Trasporto rifiuti agricoli non è una fase di smaltimento da poco.

L’impresa agricola che produce rifiuti nello svolgimento della sua attività tipica, può provvedere in autonomia al relativo trasporto solo rispettando determinate condizioni e adempimenti, più stringenti se i rifiuti sono pericolosi.

Subentra il Codice dell'Ambiente

Il trasporto dei rifiuti è una fase del più ampio processo di “gestione” dei rifiuti, definita e regolamentata dal Codice dell’Ambiente (articoli 183, 193, 194) il quale prevede una serie di condizioni e adempimenti che debbono essere rispettati da chi materialmente si occupa del trasporto, sia essa un’impresa terza a ciò addetta in via esclusiva, sia essa la stessa impresa che produce i rifiuti oggetto del trasporto.

Trasporto rifiuti agricoli: a cosa stare attenti

In questo secondo caso, e cioè nel caso di imprese che intendano provvedere da sé al trasporto dei rifiuti generati nell’esercizio delle proprie attività tipiche (“produttori iniziali del rifiuto”), gli adempimenti burocratici richiesti dalla legge sono peraltro semplificati.

Col termine “rifiuto” si indica in linea generale una qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi; nell’ambito di tale categoria, la distinzione più importante è quella tra rifiuti pericolosi (in particolare: oli esausti, batterie al piombo, filtri dell’olio, contenitori vuoti di sostanze pericolose) e rifiuti non pericolosi; distinzione che, come vedremo, rileva anche proprio in materia di trasporto.

Il trasporto in autonomia

Le imprese agricole possono trasportare in proprio i rifiuti aziendali prodotti.

Il Codice Ambientale consente ai produttori iniziali, ovvero agli agricoltori la cui attività genera rifiuti o ai quali sia giuridicamente riferibile la produzione di essi, di raccogliere e trasportare in proprio i rifiuti aziendali prodotti, ma a determinate condizioni.

Trasporto rifiuti agricoli: a cosa stare attenti

Vi è innanzi tutto un limite quantitativo, determinato dalla natura pericolosa del rifiuto: l’azienda agricola/produttrice iniziale del rifiuto pericoloso, può infatti procedere al relativo trasporto solo in un quantitativo non eccedente i 30kg/lt al giorno; limite insussistente nel caso di rifiuti non pericolosi che invece posso essere trasportati quotidianamente in qualsiasi quantità.

L’azienda agricola che trasporta i propri rifiuti, a condizione che tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti, deve iscriversi all’Albo Gestori Ambientali ed accompagnare i rifiuti trasportati con il c.d. “FIR” (Formulario Identificazione Rifiuto) da cui debbono risultare almeno i dati necessari a ricostruire la filiera del rifiuto con l’indicazione dei soggetti attivi che se ne occupano.

L'uso del FIR

Il FIR deve essere compilato in quattro copie di cui l’ultima, firmata dal destinatario, deve tornare all’azienda agricola produttrice del rifiuto entro 3 mesi dall’avvenuto trasporto; in caso contrario l’azienda produttrice ne dovrà comunicare alla Provicia territorialmente competente il mancato ricevimento.

Trasporto rifiuti agricoli: a cosa stare attenti

Il FIR va conservato per 5 anni e dalla sua compilazione sono esentati coloro che trasportano rifiuti non pericolosi in modo occasionale e saltuario, in quantità non eccedenti i 30 kg/lt.

L’iscrizione all’Albo, per i produttori iniziali del rifiuto, è semplificata ed ha una validità di 10 anni e quindi doppia rispetto alla validità dell’iscrizione prevista per i trasportatori che non siano i produttori iniziali del rifiuto; l’iscrizione all’Albo si effettua con una comunicazione alla sezione regionale competente dell’Albo medesimo, con la quale l’impresa fornisce una serie di informazioni relative alla propria attività, al tipo di rifiuti generati, ai mezzi con i quali viene effettuato il trasporto che debbono risultare tecnicamente idonei e alle modalità di esso.

Entro 30 giorni dal deposito della comunicazione da parte dell’impresa interessata, l’Albo rilascia un provvedimento autorizzativo che vale anche come abilitazione dei mezzi indicati al trasporto.

Trasporto rifiuti agricoli: a cosa stare attenti

Nel caso di produzione e trasporto di rifiuti pericolosi, gli adempimenti aumentano. Oltre alla iscrizione all’Albo e alla compilazione del FIR, infatti, le aziende produttrici di rifiuti pericolosi debbono anche compilare il Registro di Carico e Scarico annotandovi la produzione e l’avvio alle operazioni di messa in riserva, smaltimento o recupero del rifiuto, e procedere alla presentazione telematica del modello unico di dichiarazione (MUD) presso la Camera di Commercio competente entro il 30 aprile di ogni anno (da tali due ultimi adempimenti sono dispensate le aziende agricole che producono rifiuti pericolosi, con un volume d’affari annuo inferiore a 8.000 euro).

Cosa si rischia e il SISTRI

Il mancato rispetto degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari comporta l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie (art. 258 Codice Ambiente).

Le imprese che producono, o che trasportano o altrimenti gestiscono rifiuti pericolosi hanno inoltre l’obbligo di iscriversi al SISTRI che è il Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti con il quale lo Stato, dal 2009, ha intensificato la lotta all’illegalità nel settore della movimentazione dei rifiuti speciali.

Trasporto rifiuti agricoli: a cosa stare attenti

Gli iscritti a tale Sistema, che è telematicamente interconnesso, tra le altre cose, con l’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali e gestito dal Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, ricevono un dispositivo USB per l’accesso in sicurezza al sistema e per la trasmissione dei dati e la firma digitale delle informazioni trasmesse.

Una c.d. “black box” da installare su ciascun veicolo che trasporta i rifiuti pericolosi al fine di monitorarne i percorsi effettuati; e delle apparecchiature di sorveglianza per monitorare l’ingresso e l’uscita degli automezzi dagli impianti di discarica.