Vinitaly 2026: viticoltura italiana surplus da 55,9mln di hL
Al Vinitaly emerge la tensione dei viticoltori italiani: giacenze record, dazi Usa, trasporti aerei in crisi e nodo surplus in Ue
Il Vinitaly di Verona ha restituito quest'anno un'istantanea fedele dello stato di salute della viticoltura italiana: un settore da 14 miliardi di fatturato annuo, fortemente orientato all'export, che affronta con crescente preoccupazione un'incertezza internazionale senza precedenti.
Dazi americani, difficoltà nei trasporti aerei, mercati esteri in evoluzione e — soprattutto — un eccesso di giacenze che pesa sulla tenuta economica delle aziende vitivinicole.
Il dato che preoccupa: 55,9 milioni di ettolitri in cantina
Il numero che ha dominato il dibattito al Tavolo di filiera è quello di Cantina Italia: al 31 marzo 2026 le giacenze di vino nel nostro Paese ammontano a 55,9 milioni di ettolitri. Un volume superiore all'intera produzione di una vendemmia media, che fotografa con chiarezza lo squilibrio tra offerta e domanda che sta comprimendo i prezzi e i margini dei produttori.
Cantina Italia al 31 marzo 2026: 55,9 milioni di ettolitri in giacenza, oltre l'intera produzione di una vendemmia media
I surplus produttivi non riguardano solo l'Italia e vanno affrontati con misure anti-crisi a livello europeo, da finanziare senza intaccare i fondi OCM diretti a sostenere la competitività delle imprese,
ha dichiarato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.
Una posizione condivisa da Lamberto Frescobaldi, presidente dell'Unione Italiana Vini:
Il tavolo di filiera dovrebbe definire un pacchetto di proposte concrete, con interventi come la riduzione delle rese e il blocco temporaneo delle autorizzazioni all'impianto. Siamo convinti che si debba adattare al più presto la produzione alla domanda.
La risposta del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida è stata netta:
Sono contrario all'idea di impiegare risorse pubbliche per tagliare la produzione. Sono le regole del mercato.
Una posizione che lascia aperto il confronto con le organizzazioni di categoria, convinte invece che senza un intervento coordinato a livello europeo il problema dei surplus rischi di aggravarsi ulteriormente.
L'incertezza internazionale pesa sui vignaioli
Al Vinitaly si è percepita con chiarezza la tensione di un mondo produttivo abituato a operare su scala globale, oggi alle prese con variabili difficilmente controllabili. Le difficoltà nei trasporti aerei hanno già limitato gli arrivi di visitatori stranieri in fiera, con ricadute dirette sul volume di incontri commerciali.
Ma il problema si estende ben oltre la settimana veronese.contante preoccupazioni, soprattutto verso il mercato Usa, saturo di incertezze che pesano sulle decisioni di investimento, sulla pianificazione delle vendemmie e sulla gestione delle scorte.
Confagricoltura e UIV chiedono misure Ue: riduzione delle rese e blocco temporaneo delle autorizzazioni all'impianto
La promozione istituzionale funziona, ma non basta
Sul fronte positivo, al Tavolo di filiera sono stati illustrati i risultati della campagna di promozione istituzionale varata dal ministero dell'Agricoltura, che ha ricevuto valutazioni positive da parte degli operatori.
Una campagna che ha dato ottimi risultati,
ha commentato Piero Mastroberardino, vicepresidente di Federvini e coordinatore del tavolo, aggiungendo soddisfazione per l'annuncio di una seconda fase della campagna da parte del ministro Lollobrigida.
Coldiretti e Filiera Italia hanno apprezzato le semplificazioni sui fondi per la promozione, chiedendo però misure più strutturali per accompagnare le imprese nella fase attuale. Il presidente di CIA-Agricoltori Italiani Cristiano Fini ha sottolineato la necessità di campagne dedicate per aprire nuovi mercati e di un sostegno strutturale all'enoturismo come leva di sviluppo per le aree rurali viticole.
Trasporti aerei in crisi e dazi Usa: i vignaioli italiani partono per i mercati esteri senza certezze sul rientro
Il credito d'imposta sul gasolio: un segnale, non una soluzione
Nel quadro degli strumenti a disposizione dei viticoltori, il recente credito d'imposta del 20% sul gasolio agricolo introdotto nell'ultimo decreto accise rappresenta un sostegno concreto per la gestione dei costi in vigneto — dalla lavorazione del terreno alle vendemmiatrici meccaniche — ma non affronta i nodi strutturali che preoccupano maggiormente gli operatori del settore vitivinicolo.
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