La successione loietto-mais, interpretata in maniera smart, non è più la solita minestra riscaldata, soprattutto in questo 2022. Eliminando gli errori del passato, si ottengono infatti buoni i risultati sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi. Un aiuto arriva anche dalla concimazione localizzata.

Ve lo confermerà chi, lo scorso inverno, è stato lungimirante sulla pianificazione per la semina del mais. Se non si è voluto, giustamente, rinunciare alla rotazione colturale, la scelta oculata è stata quella di ripescare dal passato l’accoppiata vincente mais-loietto.

mais-loietto la doppia coltura

Una tipicità lombarda

Tipica scelta degli agricoltori-allevatori di Lombardia e dintorni, questa successione è stata talvolta abbandonata perché troppo spesso si finiva col raccogliere il foraggio troppo tardi, con evidenti ricadute positive in termini di quantità di sostanza secca, ma con altrettante ricadute negative in termini di quantità (tenore di NDF scarso). E, un foraggio del genere, non è proprio adatto a soddisfare le esigenze delle vacche altamente produttive.

Poi c’era - e talvolta c’è ancora - un altro problema: quello della scarsa qualità del mais seminato in secondo raccolto. L’accoppiata mais-loietto, però, non è da dimenticare, anzi. Andrebbe forse solo ripensata in chiave più moderna, più efficiente, più produttiva.

mais-loietto la doppia coltura

Loietto-mais in chiave smart

La successione mais-loietto può essere davvero vincente. Come? Per esempio cominciando con lo scegliere una corretta varietà di loietto italico, che deve essere senza ombra di dubbio diploide.

I motivi, sono evidenti, e se non lo fossero, basti pensare alla taglia e alle dimensioni più contenute che lo rendono adatte alla produzione di foraggi affienati. La semina del loietto deve essere programmata per gli ultimi giorni di settembre, non oltre.

mais-loietto la doppia coltura

Dopo di che si sfalcerà a metà aprile, quando la pianta ha raggiunto un’altezza di circa 60 centimetri. In questo modo, quelle quattro, cinque, o forse addirittura sei tonnellate a ettaro di sostanza secca saranno di fatto garantite e la qualità risulterà di buon livello (circa 4500 Ufl/ha).

Terminata la raccolta non c’è un minuto da perdere: va subito seminato il mais (siamo tra metà aprile e inizio maggio), scegliendo ibridi con classe 500, massimo 600. A questo punto la raccolta del mais potrà iniziare a settembre, per poi procedere con la risemina del loietto.

Un aiuto dalla concimazione localizzata

In tempi di caro-fertilizzanti, vista la crisi russo-ucraina, arriva anche dai risparmi della concimazione localizzata di azoto (N) e fosforo (P) alla semina del mais, che aiuta ad accrescere le rese produttive, con risultati che arrivano - e talvolta superano - il 20 per cento (rispetto a rese in cui la concimazione si è svolta in maniera tradizionale).

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I motivi di queste impennate in termini di resa sono presto detti: i concimi localizzati alla semina, grazie al cosiddetto “effetto starter”, stimolano lo sviluppo iniziale rendendo la pianta più forte già dai primi stadi vegetativi.

Inoltre, il mais così concimato denota una maggiore resistenza in presenza degli abbassamenti di temperatura primaverili. A tutto vantaggio della qualità e della quantità del raccolto.

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