Diserbo e trattamenti sottofila vite 2026 a basso impatto
Scegliere strategie e attrezzature di diserbo e gestione sottofila in vigneto nel rispetto di limiti normativi e obiettivi aziendali
Il 2026 porta con sé un quadro normativo più stretto sugli erbicidi, pressioni crescenti dai mercati e protocolli locali sempre più restrittivi in molte aree viticole di pregio. Per i viticoltori italiani, ripensare la gestione del sottofila non è più un'opzione: è una necessità strategica.
Ma il rischio è affrontare il cambiamento in modo frammentato — sostituendo un prodotto con un altro, o aggiungendo un passaggio meccanico senza ridisegnare il sistema. La vera sfida è integrare diserbo, lavorazioni del suolo e trattamenti fitosanitari in una logica coerente, calibrata sul vigneto reale e sugli obiettivi dell'azienda.
Limiti 2026 all’uso di diserbanti in vigneto e cosa significa per i viticoltori
La cornice regolatoria europea sulle sostanze attive, compresi gli erbicidi utilizzati in vigneto, è in continua revisione e condiziona le scelte di diserbo sottofila. Il rinnovo e la ridefinizione delle condizioni di approvazione di alcune molecole, come nel caso della sostanza attiva Penthiopyrad richiamata dal regolamento di esecuzione (UE) 2025/2027, confermano un orientamento verso controlli più stringenti e valutazioni periodiche delle sostanze impiegate anche nei programmi di difesa integrata.
Il sottofila ripensato. Gestire le infestanti nel 2026 significa scegliere un obiettivo preciso — suolo nudo, copertura controllata o inerbimento — prima ancora di scegliere l'attrezzo o il prodotto.
Per il viticoltore questo significa pianificare con anticipo scenari di sostituzione o riduzione di principi attivi critici.
Un altro tassello è rappresentato dal dibattito sugli erbicidi ad ampio spettro, tra cui il glifosato, che resta uno dei prodotti più diffusi per il controllo delle infestanti. L’Agenzia europea per le sostanze chimiche descrive il glifosato come sostanza oggetto di riesame della classificazione di pericolo nel quadro del processo di rinnovo dell’approvazione, segnale di un’attenzione regolatoria che può tradursi in ulteriori condizioni d’uso o restrizioni nel medio periodo.
È quindi prudente impostare il diserbo sottofila in modo da non dipendere da un’unica molecola, integrando da subito soluzioni meccaniche e agronomiche.
A livello locale, protocolli territoriali e regolamenti comunali possono introdurre ulteriori limiti all’uso di diserbanti del sottofila, soprattutto in aree collinari di pregio paesaggistico o ad alta vocazione turistica.
Un esempio è il richiamo all’uso più responsabile dei diserbanti del sottofila e alla tutela del paesaggio e della salute pubblica riportato dal Comune di Miane nell’ambito di un protocollo tra più amministrazioni del comprensorio collinare del Prosecco. In scenari analoghi, il viticoltore deve verificare attentamente eventuali prescrizioni locali su fasce di rispetto, prodotti ammessi e modalità applicative.
Se l’azienda opera in un contesto dove si prevede un irrigidimento delle regole, allora conviene leggere i limiti normativi non solo come vincolo ma come leva per riprogettare il sistema di gestione delle infestanti. Questo comporta, ad esempio, riconsiderare la larghezza delle fasce diserbate, il numero di passaggi annui, la possibilità di alternare annate con gestione meccanica prevalente e annate con supporto chimico mirato, sempre in coerenza con i disciplinari di produzione integrata o biologica adottati.
Come combinare diserbo meccanico, lavorazioni mirate e riduzione degli erbicidi
La combinazione tra diserbo meccanico e riduzione degli erbicidi richiede una progettazione agronomica precisa, non una semplice sostituzione prodotto-macchina. Il punto di partenza è definire l’obiettivo: mantenere il sottofila completamente nudo, accettare una copertura parziale controllata o puntare a inerbimenti gestiti.
Meccanica e chimica: non alternative, ma sistema. Lame interceppo, sarchiatrici e diserbo mirato possono convivere in un programma stagionale coerente, purché le lavorazioni siano adattate alle condizioni reali del suolo e non replicate a calendario fisso.
Ogni obiettivo implica una diversa intensità di lavorazioni, un diverso rischio di erosione e una diversa interazione con la fertilità del suolo. In un vigneto collinare sensibile all’erosione, ad esempio, un eccesso di lavorazioni aggressive sottofila può risultare più dannoso di un diserbo chimico mirato e ben gestito.
Per strutturare un programma integrato è utile ragionare per fasi operative, valutando in ciascuna fase quale combinazione di mezzi meccanici e chimici sia più coerente con gli obiettivi aziendali. La tabella seguente sintetizza un possibile schema di lavoro, da adattare al contesto pedoclimatico e al sistema di allevamento:
| Fase | Cosa verificare | Obiettivo |
|---|---|---|
| Pre-germogliamento | Stato del cotico, compattazione, residui colturali | Impostare il livello di copertura iniziale e la profondità di eventuali lavorazioni |
| Accrescimento vegetativo | Competizione idrica e nutrizionale, presenza di specie perenni | Limitare la competizione senza stressare le viti né il suolo |
| Pre-vendemmia | Accessibilità dei filari, rischio di risospensione polveri | Garantire transitabilità e pulizia controllata del sottofila |
| Post-vendemmia | Ricaccio delle infestanti, erosione potenziale | Stabilizzare il suolo e preparare il vigneto alla stagione successiva |
Un errore frequente è usare gli attrezzi meccanici con la stessa logica “a calendario” del diserbo chimico, senza adattare profondità, velocità e numero di passaggi alle condizioni reali del suolo. Se il terreno è umido e strutturalmente fragile, allora un passaggio con lama interceppo o fresa sottofila può causare compattamenti e zollosità che favoriscono il ritorno di infestanti problematiche.
Viceversa, in condizioni asciutte e con suolo ben strutturato, una lavorazione superficiale mirata può ridurre in modo significativo la pressione delle infestanti, permettendo di limitare o evitare l’uso di erbicidi in quella fase.
Attrezzature giuste per ogni vigneto. Pendenza, sesto d'impianto e irregolarità dei ceppi determinano la scelta tra testate a dischi, spazzole o sistemi a dita elastiche: la precisione dell'organo di lavoro vale quanto il numero di passaggi risparmiati.
Per chi sta ripensando il vigneto in chiave di riduzione degli input chimici, può essere utile valutare anche attrezzature premiate o segnalate in contesti dimostrativi dedicati alla viticoltura, dove vengono messi a confronto sistemi di gestione del sottofila innovativi. Un esempio è la panoramica di mezzi e soluzioni tecniche presentate in occasione di eventi specializzati, come riportato nella rassegna su mezzi premiati per la viticoltura, utile per orientarsi tra tecnologie emergenti e criteri di scelta.
Attrezzature per il controllo delle infestanti tra e sotto i filari
La scelta delle attrezzature per il controllo delle infestanti in vigneto deve partire da alcuni parametri chiave: sesto d’impianto, sistema di allevamento, pendenza, tipo di suolo, disponibilità di potenza e idraulica del trattore. In un vigneto pianeggiante con filari larghi e pali regolari, ad esempio, l’impiego di sarchiatrici interfilari con elementi di guida automatica e organi di lavoro regolabili può garantire un controllo efficace delle infestanti tra le file, riducendo il numero di passaggi e migliorando la precisione rispetto a soluzioni più semplici.
Per il sottofila, il ventaglio di soluzioni comprende lame interceppo, testate a dischi, spazzole, coltivatori a dita elastiche e sistemi combinati che integrano più organi di lavoro. La scelta dipende anche dalla sensibilità dell’apparato radicale superficiale della vite e dalla presenza di ostacoli (pali, gocciolatori, ceppi vecchi). Se il vigneto presenta ceppi irregolari o pali non allineati, allora è preferibile orientarsi su attrezzature con sensori di contatto o sistemi di guida che riducano il rischio di danneggiamento, anche a costo di una velocità operativa inferiore.
Un riferimento utile per valutare soluzioni di sarchiatura e gestione meccanica delle infestanti è l’evoluzione delle sarchiatrici e degli organi elastici dedicati alle colture in filare, che trovano applicazione anche in viticoltura. Le novità su sarchiatrici meccaniche e sistemi a molle o dita elastiche, come illustrato nella panoramica sulle sarchiatrici meccaniche di ultima generazione, offrono spunti per configurare cantieri di lavoro più versatili, capaci di operare sia tra le file sia in prossimità del sottofila con regolazioni rapide.
Nel caso di aziende che puntano a una forte riduzione degli erbicidi, la combinazione di attrezzature diverse sullo stesso telaio portato o trainato può rappresentare un vantaggio operativo. Ad esempio, un cantiere che integra dischi aprisolco, elementi sarchianti e testate interceppo consente di modulare l’intensità di intervento in funzione dello sviluppo delle infestanti e della sensibilità del vigneto.
Documentare la riduzione degli input chimici e l'adozione di protocolli locali responsabili può diventare un elemento comunicabile sui mercati più sensibili alla sostenibilità del vino.
La scelta va però sempre rapportata alla capacità di regolazione e manutenzione interna: se il personale non è formato per tarare correttamente gli organi di lavoro, allora è preferibile una soluzione più semplice ma stabile nel tempo.
Integrare gestione del sottofila, trattamenti fitosanitari e sostenibilità aziendale
L’integrazione tra gestione del sottofila e trattamenti fitosanitari richiede una visione di sistema, in cui diserbo, difesa e sostenibilità aziendale siano allineati. La revisione periodica delle sostanze attive utilizzate in difesa, come richiamato dal regolamento di esecuzione (UE) 2025/2027 per il Penthiopyrad, suggerisce di progettare programmi di trattamento che tengano conto non solo dell’efficacia fitosanitaria ma anche della compatibilità con le strategie di riduzione degli input chimici complessivi in vigneto. Questo vale sia per gli erbicidi sia per i fungicidi e gli insetticidi impiegati nei diversi stadi fenologici.
Un aspetto operativo spesso sottovalutato è la sincronizzazione tra passaggi di diserbo meccanico o chimico e trattamenti fitosanitari. Se il cantiere di lavoro è organizzato in modo da combinare, quando possibile, interventi sul sottofila e trattamenti fogliari con lo stesso passaggio del trattore, allora si riducono consumi di carburante, compattamento del suolo e tempi di lavoro. Questo richiede però una pianificazione accurata delle finestre operative e l’uso di attrezzature compatibili con la distribuzione di prodotti fitosanitari, eventualmente supportate da sistemi di agricoltura di precisione e controllo elettronico.
La digitalizzazione della viticoltura offre strumenti per monitorare e ottimizzare sia il diserbo sia i trattamenti, ad esempio tramite sensori, centraline di controllo e sistemi di dosaggio variabile. Soluzioni di viticoltura smart, come quelle sviluppate da costruttori specializzati in elettronica per l’irrorazione e la gestione delle macchine, consentono di integrare dati su volumi distribuiti, velocità di avanzamento e condizioni ambientali, migliorando la tracciabilità e l’efficienza degli interventi. Un esempio di questo approccio è illustrato nelle applicazioni di viticoltura smart e controllo elettronico, che mostrano come l’elettronica possa supportare decisioni più mirate anche sul fronte del diserbo.
Se l’azienda punta a certificazioni ambientali o a rafforzare il posizionamento del vino su mercati sensibili alla sostenibilità, allora la gestione del sottofila diventa un elemento comunicabile della strategia aziendale.
In questo scenario, può essere utile documentare con precisione le superfici gestite meccanicamente, le riduzioni di input chimici ottenute e l’adozione di protocolli locali che promuovono un uso responsabile dei diserbanti, come quelli richiamati da amministrazioni comunali in aree viticole di pregio. Integrare questi dati con sistemi di monitoraggio e con una scelta oculata delle attrezzature permette di trasformare il ripensamento del diserbo in un vantaggio competitivo concreto.
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