Florovivaismo italiano: costi in aumento e concorrenza sleale
Florovivaismo italiano: costi in aumento e concorrenza sleale a fronte di un fatturato che registrail suo massimo storico
Il settore florovivaistico italiano raggiunge il suo massimo valore storico, toccando quota 3,3 miliardi di euro, grazie soprattutto alla spinta dell’export, che nel 2024 chiuderà a 1,3 miliardi. Tuttavia, dietro a questi numeri record si nascondono difficoltà crescenti per le imprese del comparto.
Secondo il primo rapporto nazionale sul florovivaismo, realizzato dal centro studi Divulga e Ixe’ in collaborazione con Coldiretti e presentato alla fiera Myplant&Garden di Milano, il settore sta affrontando un aumento esponenziale dei costi che mette a rischio la sua redditività.
Costi alle stelle: energia e fertilizzanti in forte aumento
Negli ultimi cinque anni, le 19.000 imprese italiane del settore hanno visto lievitare il costo dei prodotti energetici dell’83%, mentre i fertilizzanti sono aumentati del 45%, a causa della stretta correlazione con l’andamento del comparto oil & gas.
Florovivaismo italiano: costi in aumento e concorrenza sleale
A questi rincari si aggiunge un aumento del 29% su altri input produttivi, come sementi e piantine, rendendo sempre più difficile per le aziende mantenere la propria competitività sul mercato.
L’Italia tra i big d’Europa, ma la concorrenza extra-UE pesa
L’Italia si conferma il terzo maggior produttore europeo di piante e fiori, con un mercato da 3,3 miliardi di euro, dietro solo ai Paesi Bassi (8,8 miliardi) e alla Spagna (3,9 miliardi).
Tuttavia, la maggiore preoccupazione per i florovivaisti italiani arriva dalla concorrenza sleale delle importazioni a basso costo da Paesi extra-UE. Coldiretti denuncia che molti prodotti importati non rispettano le stesse normative ambientali, fitosanitarie e di tutela dei lavoratori applicate in Europa, penalizzando il “verde” Made in Italy.
Il porto di Rotterdam e le triangolazioni commerciali
Secondo l’analisi di Divulga e Ixe’, il 72% delle importazioni europee di piante e fiori proviene ufficialmente dai Paesi Bassi, ma molte di queste merci arrivano in realtà da Paesi extra-UE come Cina, Kenya, Thailandia ed Ecuador.
Il porto di Rotterdam sarebbe il principale snodo di questa triangolazione commerciale, fungendo da “buco nero” nei controlli sulle merci in ingresso.
Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, sottolinea la necessità di affermare il principio di reciprocità nelle regole commerciali:
Senza un adeguato controllo sulle importazioni, il lavoro dei florovivaisti italiani rischia di essere vanificato, con conseguenze negative per l’economia locale e l’occupazione nel settore.
Cambiamenti climatici e calo della produzione
Oltre agli aumenti dei costi e alla concorrenza sleale, il settore deve fare i conti con i cambiamenti climatici. Nell’ultimo triennio, due aziende agricole su tre hanno subito danni causati da eventi climatici estremi come grandinate, trombe d’aria, alluvioni e siccità.
Questa combinazione di fattori ha portato a una contrazione della produzione: negli ultimi dieci anni, il volume di piante e fiori italiani è calato di oltre il 6%.
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