Siccità in Piemonte: perdite fino al 70% per le aziende?
Piemonte, Po, Coldiretti: severità alta e piogge -55%; mais, soia e riso a rischio, perdite fino al 50-70%
In molte aziende agricole piemontesi le bocchette degli irrigatori girano a vuoto: i canali sono in magra, i pozzi faticano a pescare, il Po e i suoi affluenti viaggiano su portate minime. Con la dichiarazione dello stato di emergenza regionale per crisi idrica, la siccità in Piemonte non è più una fase passeggera, ma una condizione strutturale che mette sotto pressione risaie, mais, soia e prati stabili.
L’Autorità di bacino del Po ha portato tutto il Distretto in “severità alta”, mentre Coldiretti parla di agricoltura in ginocchio e denuncia fiumi con bollino rosso, falde in calo e necessità di irrigare ogni dieci giorni invece che ogni quindici. Per chi coltiva, la priorità diventa salvare le rese e contenere i costi, tra irrigazioni supplementari, carburante agricolo e strumenti di sostegno messi in campo da Regione e Pac.
La crisi idrica in Piemonte mette sotto pressione aziende agricole, sistemi irrigui e principali colture del Distretto del Po.
Siccità in Piemonte, emergenza e severità alta
La Giunta regionale del Piemonte ha deliberato lo stato di emergenza per crisi idrica e incendi boschivi dopo mesi di piogge in forte deficit, con una riduzione delle precipitazioni attorno al 55% nell’ultimo trimestre e oltre 70 comuni serviti da autobotti. Il quadro è peggiorato al punto da spingere numerosi sindaci a emettere più di 100 ordinanze di limitazione dei consumi idrici civili.
Parallelamente, l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po ha classificato l’intero Distretto in condizione di severità alta per siccità, con portate dei corsi d’acqua ai minimi storici e deficit fino al 75% sul Po. L’indice sintetico di siccità indica criticità marcate nel bacino del Tanaro, della Scrivia e del Po a monte della Dora Baltea, aree dove si concentrano molte colture irrigue e risaie.
Impatto su riso, mais, soia e prati stabili
Nel comunicato sull’emergenza, la Regione segnala che la scarsità d’acqua arriva nel momento peggiore per le colture estensive: mais e soia sono nelle fasi critiche del ciclo e il riso è in piena fioritura, con fabbisogno idrico massimo. Qui un’irrigazione saltata o ridotta può tradursi in cali di resa importanti, soprattutto dove la disponibilità di turni d’acqua è incerta o i canali non garantiscono portata costante.
Coldiretti, richiamata da organi di stampa, parla di necessità di irrigare mais e soia ogni dieci giorni invece che ogni quindici, pena perdite di produttività che possono arrivare al 50–70% nei campi non irrigati. Nei girasoli, in particolare in provincia di Alessandria, alcune testimonianze indicano rese anche ridotte a un terzo. Per chi gestisce mais, soia o riso, si innestano così sia un tema di rese sia un aumento dei costi irrigui e del gasolio.
Misure per le aziende tra carburante e anticipi Pac
Per far fronte ai maggiori turni irrigui, la Regione Piemonte ha annunciato un’assegnazione straordinaria di carburante agricolo agevolato pari al 70% della quota ordinaria per l’irrigazione, misura chiesta dalle organizzazioni agricole. L’aumento riguarda tutte le colture irrigabili e in particolare le risaie, e potrà essere utilizzato fino a fine campagna irrigua per alimentare pompe, motori ausiliari e gruppi elettrogeni destinati all’acqua.
Accanto al gasolio, la Regione ha annunciato l’erogazione di anticipi Pagamenti diretti della Politica agricola comune a circa 25.500 aziende agricole piemontesi ai primi di agosto, per un importo complessivo di decine di milioni di euro. Per molte realtà, questi anticipi Pac rappresentano liquidità immediata per coprire spese di irrigazione, energia e noleggio di attrezzature, in un contesto di costi già in crescita per caldo estremo e crisi dei carburanti.
Il tema dei costi di gasolio e della loro interazione con ondate di calore e irrigazione intensiva è stato già messo in luce nei ragionamenti su crisi del gasolio agricolo e clima estremo e sugli effetti del caldo estremo sui raccolti, che in Piemonte vengono ora accentuati dalla siccità.
Irrigazione in emergenza, scelte operative per le imprese
La combinazione tra deficit di precipitazioni, livelli bassi dei fiumi e restrizioni idriche rende necessario ripensare la gestione dell’irrigazione, sia per i singoli imprenditori agricoli sia per i consorzi. In molte zone del Distretto del Po le aziende si trovano a dover concentrare l’acqua sui terreni con maggiore risposta produttiva, posticipando o riducendo i turni su appezzamenti marginali, o valutando anticipo o rinvio di trinciatura e raccolta.
Se un’azienda dispone di mais in asciutta e mais irrigato, ad esempio, conviene concentrare le risorse idriche sul secondo, dove ogni turno aggiuntivo preserva quintali di granella, come già discusso nelle analisi su irrigazione del mais e adattamento climatico. Per chi opera lungo il Po, le informazioni raccolte durante la fase di magre eccezionali del Po a giugno 2026 aiutano a valutare meglio dove i prelievi restano possibili e dove invece conviene attivare soluzioni alternative.
La scelta delle colture per le prossime semine si inserisce in questo quadro di emergenza strutturale, come emerge da molte analisi sulla relazione tra clima estremo e danni in agricoltura e dalle discussioni sulle politiche europee su agricoltura e siccità. Se l’accesso a turni d’acqua affidabili non è garantito, chi gestisce l’azienda dovrà valutare con attenzione quote di riso e mais idroesigenti rispetto a colture meno assetate o a investimenti in infrastrutture irrigue più efficienti.
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