legittimari. Questo rende il patto uno strumento solido e trasparente per regolare il passaggio generazionale.

Prelazione agraria e patto di famiglia: due mondi distinti

Un aspetto molto importante riguarda il rapporto tra patto di famiglia e prelazione agraria, ossia il diritto di affittuario o confinante coltivatore diretto (oggi anche IAP – Imprenditore Agricolo Professionale) di essere preferito nell’acquisto di un terreno agricolo messo in vendita.

La prelazione agraria, però, si applica esclusivamente nei casi di trasferimento oneroso, cioè quando avviene una compravendita con pagamento di un prezzo. Il patto di famiglia, invece, è un contratto a titolo gratuito: il beneficiario non corrisponde alcun corrispettivo al disponente. Proprio per questo, non si può parlare di prelazione.

In altre parole, se un’azienda agricola – comprensiva di terreni – viene trasferita dal genitore al figlio tramite patto di famiglia, l’affittuario del fondo o il confinante non possono esercitare alcun diritto di prelazione o riscatto.

Uno strumento per la contnuità delle imprese agricole

Il patto di famiglia rappresenta quindi una soluzione innovativa e sicura per favorire il ricambio generazionale nelle imprese agricole. Oltre a semplificare gli aspetti fiscali e giuridici, permette di preservare la stabilità aziendale, evitando conflitti tra eredi e tutelando il valore del patrimonio familiare.

In un settore come l’agricoltura, dove la continuità nella gestione del fondo è fondamentale per garantire produttività e redditività, il patto di famiglia si conferma uno strumento prezioso. Non solo permette di guardare al futuro con maggiore serenità, ma contribuisce anche a rafforzare le imprese agricole italiane in un contesto sempre più competitivo.