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Fino al 20% in meno: il latte crolla per l’ondata di caldo

Stalle italiane, Coldiretti e Confcooperative: latte giù del 10% ad agosto, punte del 20% tra pianura, alpeggi e notti tropicali

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Foto di: OmniTrattore.it

La nuova ondata di caldo estremo sta già lasciando un segno misurabile nelle stalle italiane, con una produzione di latte scesa fino al 20 per cento rispetto alle scorse settimane secondo diverse segnalazioni di filiera. Nelle aree di pianura il caldo ha inciso direttamente sul benessere delle bovine in lattazione, mentre in montagna si somma il problema dei pascoli aridi.

Le stime richiamate da organizzazioni agricole e cooperative parlano di un calo medio intorno al 10 per cento nei primi giorni di agosto, con punte del 15–20 per cento in alcune malghe di alta quota. Al danno quantitativo si aggiungono criticità sulla qualità del latte e sulla gestione quotidiana degli animali, tra ventilazione, acqua, alimentazione e turni di mungitura da ripensare per contenere lo stress da caldo.

Caldo e latte in calo: cosa sta succedendo in stalla
Sistemi di ventilazione e nebulizzazione aiutano a dissipare il calore dalle bovine nelle ore più critiche della giornata, migliorando le condizioni ambientali della stalla OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Latte in calo nelle stalle

Secondo i dati diffusi nei primi giorni di agosto, la produzione nazionale di latte risulta ridotta di circa il 10 per cento rispetto all’ultima settimana di luglio, con casi segnalati fino al 20 per cento in stalle esposte alle temperature più alte. Confcooperative e Coldiretti collegano il calo diretto allo stress termico in pianura e in montagna, segnalando un andamento analogo in più comprensori lattieri.

In alcune aree alpine gli allevatori riferiscono riduzioni del 15–20 per cento, complicate dalla siccità che ha prosciugato pascoli e fonti. In diverse malghe di alta quota la minore disponibilità di erba e di acqua si traduce in meno latte e in una gestione più complessa delle mandrie. Coldiretti Bergamo ha confermato l’impatto del caldo sulle produzioni in stalla, in un contesto dove anche il prezzo del latte resta sotto pressione dopo mesi difficili per il comparto lattiero caseario.

Il quadro si inserisce in una stagione in cui il clima sta colpendo più filiere, dal mais al foraggio. Mentre le stalle fanno i conti con il calo di resa, le aziende devono tenere insieme i problemi climatici con il tema dei margini, già segnalato come critico dai produttori di latte e dalle cooperative di trasformazione che lavorano la materia prima.

Stress da caldo nei bovini

Lo stress termico nei bovini in lattazione si manifesta con minore ingestione, animali più irrequieti nelle ore centrali e tempi di riposo ridotti. Le fonti tecniche ricordano che il caldo peggiora l’efficienza di utilizzazione di amidi e fibre, aumenta il rischio di acidosi subclinica e può spostare parte della produzione verso latte meno ricco di solidi.

Le testimonianze dal territorio parlano di stalle dove “il caldo sta mettendo in difficoltà” anche con sistemi di abbeverata e ventilazione già presenti. Alcuni allevamenti di pianura legano la riduzione di latte soprattutto alle notti tropicali, in cui le vacche non riescono a dissipare il calore accumulato, mentre in alpeggio pesano soprattutto la mancanza di erba e la distanza dalle risorse idriche rispetto alle aree di pascolo.

Una parte degli allevamenti sta rivedendo il piano di alimentazione estiva, anche alla luce delle indicazioni riportate sui mangimi professionali per lo stress da caldo nelle bovine, con più attenzione a fibra digeribile, apporti energetici concentrati e integrazioni mirate per sostenere la funzionalità ruminale e ridurre il calo produttivo.

Come contenere gli effetti in allevamento

Le misure gestionali richiamate dagli esperti convergono su alcuni punti chiave per contenere gli effetti immediati dell’afa. Tra questi ricorrono disponibilità continua di acqua fresca, corretta ventilazione dei ricoveri, ombreggiamento delle aree di sosta e adattamento degli orari di mungitura e distribuzione dell’unifeed alle fasce più fresche della giornata.

Dove possibile vengono incrementate le superfici ombreggiate e l’uso di ventilatori, anche in combinazione con sistemi di bagnatura controllata, come descritto nelle azioni contro il caldo estremo in stalla adottate in varie aziende. In parallelo, la regolazione dei razionamenti tiene conto del minor appetito per evitare eccessi fermentescibili nelle ore più critiche e limitare il rischio di acidosi subclinica.

  • Gestione degli orari di mungitura e distribuzione dell’alimento nelle ore più fresche.
  • Controllo continuo dei sistemi di abbeverata per garantire portata e pulizia.
  • Ventilazione dei ricoveri e ombreggiamento delle aree più esposte al sole.
  • Aggiustamenti della razione per ridurre il rischio di acidosi subclinica.
  • Monitoraggio degli indici di stress da caldo con semplici rilevazioni di temperatura e umidità.

Il caldo di questa stagione si affianca a episodi recenti che hanno già mostrato come lo stress da caldo nelle bovine da latte possa incidere su produzione e fertilità, e come il monitoraggio dell’indice temperatura umidità in stalla aiuti a calibrare gli interventi giornalieri sugli animali e sulle strutture.