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Capitale suolo: investire nei terreni agricoli

Investire nel capitale naturale significa puntare su suolo, acqua e biodiversità per sostenere la produttività agricola globale

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Foto di: OmniTrattore.it

Entro il 2050, la produttività agricola dovrà crescere del 60% per sostenere una popolazione mondiale superiore ai 9 miliardi di persone.

Questa proiezione non è più una previsione, ma un vincolo operativo per il comparto agricolo globale. A fronte di risorse naturali in contrazione, in particolare acqua e suolo fertile, si stanno affermando modelli di investimento in capitale naturale, con approcci tecnici innovativi che valorizzano i servizi ecosistemici e la resilienza delle produzioni.

Natural Capital come asset produttivo

Nel contesto agricolo, il capitale naturale è definito come l’insieme delle risorse biologiche, ecologiche e agronomiche (suolo, acqua, biodiversità, biomassa) che supportano direttamente i cicli di produzione primaria. L’inclusione del land investing nei portafogli finanziari non è solo una strategia di diversificazione, ma una leva per implementare agricoltura rigenerativa, gestione integrata del suolo e sistemi agroforestali resilienti.

Secondo Nuveen Natural Capital, una delle società attive in questo segmento, l’investimento diretto in fondi agricoli permette anche di integrare crediti di carbonio e biodiversità, oltre a progettualità legate al turismo rurale, contribuendo al valore intrinseco dei terreni.

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Il capitale naturale è definito come l’insieme delle risorse biologiche, ecologiche e agronomiche (suolo, acqua, biodiversità, biomassa) che supportano direttamente i cicli di produzione primaria

Foto di: OmniTrattore.it

Tecnologie di arricchimento del suolo: il caso Cile

In Cile, un programma multiannuale gestito da Nuveen sta sperimentando tecniche di vermicompostaggio differenziato, utilizzando tre ceppi di vermi per trasformare residui vegetali (foglie, ramaglie, scarti verdi comunitari) in biofertilizzanti liquidi ad alta concentrazione microbica. Il prodotto è ricco di acidi umici, nutrienti assimilabili e microorganismi attivi, fondamentali per strutturare un suolo stabile, ricco e biologicamente vitale.

Questo approccio è stato applicato su 250 acri di noccioleti nelle regioni di Maule e Ñuble, con effetti positivi su rendimento, qualità del frutto e risposta agli stress climatici.

Sfide sistemiche: proteine e disponibilità idrica

L’aumento della classe media globale impatta direttamente sulla domanda di proteine animali, che richiedono input produttivi elevati: per ogni chilogrammo di proteina bovina servono circa 5 kg di cereali.

Ciò implica una pressione crescente su superfici coltivabili, input tecnici e disponibilità idrica.
In questo quadro, la valorizzazione dei terreni con accesso garantito a risorse idriche sostenibili – sia superficiali che sotterranee – rappresenta un fattore chiave di selezione per investimenti agricoli di lungo periodo.

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La Cina, che detiene circa il 10% delle terre coltivabili per nutrire il 18% della popolazione globale

Foto di: OmniTrattore.it

La logica della “acqua virtuale” evidenzia come i flussi agroalimentari globali siano anche flussi idrici impliciti: i Paesi importatori trasferiscono parte del fabbisogno idrico agricolo nei Paesi esportatori, rendendo ancora più strategici i territori con bilancio idrico positivo.

Casi critici: la pressione urbana e il modello cinese

La Cina, che detiene circa il 10% delle terre coltivabili per nutrire il 18% della popolazione globale, è un esempio emblematico. La crescente urbanizzazione riduce le superfici produttive, mentre le criticità idriche limitano l’espansione della produzione interna. Il risultato è un’accresciuta dipendenza strutturale dalle importazioni agricole, accentuata dall’aumento qualitativo della dieta (più proteine, più cereali, più risorse).