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Scintille tra CAI Agromec e UNCAI: Marche aprono l'Albo

La legge regionale Marche n. 14/2025 istituisce l'Albo agromeccanici con sezioni distinte per impresa agricola e contoterzista

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Foto di: OmniTrattore.it

La Regione Marche ha attivato l'Albo degli agromeccanici previsto dalla legge regionale n. 14/2025, dopo l'approvazione della norma e il completamento della delibera attuativa. La federazione CAI Agromec ha rivendicato il risultato e respinto le critiche diffuse dall'Unione Nazionale Contoterzisti (UNCAI), definendole un tentativo tardivo di ridimensionare un traguardo che, a suo dire, l'organizzazione concorrente non è riuscita a replicare in nessuna regione.

Il provvedimento marchigiano introduce uno strumento di qualificazione per le imprese di contoterzismo, con ricadute dirette su bandi e contributi pubblici. Il presidente di CAI Agromec, Gianni Dalla Bernardina, ha risposto punto per punto alle osservazioni di UNCAI, difendendo l'impianto della legge e il metodo seguito nella sua costruzione con le associazioni territoriali marchigiane.

Cosa prevede l'Albo regionale

Secondo CAI Agromec, la norma non intende sovrapporre agricoltura e agromeccanica, ma fotografare situazioni operative spesso più articolate delle definizioni teoriche: esistono imprese agromeccaniche che coltivano anche superfici proprie, ed esistono imprese agricole che offrono servizi in conto terzi in modo strutturato, con attività a reddito d'impresa e non in regime di semplice connessione.

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Le imprese agromeccaniche svolgono lavorazioni agricole specializzate con macchine e attrezzature professionali

Foto di: OmniTrattore.it

L'Albo, spiega la federazione, non elimina la distinzione tra attività agricola e attività d'impresa agromeccanica, ma la accerta caso per caso attraverso sezioni distinte per tipologia di impresa, sulla base dei requisiti fissati dalla stessa legge regionale. L'obiettivo dichiarato è evitare di escludere chi opera realmente nel settore, consentendo al tempo stesso interventi mirati per le diverse categorie di iscritti.

La replica di Dalla Bernardina a UNCAI

Il presidente di CAI Agromec ha contestato la sostanza delle critiche ricevute, rivendicando la differenza tra dichiarazioni di principio e rappresentanza reale delle imprese.

Un conto è scrivere comunicati sulla 'purezza' delle categorie, un altro è rappresentare davvero le imprese che ogni giorno lavorano nei campi, ha dichiarato Dalla Bernardina, aggiungendo che la legge marchigiana non dice che chi coltiva è automaticamente agromeccanico, né il contrario, ma identifica chi svolge effettivamente attività agromeccanica, senza lasciare nessuno escluso per il solo gusto dello steccato ideologico.

Dalla Bernardina ha inoltre rivendicato il percorso di concertazione seguito nelle Marche, distinguendolo da un'iniziativa unilaterale: "Nella Regione Marche abbiamo la rappresentanza esclusiva di tutti i territori e con le nostre aziende ci siamo confrontati ed abbiamo concertato questo importante traguardo. Le Marche hanno dato una risposta concreta a un problema concreto", ha detto, attribuendo il risultato al lavoro dei referenti territoriali Luciano Petrini, Silvano Ramadori e Andrea Morroni.

Il nodo del riconoscimento nazionale

CAI Agromec ha ribadito di considerare fondamentale un obiettivo più ampio, quello di una definizione nazionale omogenea delle imprese agromeccaniche, tema su cui la federazione dichiara di lavorare da tempo, ricordando anche un percorso condiviso da cui UNCAI si sarebbe ritirata alcuni mesi fa. Secondo la federazione, però, questo traguardo non deve passare per la contrapposizione con le esperienze regionali già avviate.

Nella lettura di CAI Agromec, iniziative come quella marchigiana restano necessarie per dare risposte immediate ai territori in attesa di una norma nazionale che la federazione definisce "auspicabile ma non scontata". La distinzione tra agricoltura e agromeccanica come realtà imprenditoriali complementari, sostiene Dalla Bernardina, "non si costruisce a colpi di comunicati, si costruisce con i fatti".