Mais giù del 35% e costi in volo, Assalzoo lancia l’allarme
Assalzoo, Massimo Zanin, Mar Nero: mais giù oltre il 35%, farina di soia +20%, gasolio a 2,37 euro
Il calo della produzione nazionale di mais supera il 35% nelle aree colpite da siccità e caldo estremo, e il prezzo del cereale è descritto in aumento da fine giugno. Assalzoo, l'associazione che riunisce i produttori di mangimi, ha lanciato l'allarme il 28 settembre 2026 su una convergenza di fattori che mette sotto pressione l'intera filiera zootecnica italiana.
Il presidente Massimo Zanin ha chiesto un confronto immediato con le istituzioni. Secondo Zanin questi fattori non possono essere considerati separatamente. Alla contrazione del raccolto si sommano rotte cerealicole internazionali più difficili, la prospettiva di ulteriori obblighi sulla soia e un rincaro energetico che si scarica su trasporti e produzione dei mangimi.
Assalzoo: il mais nazionale cala e peggiora la qualità
Il dato più critico riguarda la qualità del raccolto, oltre alla quantità. Nelle aree più colpite da siccità e temperature elevate la produzione italiana di mais crolla di oltre il 35%, un taglio che costringe molti impianti di mangimistica a ricorrere a partite di qualità inferiore o a maggiori importazioni. Il fenomeno non è isolato e si somma a un contesto europeo già compromesso.
Secondo le valutazioni disponibili i raccolti europei di mais mostrano un quadro in peggioramento rispetto alle attese iniziali, con riduzioni stimate significative rispetto alle prime previsioni stagionali. Questa contrazione su scala europea riduce i margini di manovra per compensare il deficit italiano con importazioni da paesi vicini. La filiera è quindi spinta a guardare a mercati più lontani e più esposti a tensioni geopolitiche. Anche la tendenza al rialzo dei prezzi di mais e grano registrata nelle ultime settimane conferma la pressione sulle scorte disponibili.
Importazioni di mais e soia, le rotte diventano più difficili
Il conflitto russo-ucraino continua a compromettere le rotte cerealicole del Mar Nero, storicamente strategiche per l'approvvigionamento europeo di mais e cereali foraggeri. A complicare il quadro si aggiunge il Regolamento (UE) 2023/1115 sulla deforestazione, che introduce obblighi di dovuta diligenza per materie prime come la soia lungo la filiera. Con il rinvio disposto nel 2025 l’entrata in piena applicazione per gli operatori è stata fissata al 30 dicembre 2025, con termini successivi per alcune piccole e medie imprese. Assalzoo ha chiesto una revisione del perimetro di applicazione alla soia, temendo colli di bottiglia negli approvvigionamenti proprio mentre la farina di estrazione di soia decorticata segna incrementi di prezzo superiori al 20%.
A questi vincoli logistici si somma il caro-energia. Il gasolio per autotrazione in Italia è passato da circa 1,89 a oltre 2,33 euro al litro tra inizio estate e metà settembre, con un incremento di poco superiore al 23% in meno di tre mesi. Nelle ultime rilevazioni di fine settembre i prezzi medi superano già tali livelli, attestandosi intorno a 2,37 euro al litro. Il movimento è trainato da un rialzo di circa il 25% del Brent dall'inizio di agosto. Per contoterzisti e mangimifici, che dipendono da trasporti su gomma per materie prime e prodotto finito, l'incidenza del gasolio sui costi logistici si somma direttamente al rincaro dei cereali. I margini della filiera zootecnica risultano così ulteriormente compressi. Questo quadro si inserisce nella più ampia crisi del gasolio agricolo legata al clima estremo già osservata nelle scorse settimane.
Zanin ha ribadito che la sicurezza degli approvvigionamenti deve tornare a essere una priorità strategica della politica agricola nazionale ed europea. La richiesta di Assalzoo riguarda un tavolo che affronti insieme rilancio della produzione cerealicola nazionale, accesso ai mercati internazionali, attuazione equilibrata dell'EUDR per la soia e contenimento degli extracosti energetici. La posizione viene espressa mentre i rialzi dei mangimi per l'alimentazione zootecnica si fanno sentire lungo tutta la catena di produzione, dagli allevamenti ai trasformatori. In parallelo cresce l'attenzione sulle strategie per contenere i costi dei mangimi nel 2026, che diventano un elemento centrale di gestione per chi opera nella filiera.
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