Il mutuo? Serve una scelta illuminata. Gli imprenditori agricoli, bisognosi di risorse finanziarie per far ripartire le loro imprese, possono ricorrere al mutuo agrario solo per determinati investimenti.

Per le altre esigenze dovranno ricorrere a quelli ordinari. L’equilibrio economico-finanziario dell’azienda deve, comunque, essere sempre il faro della scelta.

La necessità di reperire risorse da investire per far ripartire le aziende agricole, induce molti imprenditori a cercare finanziamenti.

mutuo agrario 2022

Mutui agrari e ordinari

La forma più diffusa di prestito è quella del mutuo, sia nella variante agraria (ottenibile solo per esigenze specifiche) che in quella ordinaria. La prima tipologia può essere garantita da una cambiale agraria anziché da un’ipoteca o da altre garanzie dirette.

L’emissione della cambiale agraria a garanzia di un prestito, presenta indubbi vantaggi: non richiede l’utilizzo altri tipi di garanzia a pagamento (fidejussioni, garanzie di portafoglio, cogaranzie), consente l’applicazione di un tasso di interesse più favorevole e velocizza l’erogazione delle somme finanziate.

Questo perché la cambiale agraria (esattamente tutte le altre cambiali) è un titolo esecutivo e non c’è bisogno di una sentenza di condanna o di un decreto ingiuntivo per ottenere un’ esecuzione forzata in caso di mancato pagamento a scadenza.

Analizzeremo le caratteristiche dei mutui, incluso quello agrario, e ne valuteremo sia l’impatto economico che quello finanziario sulle imprese. Le caratteristiche di base del mutuo: il tasso e le rate.

Il tasso di interesse

Tutte le tipologie di mutuo (oltre ad una serie di oneri di gestione ed istruttoria, che vedremo) hanno un costo base: il tasso di interesse. Può essere fisso, ossia costante dall’inizio alla fino al termine del prestito, oppure variabile e legato, attraverso uno spread (differenziale incrementale) all’Euribor (tasso ufficiale di sconto della BCE).

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Piano ammortamento - rata alla francese mensile e preammortamento
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Piano ammortamento - rata alla francese mensile
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Paino ammortamento - rata alla francese trimestrale

Esistono anche mutui misti, che partono con tasso fisso per poi diventare, dopo un certo numero (prestabilito), a tasso variabile. Il beneficiario del prestito restituisce il capitale e ne paga il costo (interesse) con rate periodiche, che inglobano entrambe le componenti. Le rate possono essere costanti (o alla francese) oppure a capitale costante (o all’italiana).

Nel primo caso non cambiano importo, ma varia la proporzione tra capitale ed interessi al loro interno. In caso di tasso fisso la quota interessi tende a decrescere nel tempo a favore di quella capitale, mentre in ipotesi di tasso variabile gli interessi oscillano anche in base al tasso di riferimento.

All’opposto, in caso di rate all’italiana, la quota di capitale rimane cotante, mentre gli interessi variano sia in base al trascorre del tempo che all’oscillare del tasso di riferimento. Alcuni istituti di credito adottano anche il cosiddetto preammortamento, ossia applicano rate iniziali composte esclusivamente da interessi.

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Il piano d’ammortamento

I programmi di restituzione del mutuo, detti piani di ammortamento, pianificano la cadenzano le rate, che possono avere diverse periodicità (mensili, trimestrali o semestrali), fino al completo rimborso del prestito e degli interessi.

Evidenziano anche la composizione delle rate stesse ed evidenziano la progressione del rimborso del capitale. Per comprendere meglio come funzionano procediamo con un esempio. Consideriamo un mutuo di 50 mila € di durata annuale (per semplicità) e tasso fisso del 2% e procediamo ad analizzare 3 diversi ipotesi: rata mensile, rata mensile con preammortamento e rata trimestrale.

Dall’analisi di ciascun piano di ammortamento si evince che la situazione meno favorevole per chi ottiene il prestito è quella del mutuo con preammortamento: gli interessi sono più elevati (sebbene il TAN non cambi), e non si raggiunge neppure la completa restituzione del capitale nel periodo, costringendo al versamento di una maxi rata finale oppure ad allungare la durata del finanziamento.

Confrontando, invece, il mutuo a rate mensili con quello a rate trimestrali, si vede come quest’ultimo implichi, a parità di TAN, un maggior costo per interessi. In generale un mutuo con frazionamento mensile ha un tasso interesse intrinseco più basso rispetto a quello di uno con rate meno frequenti perché in questo caso il capitale viene restituito più lentamente. Un rimborso più lento è anche più costoso.

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L’impatto economico del mutuo

Il costo primo del mutuo è rappresentato dal tasso d’interesse (fisso o variabile), che è, in pratica, il prezzo delle somme prestate. In realtà ci sono anche altri oneri, come le spese di istruzione pratica (che riguardano la verifica delle garanzie, le spese notarili per eventuali ipoteche, le eventuali polizze assicurative, le imposte sostitutive etc.) e i costi di gestione (spese incasso rata, invio estratti conto e dichiarazioni per la detrazione degli interessi etc.).

Si tratta di costi tutt’altro che trascurabili, che, sommati, possono raggiungere anche l’1% dell’importo del mutuo. Quando un’impresa agricola, per poter ottenere il finanziamento, ricorre alle garanzie dirette o indirette rilasciate dalla Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare di ISMEA, deve versare anche un contributo, compreso fra lo 0,30% e lo 0,50% (a seconda che la durata del mutuo sia minore o maggiore di 18 mesi) dell’importo finanziato.

Un modo per contenere le spese istruttorie è quello di ricorrere alla cambiale agraria, che, a fronte di un costo molto contenuto (un’imposta di bollo dello 0,1% dell’importo totale), permette sia di evitare sia gli oneri notarili relativi alle ipoteche che quelli delle garanzie a pagamento.

Sebbene alle singole rate si applichi il tasso d’interesse puro (denominato TAN, ovvero tasso annuale netto) abbiamo visto che ci sono altre spese che vengano addebitate una tantum (quelle di istruttoria) o con periodicità trimestrale o annuale (quelle di gestione). Il tasso, per quanto virtuale, che include tutti i costi del finanziamento, è il tasso annuo effettivo globale (TAEG). Questo tasso va considerato come il vero indicatore economico del costo del finanziamento.

Le rate del mutuo

Le rate di un mutuo agrario possono essere mensili, trimestrali o semestrali. Si può optare, come per tutte le altre tipologie, per un regime con un tasso di interesse fisso o variabile. La durata standard di un mutuo agrario va dai 6 ai 20 anni. Un’eccezione è rappresentata da soggetti con meno di quarant’anni, i quali possono essere agevolati e vedersi prolungare il mutuo fino a trent’anni.

Sotto il profilo economico-aziendale, assume una notevole rilevanza la l’impiego delle somme ottenute in prestito, che dovrebbero essere utilizzate per finanziare esclusivamente investimenti produttivi, in grado di garantire una redditività tale da rendere sostenibile, ogni anno, il pagamento delle rate. In caso contrario il rischio di insolvenza è elevato.

La durata del mutuo e la tipologia delle rate influenzano le capacità previsionali: un mutuo breve e con rata costante (indipendentemente dal tipo di tasso scelto) è più facile da monitorare e rapportare alle redditività aziendale attesa, rispetto ad uno molto lungo e con rata mutevole.

La scelta, oltre che dalla convenienza economica, deve essere guidata anche dalle capacità dell’imprenditore di anticipare il futuro.

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L’impatto finanziario del mutuo

Sotto l’aspetto finanziario, una delle scelte più importanti da compiere è quella relativa alla periodicità delle rate, che, come visto, possono avere cadenza mensile, trimestrale o semestrale.

La periodicità delle rate, però, influisce, come abbiamo visto, anche sul costo del finanziamento. La conoscenza del flusso di cassa aziendale (tempistica di incassi e pagamenti ordinari) è fondamentale per non trovarsi a dover rimborsare una rata del prestito quando ci sono altre scadenze importanti (pagamenti a fornitori rilevanti o versamenti fiscali) oppure in momenti di incassi ridotti.

La creazione di un “fondo cassa”, connessa ad una sufficiente redditività economica, mette l’impresa al riparo anche dall’eventuale ritardato pagamento da parte dei clienti. Un’altra scelta finanziaria importante è quella del tasso di interesse, che, come abbiamo visto, può, fondamentalmente, essere fisso o variabile.

Nel primo caso, in pratica, viene “congelata” la situazione al momento dell’ottenimento del prestito, rinunciando a beneficare di possibili riduzioni future, ma mettendosi, al contempo, anche al riparo eventuali rincari.

All’opposto il tasso variabile permette rispararmi nei momenti di ribasso, esponendo però anche a possibili futuri rincari. Per mutui dalla durata molto lunga conviene, nel caso non fosse eccessivamente elevato, scegliere il tasso fisso. Se il prestito è di breve durata, essendo più facilmente prevedibili le condizioni finanziarie future, è preferibile il tasso variabile, attualmente più conveniente.

Esiste anche una tipologia di mutui che cerca di coniugare la stabilità di quelli a tasso fisso con la convenienza di quelli a tasso variabile: la variante con tasso massimo, ossia una clausola che prevede la stipulazione (con un incremento tra lo 0,50 e lo 0,75% del TAN) di una polizza assicurativa che si accollerà la spesa in eccedenza, qualora i tassi dovessero superare una soglia predeterminata (solamente fissata in 2/3 punti). 

La peculiarità del mutuo agrario

ll mutuo agrario Il mutuo agrario è un prestito, rivolto ai coltivatori diretti e alle aziende agricole (di qualsiasi forma giuridica) per alcune finalità specifiche, come l’acquisto di un’azienda o di un terreno agricolo, la ristrutturazione di locali funzionali (come stalle, magazzini, ecc.), lo svolgimento di lavori di ammodernamento e ampliamento e l’acquisto di macchinari o di bestiame.

La richiesta può essere fatta esclusivamente per gli scopi indicati: tutte le altre eventuali esigenze non possono essere oggetto di questo tipo finanziamento.

Il mutuo agrario è configurato come un mutuo tradizionale, con un piano di ammortamento, delle rate pianificate (mensili, trimestrali o semestrali) e un tasso di interesse fisso oppure variabile. La durata standard va dai 6 ai 20 anni (a 30 anni per gli agricoltori under 40) e a garanzia viene solitamente richiesta un’ipoteca (sul terreno o sull’immobile) oppure una cambiale agraria.

In conclusione un imprenditore agricolo che necessiti di un finanziamento, pertanto, ha di fronte a sé 2 soluzioni: il mutuo agrario oppure un muto ordinario (obbligatorio se le finalità sono diverse da quelle previste per il mutuo agrario). La necessità di evitare situazioni d’insolvenza, richiede, in entrambi i casi, l’attento monitoraggio della redditività aziendale e dei flussi di cassa. 

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