Droni agricoli e irrorazione: a che punto siamo nel 2025?
Droni agricoli e irrorazione: a che punto siamo nel 2025? La promessa di un impiego per la fitofarmaceutica e la realtà normativa
Sempre più agricoltori e operatori del settore vorrebbero adottare i droni per i trattamenti fitosanitari. Eppure, nonostante tecnologie mature e risultati promettenti dalle prime sperimentazioni sul campo, il loro utilizzo in Italia resta fortemente limitato da una cornice normativa complessa e spesso anacronistica.
I droni, in agricoltura, non servono solo per mappature e analisi. La vera rivoluzione è nell’irrorazione aerea di agrofarmaci, un’attività che potrebbe migliorare tempi, costi e sicurezza. Ma c’è un grande “però”.
Il principale ostacolo è la Direttiva 2009/128/CE, che vieta in linea generale l’irrorazione aerea
Un divieto europeo che pesa ancora
Il principale ostacolo è la Direttiva 2009/128/CE, che vieta in linea generale l’irrorazione aerea, ammettendo solo deroghe concesse dagli Stati membri. Questa normativa è nata in un’epoca in cui i droni agricoli non esistevano nemmeno come concetto, e infatti non vengono esplicitamente menzionati.
Solo nel 2017 l’UE ha chiarito che anche i droni rientrano nel divieto, e nel 2019 ha consentito sperimentazioni... ma senza aggiornare la direttiva. Il risultato? Ogni operazione deve passare attraverso complesse procedure burocratiche, e ogni Paese ha margini di interpretazione.
In Italia, il recepimento della direttiva è avvenuto con il Dlgs 150/2012, che ha istituito il Piano d’Azione Nazionale (PAN)
Il caso italiano: tra ritardi e sperimentazioni
In Italia, il recepimento della direttiva è avvenuto con il Dlgs 150/2012, che ha istituito il Piano d’Azione Nazionale (PAN). Questo prevede anch’esso deroghe, ma con una procedura poco snella.
Infatti, per richiedere un’autorizzazione all’uso del drone, bisogna presentare domanda almeno tre mesi prima; la Regione ha poi trenta giorni per inoltrarla al Ministero della Salute, che ha novanta giorni per rispondere. A tutto ciò si aggiunge il parere dei Comuni e l’obbligo di comunicazione pubblica.
Il PAN del 2014 è scaduto nel 2019 e non è mai stato aggiornato formalmente, nonostante una proposta di legge del 2021 sia ancora in attesa di esame.
Le Regioni che ci stanno provando
Nonostante il quadro complesso, alcune Regioni si sono mosse in modo autonomo. La Lombardia ha avviato i primi test nel 2022, seguita da Emilia-Romagna, Toscana e Liguria.
La svolta è arrivata durante l’emergenza alluvionale in Emilia-Romagna nel 2023. L’impossibilità di accedere ai campi ha giustificato una deroga straordinaria all’uso dei droni, con risultati positivi: meno deriva, maggiore sicurezza per gli operatori e rapidità d’intervento.
Droni agricoli per l'irrorazione: nonostante il quadro complesso, alcune Regioni si sono mosse in modo autonomo
Sulla base di questi esiti, il Ministero della Salute ha rinnovato le autorizzazioni anche per il 2025, ampliando le colture coinvolte come cipolla, pomodoro e vite. Anche la Lombardia ha ricevuto il via libera per nuovi test in Valtellina e Lomellina.
Sfide tecniche: autonomia, quota e precisione
Dal punto di vista tecnologico, i droni possono già trasportare serbatoi da 40 litri, ma l’autonomia è limitata a circa 7–10 minuti a pieno carico. Aumentare la capacità significa più peso, quindi servono batterie più potenti, ma ciò compromette la stabilità del volo e riduce ulteriormente la durata operativa.
Anche l’altezza di volo rappresenta una criticità: una quota più elevata consente una copertura maggiore, ma aumenta anche la deriva del prodotto irrorato. Inoltre, in ambienti complessi come i vigneti in pendenza, i radar dei droni faticano a mantenere la quota costante programmata, compromettendo la precisione del trattamento.
Le regole ENAC e l’enigma degli agrofarmaci
Per operare legalmente con i droni in ambito agricolo, è necessario rispettare le disposizioni dell’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile). Chi vuole utilizzare questi strumenti deve conseguire un’abilitazione al volo specifica, registrarsi sulla piattaforma D-Flight, stipulare un’assicurazione RC, e, nel caso di droni con peso superiore a 25 kg, ottenere un’autorizzazione speciale per operazioni specializzate.
Per legge, l’uso aereo di fitofarmaci è consentito solo se l’etichetta ne prevede espressamente l’impiego con mezzi aerei
A complicare ulteriormente le cose c’è la normativa sui prodotti fitosanitari. Per legge, l’uso aereo di questi prodotti è consentito solo se l’etichetta ne prevede espressamente l’impiego con mezzi aerei. Ad oggi, però, nessun agrofarmaco in commercio è registrato per l’applicazione via drone, rendendo di fatto impossibile qualsiasi uso legale al di fuori delle attività sperimentali. L’unica eccezione riguarda i biostimolanti, che sono attualmente l’unica categoria autorizzata.
Un potenziale ancora bloccato
I vantaggi dell’irrorazione con droni sono evidenti: rapidità d’intervento, efficienza operativa e maggiore sicurezza per gli operatori. Le sperimentazioni regionali confermano questo potenziale. Tuttavia, la normativa resta il principale ostacolo.
Per sbloccare davvero questa innovazione servirebbe un cambio di passo legislativo, con aggiornamento della direttiva europea, semplificazione degli iter autorizzativi italiani e registrazione di agrofarmaci compatibili con l’uso aereo tramite drone.
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