Microinnesto kiwi, sequestro da 145mila piante finisce in nulla
Quasi 145mila piante, Friuli Venezia Giulia, Tribunale di Trieste, Castelfidardo: il microinnesto del kiwi finisce senza contraffazione
Quasi 145mila piantine di kiwi sono state sequestrate in Friuli Venezia Giulia nel 2023, quando un ufficiale giudiziario e alcuni consulenti tecnici sono entrati nelle serre di tre aziende della regione. Secondo gli atti di causa, il provvedimento è collegato a una controversia su un brevetto di microinnesto delle piante di kiwi avviata da un’azienda di Castelfidardo.
Le tre aziende friulane coinvolte svolgevano compiti diversi nella filiera: dalla produzione del materiale di propagazione alla coltivazione in campo. Il sequestro ha bloccato per mesi lo stock. Nel frattempo, secondo la ricostruzione difensiva, una consulenza tecnica disposta dal Tribunale aveva già escluso la contraffazione del brevetto. Questo elemento è indicato come decisivo per l’esito finale della vicenda.
Sequestro nelle serre friulane: che cosa è successo
L’ingresso nelle serre friulane è avvenuto in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Trieste nel 2023, che aveva disposto sequestro e ritiro dal commercio delle piante contestate. La cifra, quasi 145mila esemplari, dà la misura dell’impatto operativo su tre aziende che lavoravano materiale di propagazione del kiwi per la vendita a vivaisti e coltivatori.
Dietro il numero c’è una tracciabilità che ha richiesto verifiche puntuali: ogni lotto di piantine andava ricondotto alla tecnica di innesto utilizzata, per stabilire se rientrasse o meno nel perimetro del brevetto conteso. L’azienda di Castelfidardo ha inoltre richiesto una penale di 10mila euro al giorno per i ritardi nel ritiro delle piante. La richiesta segnala quanto la controversia si sia giocata anche sui tempi di esecuzione, non solo sul piano tecnico.
Brevetto di microinnesto del kiwi, il nodo della controversia
Il cuore del contenzioso è un brevetto che copre una specifica tecnica di microinnesto applicata alla propagazione del kiwi. Sul piano tecnico, la questione decisiva era stabilire se il metodo usato dalle aziende friulane replicasse la procedura rivendicata dal titolare del brevetto o se si trattasse di una tecnica distinta, sviluppata autonomamente lungo la filiera vivaistica regionale.
Secondo quanto riferito dalle parti coinvolte, il procedimento davanti al Tribunale delle Imprese di Ancona si è chiuso senza accertare una contraffazione a carico delle aziende friulane. La lettura degli esiti del giudizio e della consulenza tecnica resta però affidata agli atti del processo, che non sono integralmente accessibili in banche dati pubbliche.
Per chi opera nel vivaismo del kiwi, l’episodio mostra quanto la tracciabilità del materiale di propagazione certificato sia oggi un terreno di scontro legale prima ancora che tecnico. La stessa tensione tra titolarità dei diritti di proprietà intellettuale e libertà di coltivazione ricorre in altri fronti della filiera, come la stretta sulla varietà Hayward in Grecia durante la raccolta.
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