Confagricoltura: senza regole caos per le aziende con cavalli
Confagricoltura, Istat 2020, legge 205/2017: 27 mila aziende e 150 mila equini nel nodo tra Pac, fisco e riforma sport
Il cavallo continua a essere presente nelle aziende agricole italiane, tra allevamento, agriturismo e gestione del territorio, ma il suo inquadramento giuridico resta frammentato. Confagricoltura, la Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana, ha rilanciato la richiesta che il cavallo sia riconosciuto come risorsa agricola a tutti gli effetti, con regole chiare e coerenti lungo la filiera.
Il tema pesa in particolare per chi alleva equidi, integra il cavallo in azienda agrituristica o utilizza strutture e terreni aziendali per attività connesse. Tra proposte di legge che tendono a qualificare gli equidi come animali di affezione e norme sportive che separano il comparto equestre dal resto della zootecnia, il quadro normativo influenza classificazione fiscale, accesso alla Politica agricola comune e programmazione degli investimenti.
Cavallo in agricoltura
La posizione di Confagricoltura parte da un dato: il cavallo è inserito da tempo nelle attività delle imprese agricole, ma la normativa non offre un inquadramento complessivo univoco. L’organizzazione chiede che in Italia sia completato il percorso avviato per il riconoscimento del cavallo come risorsa agricola, individuando come prioritaria l’approvazione definitiva della proposta di legge sull’ippicoltura, ferma in Parlamento da circa tre anni, e una definizione stabile che distingua uso produttivo, turistico e sportivo.
Secondo l’associazione, l’assenza di regole coordinate crea incertezze sugli allevamenti equini a indirizzo agricolo e sulle attività connesse che coinvolgono cavalli in azienda. Confagricoltura richiama, sulla base dei dati del Censimento Istat 2020, circa 27 mila aziende agricole che allevano equini per circa 150 mila capi, mentre il settore complessivo interessa oggi circa 170 mila allevamenti per oltre 400 mila capi. Le richieste si inseriscono in un dibattito più ampio, che riguarda anche altre novità normative su cui le imprese stanno già misurando gli effetti, come la revisione obbligatoria dei trattori agricoli.
Chiarezza normativa in Italia e in Europa
Il riferimento specifico per gli equidi in agricoltura in Italia è contenuto nella legge 205/2017, che ha introdotto commi dedicati all’attività agricola con equidi. Queste disposizioni hanno riconosciuto il ruolo del cavallo in alcune forme di attività agricola, ma non hanno prodotto una cornice organica che copra allevamento, servizi agrituristici, gestione dei pascoli e utilizzo multifunzionale.
A questa base si somma il decreto legislativo 28 febbraio 2021 n. 36, che con la riforma dello sport ha definito in modo autonomo le attività sportive equestri. Si crea così un doppio binario, con il cavallo regolato come animale sportivo su un fronte e come componente produttiva su un altro, mentre a livello europeo il tema tocca la strategia zootecnica e gli obiettivi strategici della Politica agricola comune che ciascuno Stato membro è chiamato a declinare.
Nel frattempo alla Camera sono all’esame più proposte di legge che puntano a riconoscere gli equidi come animali di affezione e a rafforzarne la tutela. La XIII Commissione Agricoltura sta svolgendo un ciclo di audizioni informali sulle proposte di legge C.48, C.2187, C.2270 e C.2585 relative alla tutela degli equidi e al loro riconoscimento come animali di affezione, con l’obiettivo di raccogliere elementi utili alla redazione di un testo unificato, ma senza che al 1° luglio 2026 risulti formalmente conclusa la fase di audizioni. Questo passaggio si aggiunge a un contesto regolatorio in forte movimento, che interessa anche ambiti come l’uso dei droni per la distribuzione dei prodotti fitosanitari o le scelte europee su elettrico e meccanizzazione agricola.
Ricadute per le aziende agricole
Per le aziende agricole che allevano cavalli o ospitano attività con equidi, la distinzione tra cavallo agricolo, sportivo o d’affezione condiziona la qualificazione dell’attività, il regime fiscale applicato e l’accesso alle misure di sostegno. Una lettura univoca del cavallo come animale di affezione potrebbe avere effetti sulla possibilità di inquadrare l’allevamento equino all’interno dell’attività agricola principale o connessa.
Un’azienda agrituristica che integra percorsi a cavallo, ippoterapia o gestione di pascoli con equidi si trova al crocevia tra normativa agrituristica regionale, regole sullo sport e disciplina di tutela animale. In questo intreccio incidono anche le verifiche su aiuti, agevolazioni e classificazione dell’impresa, in un quadro dove molti operatori stanno già affrontando l’aggiornamento delle regole fiscali per le aziende agricole e nuovi obblighi su trasparenza salariale nei campi.
Un riconoscimento chiaro del cavallo come risorsa agricola a livello nazionale ed europeo inciderebbe quindi sulla progettazione degli investimenti, sulla partecipazione alle misure della Politica agricola comune e sulla stabilità dell’inquadramento agli occhi di fisco e autorità di controllo. La questione si colloca accanto ad altri dossier aperti per il settore, dal trattamento dell’usato agricolo e dei relativi margini di rivendita dei mezzi fino alla componente zootecnica inclusa nella nuova strategia europea per la zootecnia.
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