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Zespri investe: batteri alleati per ridurre il rame nel kiwi

Dal 2008 il Psa minaccia il kiwi in Nuova Zelanda: Zespri, John Innes Centre e Jacob Malone puntano sui batteri benefici

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

La Nuova Zelanda ha visto gran parte delle proprie coltivazioni di kiwi colpite dal cancro batterico dal 2008, quando Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa) si è diffusa negli impianti commerciali. Da allora il rame resta lo strumento principale di difesa, ma la sua efficacia si sta riducendo, e questo spiega perché Zespri abbia deciso di finanziare un dottorato dedicato e una collaborazione strutturata con il John Innes Centre britannico.

Il progetto punta su una strada diversa dalla chimica tradizionale: batteri benefici, naturalmente presenti sulla pianta di kiwi, capaci di contrastare l'agente patogeno. Per un settore in cui il kiwi rappresenta la voce principale dell'export ortofrutticolo neozelandese, la posta in gioco riguarda la tenuta stessa degli impianti nei prossimi anni.

Psa del kiwi, il progetto di biocontrollo promosso da Zespri

La collaborazione tra Zespri e il John Innes Centre è già operativa come programma di ricerca applicata, non ancora come prodotto commerciale. A guidare il gruppo di lavoro è Jacob Malone, che dirige un laboratorio specializzato nello studio delle malattie vegetali causate da specie del genere Pseudomonas, il medesimo genere batterico a cui appartiene l'agente della Psa.

Zespri e batteri benefici contro la Psa del kiwi
I sintomi del cancro batterico da Pseudomonas syringae pv. actinidiae su una pianta di kiwi: lesioni, disseccamenti e caratteristico essudato OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Il laboratorio ha già isolato e caratterizzato diversi ceppi batterici presenti naturalmente sulla pianta di kiwi, un passaggio preliminare indispensabile prima di poter selezionare i candidati più promettenti. L'obiettivo dichiarato è identificare ceppi di Pseudomonas in grado di esercitare un'azione antagonista sul patogeno, riducendo la dipendenza dai trattamenti rameici che stanno perdendo efficacia in campo.

Malone ha sintetizzato la posta in gioco con parole dirette: «Se non troviamo nuovi modi per trattare le piante di kiwi infette, la Nuova Zelanda rischia di perdere una quota enorme delle proprie esportazioni agricole». Il finanziamento del dottorato segnala l'intenzione di trasformare questa collaborazione in un rapporto di lungo periodo, non in un'iniziativa episodica legata a un singolo bando di ricerca.

I batteri benefici del genere Pseudomonas e la difesa biologica

Non tutte le specie di Pseudomonas sono nemiche del kiwi: diversi studi documentano interazioni sia benefiche sia soppressive tra ceppi diversi e il patogeno Psa nel germoplasma di Actinidia. Alcuni batteri della fillosfera, la superficie esterna della pianta dove vivono microrganismi di ogni tipo, mostrano inoltre resistenza al rame e un potenziale di biocontrollo che può fare da base per strategie meno dipendenti dai trattamenti rameici tradizionali.

Il meccanismo con cui questi batteri agiscono non è generico: la letteratura su patologie batteriche affini nei fruttiferi descrive produzione di sostanze antibatteriche, colonizzazione competitiva delle superfici vegetali e induzione di risposte di difesa nella pianta ospite. Sono processi già documentati anche in altre colture, come dimostra il caso di ceppi benefici capaci di ritardare la comparsa dei sintomi del cancro batterico del pomodoro.

Per chi gestisce impianti professionali di kiwi, la distinzione tra ricerca in corso e protocollo testabile in campo resta cruciale: al momento non esistono trattamenti commerciali basati su questi batteri, e i tempi di validazione agronomica dipendono dagli esiti della sperimentazione. Resta comunque utile monitorare gli sviluppi su strategie di difesa fitosanitaria per gli impianti di kiwi, un fronte su cui la pressione dei patogeni resta alta.

La transizione dalla chimica al biocontrollo non riguarda solo il kiwi: approcci simili basati su microrganismi benefici stanno prendendo piede anche su altre colture arboree, dalla gestione degli insetti utili nella difesa del vigneto alle resistenze genetiche contro i virus del pomodoro. In Italia settentrionale, dove sono stati isolati ceppi di Psa con elevata diversità genetica e virulenza variabile, la necessità di soluzioni complementari al rame appare altrettanto concreta che in Nuova Zelanda.